Il 7 novembre di quarantacinque anni fa Monzon metteva ko i sogni degli italiani

350px-Nino_Benvenuti_vs_Carlos_MonzonIl 2 luglio del 1970 l’annuncio ufficiale.

Il mondiale dei pesi medi si sarebbe svolto al Palazzo dello Sport di Roma il 7 novembre di quello stesso anno.

Allo sfidante, che era numero 9 del Wbc (all’epoca non aveva classifiche proprie, ma si rifaceva a quelle della rivista The Ring) e numero 6 della Wba, sarebbe andata una borsa di 16.000 dollari.

Un mese di allenamento al Luna Park di Buenos Aires, due settimane a Roma.

Monzon era arrivato in Italia scortato da un piccolo clan e solo grazie all’aiuto di amici argentini che avevano anticipato, grazie a una colletta, i 150.000 pesos del viaggio. Determinante il contributo dell’editore di un piccolo giornale per ragazzi (si chiamava D’Artagnan, il giornale non l’editore) che gli aveva versato 250.000 pesos solo per vedere il nome del settimanale scritto sulla maglietta d’allenamento.

Incollata davanti alla televisione, una signora ferrarese aveva visto lo sbarco a Roma dello sfidante mondiale. Augusta Duran aveva subito chiamato il marito che era in ritiro a Imola, in preparazione all’europeo contro Tom Bogs.

«Cosa c’è?» le aveva chiesto Carlos.

«Ho visto in tv quell’argentino, quello che deve fare con Nino. Ha una faccia che non mi piace. Ha la faccia di uno che si porta a casa il mondiale».

carlos_monzon-553Monzon si era allenato alla Palestra del Flaminio, quella in cui il boss indiscusso era Capo Repetto. Un ligure trapiantato a Roma che nascondeva sotto un paio di baffoni bianchi una grande ironia. Carlo, questo il nome di battesimo, era capace di leggere nella testa dei pugili che si presentavano nella bella palestra che gestiva con grandi capacità. Insegnante d’altri tempi, inamorato della boxe nella versione nobile arte.

Sul quadrato del Flaminio, Monzon si muoveva come una pantera. A gestirne la parte atletica era “il professore”. Patricio Russo, origini campane, piccolino, tarchiato, stempiato e con una testa tonda che sembrava una biglia.

Amilcar Brusa era la guida tecnica.

Una seduta di sparring lento, candenzato, quasi un tango figurato con Josè Menno. Poi, roba più dura con Mario Romersi.

Monzon era entrato di prepotenza nel mondo della grande boxe. Era arrivato senza che si sapesse molto di lui e si era preso tutto. Aveva mandato al tappeto l’eroe di casa e subito dopo aver tirato il colpo, si era girato tornando verso l’angolo. Sulle labbra, per una frazione di secondo, era apparso qualcosa di assai simile a un sorriso.

Non aveva sentito il bisogno di vedere gli effetti provocati da quel diretto destro. Gli era parsa una cosa inutile. Sapeva già che la storia, per quella notte, sarebbe finita lì. Piangeva la gente a bordo ring, piangevano gli innamorati di Nino lassù nel terzo anello del Palazzone all’Eur. C’era amore nei confronti di Benvenuti.

Quell’indio, che sembrava essere uscito dal nulla, era venuto a rubare un sentimento che non gli era mai appartenuto. Da quel giorno tutti avevamo imparato il nome del giustiziere dei nostri sogni. Carlos Monzon detto Escopeta.
Alto, magro, braccia lunghe e muscoli tirati aveva piazzato due ganci, aveva allungato il sinistro per prendere la mira e poi aveva tirato giù la mannaia. Il destro che aveva chiuso il conto era stato terribile, un colpo degno del professionista della violenza.
Bevenuti giù al suo angolo, con la testa fra le mani, aveva il volto della disperazione.

Piangevano i quindicimila del Palazzone romano, lacrime di rabbia per la sconfitta di un amore.
Quando Nino combatteva la gente combatteva con lui. Quando attaccava creavano un’unica gigantesca onda che si muoveva per accompagnare quell’attacco. Quando si difendeva, sembrava che volessero salire tutti sul ring per proteggerlo dagli assalti del nemico. Adesso era giù, knock out. E quell’indio giustiziere non si fermava neanche a guardare. Scagliato il destro devastante, si era girato ed era andato via.

Il lavoro era finito.

(estratto dal libro “Monzon, il professionista della violenza” di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

sportdoc

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