Bowe, ha battuto Holyfield per il mondiale, ora vende pollo fritto ad Harlem

kover

West 116th Street, all’incrocio con Frederick Douglas Boulevard ad Harlem.
È il luogo dove il New York Times lo ha scovato, in uno strano posto a mezza via tra il ristorante e la rosticceria, pollo fritto e succhi di frutta fresca, di cui è proprietario assieme al suo manager Ashley Khan. Lui è spesso lì. Firma autografi sui menu, posa per qualche foto, tira jab all’aria per la gioia dei clienti.
Quell’omone che sfiora i due metri me lo ricordo bene.
Ho visto Riddick Bowe per la prima volta a Brownsville, Brooklyn, New York, nel lontano 1987. Eravamo nella pizzeria a taglio di Basilio Falcinelli: ex sassofonista jazz e fratello di Franco, all’epoca allenatore della nazionale.
NAPOLI PIZZA
Era la scritta incastrata tra vecchi palazzi e case diroccate in Livonia Avenue. Le finestre degli edifici attorno erano quasi tutte spaccate, le porte bruciate.
L’omone arrivato con una tuta almeno due taglie più grande della sua.

facicone
Parlava, parlava, parlava. E sorrideva. Ma già allora, quando era ancora giovane e forte, quell’allegria mi sembrava solo una corazza indossata per nascondere una profonda insicurezza. La sua era una faccia da clown triste. Eppure mi aveva dipinto il futuro solo in rosa.
Avrebbe vinto l’oro a Seul ’88, poi sarebbe passato professionista e sarebbe diventato campione del mondo.
C’era andato vicino. Argento olimpico, sconfitto da Lennox Lewis in finale, e cintura mondiale dopo avere battuto in uno splendido match Evander Holyfield al Thomas&Mack Center di Las Vegas. Una grande prestazione che gli aveva permesso di diventare il re dei massimi (nel video sotto l’incredibile decimo round).
L’avevo applaudito, per poi rivederlo a Roma.

Una visita dal Papa, una foto sotto il Colosseo, un articolo, un arrivederci.

L’ultima volta che ho parlato con lui è stato a inizio novembre del 1993. Aveva appena perso un’incredibile rivincita contro Evander Holyfield. Il match si era svolto al Caesars Palace. Durante il settimo round un giovanotto, tale James Miller, era planato sul ring trascinato dal suo parapendio a motore. Sarebbe voluto atterrare sul tappeto, invece si era incagliato tra le corde. In prima fila a bordo ring c’era Judy Bowe che all’epoca era in attesa del terzo figlio. Si era spaventata e aveva cominciato a urlare. Gli uomini della sicurezza avevano riempito di pugni l’allegro Miller fino a metterlo ko. Era stato portato fuori in barella. Il match era ripreso dopo un’interruzione di oltre venti minuti.
Poi avevo perso le tracce dirette del gigante di Brownsville, stessa zona di Mike Tyson, con il peso costantemente oltre i 110 chili, con la battuta sempre pronta e la risata contagiosa.

NYT
Il New York Times dice che in carriera ha guadagnato 80 milioni di dollari, che quando si è ritirato ne aveva ancora 15 in banca. Ma aggiunge che se ne erano andati tutti in casa, macchine, pellicce e diamanti.
Dopo la bancarotta e un divorzio dispendioso la vita aveva assunto un aspetto diverso dai giorni della gloria.
Si era ritirato nel 1996, era rientrato nel 2004. Tre match, poi l’abbandono definitivo.
Si era arruolato nei marine e tre giorni dopo aveva chiesto il congedo.
Era stato denunciato per avere picchiato la sorella.
Nel febbraio del ’98 aveva rapito la moglie Judy e i loro cinque bambini. Li aveva minacciati con un coltello, aveva ammanettato lei e portato tutti da Charlotte a Washington. Era stato arrestato. Rischiava una pena da 18 a 24 mesi. Alla fine ne aveva scontati 17.

benvenuti
È stato per due volte campione del mondo dei pesi massimi, ha conquistato il titolo unificato, è stato classificato da autorevoli fonti tra i migliori 25 massimi di tutti i tempi, ha perso una sola volta in 44 match, vincendo 33 volte per ko. È recentemente entrato nella Hall of Fame (sopra una foto di quel giorno, assieme a Nino Benvenuti). Un grande nella categoria più prestigiosa.
È scivolato via lentamente non solo dai giornali, ma anche dalla serenità della vita.
Lui nega. E al Times dice di essere ancora proprietario di tre case: una a New York, le altre nel New Jersey e in Florida.
Eppure nel 2005 ha presentato istanza di fallimento esibendo passività per 4,1 milioni. Nel 2009 tirava avanti vendendo per poche decine di dollari foto e guantoni autografati.

Big Daddy” Riddick Bowe, looking none too pleased at the WBC’s decision to take away his title.  February 1993

Ha provato a fare soldi anche con la Muay Thai. Il 14 giugno del 2013 ha combattuto a Pattaya e ha perso per fuori combattimento al secondo round contro Levgen Golovin. Pesava  165 chili! Ha guadagnato, sembra, 150.000 dollari e per qualche giorno non è stato neppure in grado di camminare.

Gli avevano fatto qualche domanda.
“Ehi Riddick, come va il tuo cervello?”
Decisamente meglio del tuo”.
“Ma hai la voce impastata, parli a fatica”.
Non è vero che ho la voce impastata, il fatto è che parlo in corsivo”.
Big Daddy il gusto della battuta non l’ha mai perso.
Il ring era il suo palcoscenico. Ora si esibisce in un ristorante/rosticceria di Harlem.
Il giornalista Alex Vadokul del New York Times chiude la storia con due paragrafi che a me sono sembrati poetici.
“William Ponder, che aveva indicato il signor Bowe alla figlia con entusiasmo, ha detto che quella del pugile è una storia dura: Il problema è che le persone sono giudicate solo dai loro fallimenti. Guardiamo solo a ciò che è andato storto. Ma il signor Bowe è un vincitore. E il suo pollo è buono“.

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2 Comments Add yours

  1. William says:

    Conoscevo Bowe come pugile ma no sapevo cosa avesse fatto dopo il suo ritiro.
    Trovo che sia una gran bella storia ed il finale con il virgolettato del giornalista del NY Times è splendido.
    Grazie per l’articolo.

    1. grazie a lei per le belle parole

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