Paris, un ciociaro a Santo Domingo. Strappa i pugili alle inondazioni e li allena in carcere…

pitbullneroeacevedo1

A La Ciénaga le case si inseguono sino sulla sponda del fiume.

Un vecchio letto, due sedie rotte, un pavimento sporco. Le pareti ma anche il tetto sono di lamiera e zinco. Ci sono dodicimila abitazioni laggiù, ospitano settantamila anime in pochi metri quadri. E quando il rio Ozama, il fiume che scorre per 148 chilometri prima di tuffarsi nel Mar dei Caraibi, si ingrossa per le pioggie tutto diventa (se possibile) ancora più difficile. L’acqua entra ovunque, distrugge ogni cosa. Immondizia e vecchi mobili navigano a pelo d’acqua rendendo lo scenario squallido e triste.

Le zanzare abbondano, sono ospiti fisse del quartiere. L’acqua sporca non aiuta certo a tenerle lontane. In tavola il cibo è scarso. Riso e fagioli quasi sempre, se è giorno di festa a volte si trova anche un pezzo di carne.

La gente lotta ogni giorno per vivere a La Ciénaga (sopra un video di Roman Fabian, da YouTube), pochi minuti dal centro di Santo Domingo. Tante madri giovani e sole. Famiglie numerose. Uomini che cercano qualsiasi strada pur di tirarsi fuori dalla condanna della povertà a vita.

Vengono da quelle strade i pugili della Boxe Karibe, una palestra posta al crocevia di zone malfamate. Lì, al centro del problema.

Il pugilato potrebbe essere, ancora una volta, la chiave per uscire dalla violenza, dalle tragedie e dalla povertà.

presidente

La nostra storia ci porta nella Repubblica Dominicana (sopra, il secondo da sinistra è Franklin Nunez, presidente della Federboxe locale) dove un cinquantenne di Frosinone sta cercando il grande colpo nello sport che ha sempre amato.

Quando era ancora in Ciociaria aveva già segnato a suo modo le vicende della boxe di casa nostra.

Dheni Benedict Paris gestiva una palestra, organizzava riunioni e teneva in piedi la carriera di suo figlio Sven, azzurro ai Giochi di Sydney e professionista che ha chiuso con un record di trentuno vittorie e sei sconfitte.

Adesso i pugili di Dheni si chiamano Alfredo Ramirez (a destra nella foto sotto il titolo, Paris al centro e Acevedo a sinistra), Donny Garcia e Marco Antonio Acevedo. Poi ci sono Gname e Bryan, ma di loro parlerò più avanti.

Alfredo Ramirez ha debuttato solo quest’anno al professionismo. Due incontri, altrettante vittorie. Boxa da gallo, è stato nazionale dominicano. Poi la tragedia è entrata nella sua vita dando l’impressione di non volersene più andare.

pitbul

Il maestro è stato ucciso durante una rapina, mentre era in moto assieme alle due figlie. Alfredo ha lasciato tutto, è scappato dalla palestra e ha scelta la strada come casa e posto di lavoro. È entrato in un brutto giro. Corpo e faccia si sono ricoperti di cicatrici e la famiglia ha temuto di averlo perso per sempre.

Un giorno la mamma e il nonno si sono presentate da Paris e l’hanno convinto a prendersi cura del ragazzo. Ma Ramirez (sopra in allenamento nella Palestra Wilfredo Rivera, all’interno del carcere La Victoria) è un tipo difficile. Quando Dheni è andato per tre settimane in Italia, lui è scomparso. Si è fatto rivedere solo due giorni dopo che il maestro era tornato, ma il coach non ha voluto più saperne. A convincerlo a concedere una seconda opportunità sono stati ancora una volta la mamma e il nonno di Alfredo.

Ora il ragazzo sembra marci bene, si è tolto dai guai e frequenta la palestra. Tra due incontri disputerà il titolo nazionale.

