Pryor vs Arguello, che storia! Una pistola, una bottiglia misteriosa e due grandi campioni

Aaron Pryor (left) v. Alexis Arguello in a November 1982 title fight in Miami's Orange Bowl. Credit: Tony Triolo SetNumber: X27659

Un signore bussa allo spogliatoio di Alexis Arguello.
Nessuno risponde.
L’uomo cerca di sfondare la porta, nella mano destra ha una pistola.
Qualcuno urla.
Dentro è il caos. La sicurezza prende di peso il nicaraguense e lo nasconde nel vano doccia, poi si pone a scudo per proteggerlo.
Uno spettatore si lancia sull’aggressore, lo butta a terra, lo disarma.
Arriva la polizia che lo arresta.
È il 12 novembre 1982, siamo nella pancia dell’Orange Bowl di Miami, Florida.
Tra poco più di un’ora comincerà il mondiale Wba dei superleggeri.
Arguello (74-6, 62 ko) è già stato campione dei piuma, superpiuma e leggeri. Mai nessuno ha ancora conquistato la corona in quattro differenti categorie.
L’avversario è tosto. È uno duro.
Aaron Pryor ha sempre vinto, 31-0 e 29 ko così recita il suo record.
Il centroamericano è gentile, elegante. Media e popolo della boxe lo amano. L’altro è egocentrico, ha un atteggiamento intimidatorio che non piace ai giornalisti che non gli regalano la copertura che il suo talento meriterebbe.

È una sfida giocata su ritmi altissimi, fin dal primo round. Arguello aspetta e replica, non ha fretta.
“Non devo colpirlo molte volte in ogni round, mi basta essere sicuro che ogni volta che lo colpisco gli faccia male”.
Pryor è invece sempre a caccia del colpo risolutore. Ogni pugno che tira lo fa con l’intenzione di chiudere l’incontro. Ha tanta rabbia dentro.
Il combattimento è a fasi alterne. Ma costantemente condotto su livelli di grande pugilato.
Una volta l’uno, una volta l’altro sembrano in grandi difficoltà. Poi, miracolosamente, recuperano e riprendono a lottare con lo stesso spirito di sempre.
Nel tredicesimo round Arguello scuote Pryor, lo colpisce con un colpo che sembra definitivo. Lo statunitense è in difficoltà anche se risulta in vantaggio su due dei tre cartellini dei giudici a bordo ring.

Nell’intervallo si entra in un clima di cospirazione, di sospetti, dubbi, voci di doping e truffa.
All’angolo di Pryor il manager si dà da fare.
Tutti sanno che Panama Lewis non si fa molti scrupoli.
“Dammi la bottiglia” dice all’uomo delle ferite e quello prende la stessa che hanno usato fino a quel momento per dissetare il campione.
“No, non quella. Quella che ho mischiato io”.

angolofalco
La bottiglia arriva dall’altro lato, lui invita Pryor a bere. Poi gli fa annusare due, tre volte qualcosa che lo scuote.
In tanti diranno che in quella bottiglia del mistero
c’era una sostanza proibita che ha aiutato l’uomo di Cincinnati a recuperare.
I sospetti saranno avvalorati dal mancato esame antidoping a fine match, al punto che la Wba ordinerà la ripetizione dell’incontro in tempi brevi.
Lo saranno ancora di più quando Panama Lewis sarà coinvolto nello scandalo del match tra Luis Resto e Billy Collins jr.*
In quell’occasione il manager ha rimosso la metà dell’imbottitura di crine di cavallo (così si usava all’epoca) dei guantoni del suo pugile. In aggiunta, fatto scoperto in seguito a una tardiva testimonianza di Resto, il bendaggio è stato bagnato con una polvere che serviva per indurirlo. Il risultato è stato agghiacciante. Sul ring il portoricano del Bronx colpiva come se avesse due mattoni al posto delle mani.
Pryor torna a centro ring e sembra avere recuperato.
Dopo 1:06 della quattordicesima ripresa vince per kot.
Si chiude così tra sospetti e misteri uno dei più entusiasmanti incontri che il pugilato abbia mai proposto.
Il dopo boxe non è sereno per nessuno dei due grandi campioni.

falco
Aaron Pryor, il Falco, finisce travolto dalla droga. Arriva a pesare 35 chili, un’ombra in cui nessuno può riconoscere il fenomeno di un tempo. Poi, lentamente, recupera. Si disintossica, abbraccia la fede, diventa diacono della New Friendship Baptist Church e mette in guardia i giovani dai pericoli che può rappresentare l’uso della droga.
Vive a Cincinnati con la moglie Frankie e i loro quattro figli: Aaron jr, Stephan, Antwan ed Elisabeth. I primi due hanno scelto di seguire la strada del padre. A loro finora la boxe non ha regalato le stesse gioie.
Alexis Arguello entra in politica e viene eletto sindaco di Managua, la capitale del Nicaragua. L’1 luglio 2009 è trovato morto, ucciso da un colpo di pistola al cuore. Inizialmente si parla di suicidio, poi nascono moltissimi dubbi e ancora oggi il mistero non è chiarito.

* https://dartortorromeo.com/2014/05/01/una-tragedia-americana-2/

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