Malignaggi è a Milano. Mi ha detto: L’europeo sarà il sigillo della mia italianità

koverPaul Malignaggi ha 34 anni e un record di 33-7. È stato campione del mondo Ibf dei superleggeri e Wba dei welter sconfiggendo Vyacheslav Senchenko fino a quel momento imbattuto dopo 32 math. Figlio di genitori siciliani, ha vissuto la sua gioventù a Bensonhurst, Brooklyn, New York. Sabato disputerà per la prima volta un incontro in Italia. Combatterà al Teatro Principe di Milano contro l’ungherese Lazslo Fazekas (27-21-1) in un match che sarà trasmesso qualche giorno dopo da Sportitalia.
Malignaggi è arrivato stasera, mercoledì 23 settembre, a Milano (rifinirà la preparazione alla Opi Gym, foto sotto). L’ho intervistato. È un bel personaggio, non lo scopro certo oggi. Un pugile spettacolare, uno che ha a cuore le emozioni dei tifosi. Leggete cosa mi ha detto.

Paul, bentornato in Italia. Hai fatto buon viaggio?

“A parte il fatto che mi hanno perso le valige, direi di sì”.

Che effetto ti fa questo tuo debutto in Italia?

“Sono orgoglioso di combattere qui. Anche se il match è a Milano e io mi sento uomo del sud, sarò felice di esibirmi su una piazza così importante”.

Hai bei ricordi del nostro Paese?

“Ci sono venuto spesso, anche recentemente. Ho passato a Siracusa il mese di agosto. Mamma è di lì, papà invece è di Palazzolo. Visito spesso i miei parenti”.

opiE cosa ti ha conquistato della Sicilia?

“Il mare e, purtroppo, il cibo”.

Purtroppo?

“Sono goloso. Cannoli e arancini mi piacciono tanto. E quando torno negli Stati Uniti sono sempre qualche chilo sopra il limite consentito…”

Vieni da Marbella. Ti sei allenato lì?

“Sì, sono arrivato venerdì per assuefarmi al fuso orario. Sono con il mio team: Salvatore Scalora, Anthony Catanzaro, Orlando Carrasquillo. Anche se non è un match per il titolo ci tengo a fare bella figura”.

Hai combattuto il primo di agosto contro Danny Garcia. Non ti sembra un po’ presto tornare sul ring?

“Alla mia età devo combattere con maggiore frequenza. Non posso permettermi lunghe pause, rischierei di perdere il ritmo”.

Cosa ti senti di promettere alla gente che verrà a vederti?

“Vorrei offrire un grande spettacolo. Voglio fare un bel match per fare capire a tutti quanto mi senta orgoglioso di essere italiano. Mi piace essere un campione sul ring e anche fuori. Vincere in questa occasione mi sembra un obiettivo minore. Devo regalare emozioni”.

Ti senti orgoglioso di essere italiano, quindi al titolo europeo tieni molto?

“Lo vedo come un occasione per mettere il sigillo sulla questione. Io sono italiano da parte di genitori, ma anche da parte di nonni. Parlo italiano, amo questo Paese. L’europeo sarebbe un modo meraviglioso per dire al mondo quanto sia felice di avere conquistato un titolo così importante da italiano”.

Conosci Gianluca Branco, l’hai visto combattere?

“L’ho visto dal vivo due volte. Contro Miguel Cotto e contro Arturo Gatti. È uno tosto, uno che sa farsi rispettare. Ha qualità. Anche se quei due match li ha persi, ha dimostrato di essere un campione. Sarebbe un bel match”.

Cambiamo un attimo discorso. Pensi che il ritiro di Floyd Mayweather jr sia definitivo?

“Fossi nei suoi panni continuerei a combattere. Ha ricevuto molte offerte. Il prossimo anno l’MGM Grand aprirà un’altra Arena a Las Vegas che sarà il doppio di quella attuale e vorrebbe inaugurarla proprio con un match di Mayweather. Gli farà un’offerta talmente alta che sarebbe folle rinunciare”.

Torniamo al titolo europeo. Che sensazione ti dà il pensiero di poterlo disputare?

“Mi emoziona. Sarà un’esperienza speciale, qualcosa che mi farà provare le stesse sensazioni di un mondiale. Perché, anche se a livello assoluto vale di meno, ha attorno degli aspetti speciali. Mi servirà a sentirmi ancora più italiano”.

paulie-malignaggi-shadow-boxes-onnbsp10-9-in-bro-1144Quale è il tuo ricordo più bello di tanti anni di pugilato?

“Ce ne sono tanti. Il primo titolo da dilettante, il debutto da professionista: una notte splendida, indimenticabile. Ho avuto la fortuna di vivere molte esperienze forti, molti momenti emozionanti. Anche se alla fine i mondiali sono quelli che ricordo con maggiore affetto”.

Sei cresciuto in una zona difficile di New York, cosa ricordi di quei giorni?

“A quei tempi Brooklyn era piena di problemi, molti di più di quanti non ne abbia adesso. Ero un ragazzo vivace, così i miei genitori hanno pensato di farmi scaricare tutta questa voglia di menare le mani in una palestra. È stato mio nonno, Umberto Vinci, ad accompagnarmi. I parenti di sicuro non pensavano che alla fine sarei diventato un pugile. Volevano solo togliermi dai guai”.

La boxe ti è piaciuta al primo impatto?

“Sì. È stata la prima volta nella vita che ho temuto di perdere qualcosa. Fino a quel momento non mi spaventavo di niente, perché non ero legato a nulla. Il pugilato mi ha conquistato subito e non volevo perderlo per nessuna ragione al mondo”.

E tu piacevi al pugilato?

“Non era facile capirne i meccanismi. Ma proprio per questo mi sono attaccato ancora di più. Sono fatto così. Se una cosa mi piace ed è difficile, io mi accanisco e mi impegno fino a quando non riesco a farla. Sono una testa dura. All’inizio prendevo botte, ma andavo avanti. Non ho mai pensato di finirla lì”.

Dopo il match, torni subito negli Stati Uniti?

“Ho degli impegni televisivi, faccio il commentatore. Ma porto sempre nel cuore la Sicilia. E conto di tornarci presto”.

Appuntamento dunque a sabato. Cosa vedremo?

“Un grande spettacolo”.

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