La Gazzetta, Di Luisa, la Kostner, il diritto al lavoro e le figuracce…

Bute-DiLuisa-fight

Ho letto con sorpresa un articolo sul sito della Gazzetta dello Sport.

Già dal titolo si capiva il tono del servizio: “Figuraccia di Di Luisa”.

Ho visto il match di Montreal da bordo ring e ho scritto: “Io dico che a vedere queste quattro riprese mi è sembrato che le probabilità della famosa sorpresa annunciata da Andrea fossero più consistenti di quanto si potesse pensare. Bute mi è apparso lontano parente di quello dei tempi d’oro. Purtroppo la tensione per la grande occasione, il fatto di dovere combattere in un ambiente infuocato, contro ogni pronostico e con un pugile dal passato importante hanno condizionato Di Luisa togliendogli un po’ di quella serenità di cui avrebbe avuto bisogno”.

C’è modo e modo di raccontare una realtà.

C’è da chiedersi perché la Gazza abbia usato un linguaggio così offensivo.

A parte le contraddizioni (“il padre allenatore Michele ha lanciato giustamente l’asciugamani” e poche righe dopo “Al di là della discussa opportunità di lanciare l’asciugamani“, a Roma un mio amico avrebbe detto “Ahò, facce pace co’ ‘st’asciugamani”) c’è per l’intero articolo una sorta di condanna al massimo della pena.

gazz

Dice il giornalista “gli italiani quando combattono in America si fanno sopraffare dall’emozione e a casa riportano solo una buona borsa. Ne vale la pena?“.

Certo che ne vale la pena, se fai il pugile di professione.

Noi giornalisti siamo pagati anche quando scriviamo un brutto pezzo, quando lo facciamo controvoglia, quando sentiamo lo stress per l’importanza dell’evento. Perché per gli altri professionisti dovrebbe essere diverso?

L’emozione va messa nel conto, l’hanno patita anche i grandi dello sport.

Gli elementi importanti da tenere in considerazione erano altri se si voleva affondare il coltello.

Di Luisa si è tirato indietro?
È scappato senza affrontare la battaglia?

Poiché la risposta a entrambi i quesiti era ed è “no”, il fatto non sussiste e le parole di condanna al pubblico ludibrio potevano esser evitate.

Ha perso perché l’altro era più bravo. Succede. E che Bute gli fosse superiore non l’abbiamo scoperto certo sabato notte.

kostner

Mi chiedo perché solo pochi giorni fa sullo stesso giornale si sia difesa con tanto ardore Carolina Kostner che, nonostante la squalifica inflittale dal Coni si è esibita sul ghiaccio.

La rosea ha tirato in ballo il diritto al lavoro.

E per Di Luisa il diritto al lavoro non esiste?

Carolina Kostner ha subito squalifica per avere coperto un atleta (che era anche il suo fidanzato) che si dopava. La Procura antidoping del Coni le ha imposto 16 mesi di sospensione. Questo è il solo riferimento da prendere in considerazione, il resto sono grandi arrampicate sugli specchi.

Eppure la Gazzetta ha scritto così:

Queste sono le regole e in quanto tali andrebbero rispettate. Ma proprio qui sta il punto. Anche ammesso che l’ex campionessa abbia commesso un “reato”, si è di fronte a un vero e proprio accanimento, quasi a una discriminazione“.

Per la Kostner vale la pena di rischiare una brutta scivolata. Per Di Luisa nessun avvocato a difesa, la condanna è totale per un “reato” che non è mai stato commesso.

Forse perché è un pugile e nessuno si spenderà in sua difesa davanti a queste parole, nè un manager, né un amico?

Forse la figuraccia non l’ha fatta Di Luisa…

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