Storia di Tania e dei Cagnotto. Acrobati senza paura

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Tania ha riportato in Italia un oro mondiale nei tuffi quarant’anni dopo Dibiasi. Qualche tempo fa avevo chiesto al papà Giorgio di parlarmi della sua famiglia. E lui aveva messo assieme la magica storia dei Cagnotto, un gruppo di acrobati senza paura.

Giogio Cagnotto aveva otto anni quando si esibiva a “Le Panteraie” di Montecatini Terme assieme allo zio materno Lino Quattrin. Si tuffavano vestiti da clown, erano i protagonisti di uno spettacolo comico che aveva come colonna sonora la voce roca di Fred Buscaglione.

Diventato grande, Giorgio se ne andava in giro per il Nord Europa.

Poteva anche essere estate, ma da quelle parti faceva comunque freddo. E le gare erano all’aperto. Una volta a Norkoepping, in Svezia, c’erano nove gradi e gli spogliatoi erano lontani più di un chilometro. Avevano rischiato di rimanere congelati.

Un’altra volta a Litvìnov, quando era ancora Cecoslovacchia, la piscina era al centro di un enorme prato. I giudici si erano coperti con gli impermiabili e indossavano quasi tutti i guanti. Loro erano lì in costume a tuffarsi nell’acqua gelida.

Dopo ogni avventura Giorgio guardava l’amico Klaus e gli diceva che dovevano proprio essere un bel branco di matti per mettersi in quelle situazioni.

L’amicizia con Dibiasi era di lunga data. Cagnotto dice, scherzando, che hanno dormito più insieme loro due che con le rispettive mogli.

Erano nemici in gara, grandissimi amici fuori. Mai uno screzio, anche se Giorgio ogni tanto lo prendeva in giro. Perché Klaus era uno a cui sembrava dovesse andare tutto bene. Si tuffava avendo costantemente dei punti di riferimento. In un giorno di cielo sereno se lui si augurava che arrivasse una nuvola per aiutarlo, state certi che quella si presentava puntuale.

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Ci scherzava su Cagnotto, ma ha sempre riconosciuto che Dibiasi era un fenomeno assoluto precisanto che chi non l’avesse ammesso avrebbe sicuramente mentito.

Lo chiamano tutti Giorgio, ma sui documenti è scritto Franco. Lui pensa ci sia stata un’incomprensione tra il padrino e la mamma al momento della registrazione all’anagrafe. Non sa bene cosa sia accaduto, ma sa che quel nome sugli atti ufficiali gli ha creato spesso dei problemi.

Lo sport ai tempi di papà Cagnotto era meno nevrotico di oggi, l’atmosfera era meno stressante. Ma ieri come oggi capitava ai tuffatori di innamorarsi tra loro.

Carment Casteiner stava per festeggiare i suoi 18 anni alla fine di settembre del ‘72.

Era diventata tuffatrice quasi per caso. Carlo Dibiasi, il papà di Klaus, l’aveva vista in piscina e le aveva chiesto di provare a tuffarsi con maggiore impegno. Del resto lo sport era nel sangue dei Casteiner: Otto, il papà di Carmen, era stato il primo campione italiano.

Quel settembre del ‘72 Carmen e Giorgio erano a Monaco per l’Olimpiade. La notte in cui i feddayn di Settembre Nero avevano fatto irruzione negli appartamenti del Villaggio loro erano fuori e la mattina dopo erano già in viaggio di ritorno a casa. Avrebbero avuto paura a posteriori, ma di pericoli non ne avevano corsi.

Si erano messi quasi subito assieme, ma il matrimonio era arrivato solo dodici anni dopo.

Giorgio le aveva promesso che si sarebbero sposati dopo la sua ultima Olimpiade.

Ride ancora quando dice che è per questo che è andato avanti fino a Mosca 1980. Ma la sua è una risata furbetta.

La signora Casteiner ha vinto otto titoli italiani dalla piattaforma, ora gestisce la famiglia dietro le quinte e lega i rapporti dell’intero gruppo.

Giorgio ha conquistato due argenti e due bronzi olimpici, oltre a un bronzo mondiale; un oro, due argenti e due bronzi europei.

L’oro ai Giochi l’ha solo sfiorato.

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A Monaco 1972 sentiva di avere quella medaglia saldamente in mano. Dopo i sette turni del mattino era chiaramente avanti. Mancava però il doppio e mezzo rovesciato, un tuffo che non riusciva quasi mai a fare come avrebbe voluto. E anche in quell’occasione non era andata come sperava: Vladimir Vasin aveva recuperato fino a chiudere un punto e mezzo davanti lasciando a lui l’argento.

Tania la medaglia olimpica l’ha sfiorata, l’ha mancata per un soffio. Ma la sua carriera è stata comunque esaltante.

Si è tuffata per la prima volta quando aveva appena due anni. Ad essere precisi è caduta nel laghetto dell’Acquacetosa a Roma, dentro l’acqua con i pesciolini rossi. A 4 anni si era già innamorata di questo sport, anche se i genitori avevano provato a deviare i suoi interessi. Prima con lo sci, poi con il tennis. Ma lei aveva deciso.

Unica condizione che l’acqua della piscina fosse tiepida: non sopportava il freddo.

Timida, riservata, si scatena solo tra gli amici. Con gli altri quasi si vergogna a mostrare sentimenti o emozioni.

Prima di ogni tuffo guarda a bordo piscina il papà. E se lui non incrocia lo sguardo, lei si innervosisce. Vuole sempre un segnale di approvazione. Se Giorgio comincia a scuotere la testa, lei proprio non lo sopporta. Ma alla fine sono (quasi) sempre in pieno accordo.

Lei dice che spesso durante una competizione importante ha bisogno di sentire vicino il papà, non il tecnico. Le serve qualcuno con cui parlare di tutto, toccare argomenti più profondi di un triplo salto mortale andato male. E Giorgio è sempre presente.

Ci sono molti aneddoti curiosi nella vita sportiva di Tania, ne voglio ricordare uno in particolare.

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Montreal 2005, campionati del mondo. La Cagnotto era stata la prima nuotatrice italiana a conquistare una medaglia in questa competizione: il bronzo.

Quel giorno i suoi amici Cinzia, che è nata lo stesso giorno di Tania, e Luca erano in vacanza a Sharm El Sheik, sul Mar Rosso. Volevano andare a ballare, ma poi avevano cambiato idea: in tv c’era la finale dei tuffi da Montreal. Così i due erano rimasti in albergo a tifare per lei.

Era stata la scelta che gli aveva salvato la vita.

Quel 22 luglio un attentato terroristico aveva ucciso 90 persone proprio nella discoteca dove i due ragazzi volevano andare.

Anche questo fa parte della storia dei Cagnotto, una famiglia di acrobati senza paura.

E adesso a Kazan è arrivato l’oro mondiale da un metro, davanti a una cinese. La favola continua, prossima puntata i Giochi di Rio de Janeiro 2016. C’è un tabù da sfatare.

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