Clay vs Cooper, cosa accadde davvero quella notte di 52 anni fa?

1È il 18 giugno, ma di cinquantadue anni fa.

Sul ring dello stadio di Wembley ci sono Henry Cooper, idolo britannico, e Cassius Clay. Ecco il racconto dei momenti chiave di quel drammatico match in cui realtà e leggenda si mescolano al punto che riesce difficile separare l’una dall’altra.

Pioggia e freddo all’inizio del match. Quarantamila persone urlanti attorno al ring, ogni pugno di Cooper provoca sconquassi. La gente sembra impazzita, la terra trema, l’aria è squarciata dalle grida deliranti dei tifosi.

Poi, all’inizio del quarto round, la pioggia finisce. Il freddo sembra voglia dare qualche istante di tregua.

Clay ha scelto una tattica da attendista. Volav come una farfalla, ma ancora non punge come un’ape. È certo che sarà un match facile, ma ha anche previsto che lo metterà k.o. al quinto round.

Muhammad AliNon c’è fretta, eppure Angelo Dundee al suo fianco continua a dirgli di chiudere l’incontro, di non correre rischi, di finirla di giocare.

Cooper si è tagliato nel corso della terza ripresa. Un brutto squarcio che rischia di fargli chiudere anzitempo la sfida. Lui sì che ha fretta. Sente sulla testa l’incubo dello stop dell’arbitro Tommy Little.

Il suo manager l’ha avvertito.

«Se continui a perdere sangue, sarò io a bloccare tutto».

Jim Wicks, detto The Bishop (il Vescovo), gli vuole bene come se fosse un figlio.

Anche il quarto round si sta trascinando verso la fine, seguendo il copione delle riprese che l’hanno preceduto.

Cooper attacca cercando di piazzare i suoi colpi, Clay arretra riuscendo a evitarli quasi tutti. La sfida è comunque ancora in equilibrio. Poi arriva il momento sognato dai quarantamila spettatori, nessuno escluso.

Cinque secondi alla conclusione della quarta ripresa.

Il gancio sinistro di Cooper (ricordate? ‘Enery ‘Ammer) si schianta sulla mascella destra di Cassius che vola all’indietro. Un colpo di fortuna e un lampo di geniale astuzia lo aiuteranno a venire fuori dal dramma.

4Le corde attutiscono la caduta. Clay scivola giù senza subire contraccolpi pericolosi, plana sul tappeto in modo quasi soffice. Ma la botta è comunque arrivata in maniera devastante e ha lasciato segni profondi.

L’arbitro inizia il conteggio. È arrivato a quattro quando il gong salva (allora era permesso) Cassius Clay. Da quel momento il protagonista diventa Angelo Dundee.

Salta sul ring (operazione severamente vietata) e porta all’angolo il suo pugile. Poi lancia ordini a raffica al suo secondo, Chick Ferrara.

E quello esegue. Mette cubetti di ghiaccio sui pantaloncini di Clay, gli fa annusare i sali (altra operazione assolutamente vietata in Inghilterra), gli massaggia le gambe. Fa di tutto per riportare Cassius in condizioni accettabili.

Perché, e questa è una grande verità, il gancio sinistro di Cooper è stato terribile.

3«Non aveva messo giù solo me, ma anche tutti i miei parenti in Africa. È stato il colpo più potente che abbia subito nell’intera mia carriera. Perché mi sono fatto sorprendere? Stavo guardando Liz Taylor a bordo ring. Credetemi, ne valeva la pena», dirà Ali.

«Era andato giù come un sacco di patate, dovevo fare qualcosa per guadagnare tempo», confesserà Dundee.

E qui entriamo nel campo della leggenda.

In molti, spinti anche dalle dichiarazioni di Cooper, diranno che il manager italo-americano ha provocato un buco nel guantone sinistro di Clay e ha chiesto all’arbitro di sostituirlo, che non c’erano guantoni a bordo ring, che il commissario di riunione ha mandato un addetto della sicurezza negli spogliatoi a prenderli e quello non li ha trovati, che ne è scaturito un caos tale che ha consentito a Clay di sfruttare quasi tre minuti in più per recuperare energie.

Frenate, frenate. Le cose non sono andate esattamente così.

2Angelo Dundee, nell’intervallo tra il quarto e il quinto round (mentre Ferrara cerca di riparare i danni), vede una piccola apertura nel guantone sinistro di Clay. Ci mette dentro un dito e allarga il buco. Poi comincia a urlare chiamando l’arbitro per sostituire il guantone. Tommy Little va dal commissario che lo informa che non esisteno guantoni sostitutivi. Appresa la notizia, dopo avere visto tornare Cassius in sé, Dundee dice: «Va bene, andiamo avanti così».

Il gong del quinto round suona dopo 1:06 di intervallo. Sono stati dunque solo sei i secondi strappati alla regolarità dall’invenzione di Angelo.

Ripreso il match, Clay comincia a martellare con i suoi diretti la faccia di Cooper che ben presto si trasforma in una maschera di sangue. Dopo 2:15 l’incontro viene sospeso. Cassius vince per kot.

Otto mesi dopo, a Miami, batterà anche Sonny Liston, conquisterà il mondiale dei pesi massimi, cambierà il nome in Muhammad Ali e diventerà per sempre “il più grande”.

(da “I pugni degli eroi” di Franco Esposito e Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free)

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