È una furia. Lo chiamano Pit Bull, attacca e non perdona. Su di lui sono pronto a scommettere” dice il maestro e manager Dheni Benedict Paris.

prepacevedodentrocarcere

Marco Antonio Acevedo (sopra in allenamento con Paris all’interno del carcere) è soprannominato El Hombre Negro de La Ciénaga. Lui lì c’è nato e vissuto. È di casa in un quartiere dove anche la polizia ci pensa due volte prima di intervenire. Compirà 22 anni a fine mese e ha già conquistato il titolo WBF dei pesi piuma. Ha battuto ai punti in 12 riprese Josè Anibal Cruz in un match in cui il supervisore era un altro italiano, Matteo Fratini.

Dheni ha visto Acevedo combattere da dilettante e ha deciso di tentare l’avventura.

Aveva difficoltà a fare un pasto al giorno. L’ho preso con me, gli ho assicurato cibo e allenamento. Ha firmato nel dicembre 2013 e in quell’occasione gli ho pronosticato un futuro da campione. Adesso ha un record di nove vittorie e un titolo in tasca” Paris è orgoglioso di questa scommessa.

don1

Donny Garcia (sopra al centro) boxa da supergallo, è campione nazionale ed è forse il più talentuoso del gruppo. Sedici vittorie e una sconfitta (split decision). Ma è anche il meno gestibile.

L’ho trovato per tre volte in dieci giorni a bere a notte fonda in una discoteca. L’ho sospeso per un anno. A dicembre vedremo cosa fare. La disciplina è importante nella boxe e nella vita. Devono capirlo se vogliono fare carriera” il maestro sembra deluso.

bryanvinceko

Dicevo di Gname e Bryan (sopra una sua vittoria per ko in carcere). Qui comincia la seconda parte della storia, forse la più intrigante. I due pugili sono anche due detenuti. Stanno scontando una pena rispettivamente di cinque e otto anni nel penitenziario de La Victoria, che ha ricevuto critiche spietate anche in un recente passato.

Detenuti che dormono in terra a meno che non siano disposti a pagare 1500 pesos al mese, che bevono acqua sporca a meno di non comprare delle bottigliette di minerale. Pagano anche per le medicine e per andare in bagno. Con i soldi, dicono i rapporti fatti da politici italiani in visita al penitenziario per controllare le condizioni di salute di tre nostri connazionali, si può sopravvivere decentemente. Senza è solo sofferenza.

Dentro quell’inferno è da poco stata inaugurata, alla presenza di Felix Trinidad, una palestra. L’ha fortemente voluta il presidente della federazione Franklin Nunez. È stata costruita con fondi da lui trovati e la collaborazione di manager/organizzatori locali tra cui Dheni Benedict Paris.

Lì dentro Gname ha esordito al professionismo, due match e altrettante vittorie da superpiuma. Bryan era già prò, ma da quando c’è la palestra ha vinto tre incontri. In carcere entrambi per rapina, usciranno tra tre anni.

Dheni vorrebbe firmare un accordo con entrambi, ma potrà farlo solo attraverso il procuratore Rivera. Gli stranieri infatti non possono gestire attività organizzative. La Boxe Karibe è affidata a Katherine Castro, la compagna di Paris (foto sotto, da sinistra: Freddy Cruz, Marco Antonio Acevedo, Dheni Benedict Paris e Katherine Castro).

cruzacevedopariscompagna1

Se la cosa andrà in porto, il maestro si recherà ogni giorno in prigione per allenare i suoi due pugili.

Dentro il carcere si organizzano riunioni. Tutti i match di Gname e Bryan sono stati disputati lì, davanti a una folla di duemilacinquecento detenuti che urlavano il nome dei loro compagni. La popolazione carceraria è di circa novemila persone, ma per ragioni di sicurezza il numero degli spettatori è limitato.

In una zona in cui trovare lavoro è estremamente difficile e la criminalità sembra essere l’occupazione principale, il pugilato svolge ancora una volta una funzione sociale. Le borse non sono alte per il resto del mondo, ma 400/500 dollari per un collaudatore, 800/1.000 per un fighter di medio livello rappresentano un modo per portare il pane a casa senza essere costretti a scegliere strade da cui spesso non si riesce più a uscire.

Advertisements