Wawrinka batte Djokovic sul campo dei sogni

2015Jun06102213_475978166Field of dreams, il campo dei sogni. È un vecchio film con Kevin Costner.

Sul centrale del Roland Garros oggi è andato in onda un film con una trama diversa, ma quel titolo calza a meraviglia con quello che ho visto.

Solo su un campo dei sogni puoi assistere a una finale così intensa, vinta da un giocatore che ha un tennis dal sapore antico. Uno che tira il rovescio a una mano e di quel rovescio non puoi non innamorarti. Uno che sa osare perché non gli piace starsene lì ad aspettare che l’altro sbagli. Non tira palle incatenate solo per vedere chi colpisce più forte.

Stan Wawrinka si diverte a giocare.

Ma a trasformare la finale in qualcosa di veramente bello ha sicuramente contribuito anche l’altro, che poi è il numero 1 del mondo. Novak Djokovic è solido, forte, combattivo. Stavolta ha giocato appena un po’ al di sotto del suo standard migliore. E ha perso.

Ne è venuta fuori una bella partita di tennis, ricca di emozioni.

ae2c9bfdd01a53023aa0832d788cb7d3_crop_northE nel finale, a vittoria ottenuta, ho visto quello che a raccontarlo rischio di scivolare nella retorica.

Rispetto.

Parola che sembra non abbia più diritto di cittadinanza nella vita di tutti i giorni e soprattutto nel ventre di un evento sportivo. Eppure ieri sul mitico Chatrier ho visto esaltato il rispetto.

L’abbraccio e le parole che si sono scambiati Wawrinka e Djokovic. L’affetto infinito che il pubblico ha mostrato allo sconfitto facendo risuonare un interminabile applauso che ha invaso Bois de Boulogne fino a perdersi per le strade di Parigi. È stato bello vedere come non ci fosse rabbia nella sconfitta, come non ci fosse nel vincitore l’egoismo di una gioia da non dividere con nessuno. Ce n’era talmente tanta in Wawrinka che ha voluto spartirla con tutti. Spettatori, clan, lavoratori e anche con il suo rivale.

Se avete registrato quelle immagini rivedetele ogni volta che avrete bisogno di una boccata d’aria fresca, di sport sano, senza veleni.

E rivedendole avrete il piacere di ascoltare una telecronaca a tre voci, pacata, competente, intelligente. Jacopo Lo Monaco, Adriano Panatta e Gianni Ocleppo su Eurosport mi hanno preso per mano e portato sulle gradinate del Centrale parigino. Non si sono mai sovrapposti alle immagini, non hanno mai dimenticato che parlare a getto continuo va bene alla radio e non alla tv (e con la telecronaca a tre il rischio era altissimo). Hanno saputo spiegarmi tecnicamente, senza avventurarsi in una ricerca esibizionistica di termini ad effetto, cosa e perché stesse accadendo sul campo.

Il campo dei sogni per una domenica di giugno è diventato realtà.

Era in Bois de Boulogne a Parigi. E io l’ho visto.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s