Tre ragazze d’argento e una Pellegrini da sballo realizzano un sogno

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La forza dello sport è nelle emozioni che riesce a trasmettere.

Sono andato a cercare nel mio archivio qualche aggancio con la passione che ho provato guardando in tv la finale della 4×200 sl femminile ai Mondiali di Kazan. Cercavo uno spunto, un nome, un episodio da associare alla scarica di adrenalina che ho provato guardando quattro ragazze sfidare il mondo e centrare l’argento.

Alice Mizzau, Erica Musso e Chiara Masini Luccetti erano state brave, tenaci, coraggiose. Avevano assolto al compito che era stato loro affidato. Poi è entrava in vasca lei.

Sfogliando nell’album dei ricordi, ho trovato quello che cercavo. Il racconto della finale europea di Berlino nell’agosto di un anno fa. Mi sembra che, con qualche piccolo ritocco, calzi alla perfezione.
La grandezza di Federica Pellegrini non sta nel fatto di avere toccato per seconda la piastra nell’ultima frazione della 4×200 sl, ma nell’aver pensato di poterlo fare. Se non si capisce la differenza non possiamo comunicare. Parliamo due linguaggi differenti.

L’idea era ambiziosa, un tantino folle. Per quanto potessero andare lente la svedese, la cinese e la britannica, recuperare su tre rivali sembrava davvero dura. E invece lei ha inseguito un sogno, ha capito che c’erano le condizioni per scardinare la serratura. E ci ha provato.
Percezione, intuito, capacità di esecuzione.
Eccola qui la spiegazione del perché questa impresa abbia esaltato me e tante altre persone. Al di là dei riscontri conometrici, del calo delle altre. È la magia dell’atleta che segue l’istinto e riesce a trasformare un’idea in realtà.

epa04873054 Federica Pellegrini of Italy celebrates after the Women's 200m Freestyle final during the FINA Swimming World Championships at Kazan arena in Kazan, Russia, 5 August 2015.  EPA/VALDRIN XHEMAJ

Lo sport è fatto di momenti magici. Ne abbiamo vissuto uno tutti assieme.
Federica Pellegrini è sempre più unica. È la più grande nuotatrice italiana di tutti i tempi (uomini e donne). Ha realizzato cose che nessuno ha saputo fare. Troppo breve il regno di Domenico Fioravanti e dei suoi due ori nella stessa Olimpiade, meno esaltante a livello di mondiali e record quello di Massimiliano Rosolino.
Tutto il resto viene dopo di lei. E forse sarebbe il caso di ampliare il discorso all’intero sport italiano, senza confinarlo nel recinto del nuoto.
Non è “un personaggio”. È una fuoriclasse assoluta, una rarità nel mondo del nostro sport. E non solo. Dura da undici anni e ha vinto tutto: italiani, europei, mondiali, Olimpiade. In vasca corta e lunga. Ha realizzato primati del mondo.
L’unica colpa che ha, mi si perdoni il paradosso, è quella di avere una personalità spiccata, di godere la vita come ogni giovane della sua età, di non nascondersi né agli obiettivi nè tantomeno ai giornalisti. Meno male, datecene altre tre e il nuoto italiano entrerà nel sangue di tutti.

Ultima nota. La finale della staffetta mondiale potrebbe e forse sarà analizzata cronometro in mano. La mia chiave di lettura è diversa.

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Tre anni fa ho visto a Parigi giocare in doppio John McEnroe e Adriano Panatta. Quando l’americano caricava come una molla il servizio mi emozionavo. Quando vedevo Adriano fare punto con un paio di veroniche mi emozionavo. Eppure era solo una partita di vecchie glorie al Roland Garros, il gesto atletico era praticato a velocità ridotta. Ma era la magia di quei colpi, le immagini fantasiose che evocavano, la gioia del gioco fine a se stesso che mi emozionavano.
Sono infatti convinto che la spinta che rende lo sport universalmente popolare nasca dalla passione.
Non vergognatevi di un’emozione.
Tutto il resto è noia.