Iturbe, il gol, la vita Storia di miseria e nobiltà

iturbe-sblocca-il-derby-della-capitaleFino al momento del gol la sua faccia raccontava tormenti e rabbia. Lineamenti tirati, muscoli contratti, sguardo torvo. Messa dentro la palla con una mossa da centravanti vero è tornato a sorridere. Ha urlato la gioia, ha ritrovato serenità

Non è diventato improvvisamente un fenomeno, ma forse il prossimo anno capiremo meglio chi sia in realtà questo ragazzo dall’infanzia sofferta. In fondo anche lui cerca risposte. Ma credo che fin da questo momento valga la pena di conoscerlo meglio.

Roma 17/09/2014 - Champions League / Roma-Cska Mosca / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Juan Iturbe

De todos los millonarios de Núñez, hay uno más humilde que ninguno: Juan Manuel Iturbe lleva en la espalda la 21. (sommario della rivista “La Garganta Poderosa”)

Giovanotti ricchi solo di speranze e ragazze che scoprono il mondo attraverso qualche rivista trovata in giro. Sono i passeggeri del Bus 70 che lentamente lascia il centro di Buenos Aires per avventurarsi verso il barrio che non troverai mai sulle guide turistiche, in quella zona che il governo vorrebbe cancellare tradendo così il ruolo che gli elettori gli hanno assegnato. Servirebbero aiuti, ma i politici fanno finta di non vedere, di non sapere.

Ragazzi e ragazze scendono alla fermata di Calle Luna, rientrano nel loro territorio. Un misto di vecchio Far West e di scenari da Paesi del terzo mondo.

Fa caldo e la gente se ne sta fuori dalle case. Riparano vecchie scarpe, cuciono vestiti laceri. I bambini rincorrono un pallone sdrucito, lo prendono a calci lungo strade di terra, tra la sporcizia. Vecchi con i volti segnati dal tempo e da rughe infinite bevono il mate, tè alle erbe. È l’unico lusso che possono concedersi.

Per fortuna non piove. Le fogne non reggono e bastano poche gocce per allagare le vie. Manca l’acqua potabile e l’odore della miseria è la sensazione più forte che puoi provare se decidi di entrare a Villa 21, Barracas, estrema periferia di Buenos Aires.

villa21

Juan Manuel Iturbe Arevalos (foto sopra, pubblicata su La Garganta Poderosa) è nato lì, il 4 giugno del 1993. Ha vissuto gli anni della prima gioventù in casa della zia, ha passato intere giornate a giocare a pallone con i cugini. Lunghe, interminabili partite che si concludevano solo con l’arrivo del buio. Non c’erano nè vincitori, nè vinti. Ma c’era la gioia di un bambino protetto da un gruppo di amici così divertenti da fargli dimenticare la realtà.

Juan non rinnega nulla. Quando può, torna da quella parti, sente di amare il posto che lo ha visto scoprire il mondo. Non era una finestra privilegiata, ma era l’unica che aveva.

Di tutti i milionari di Nunez, ce ne è uno più umile di tutti: Juan Manuel Iturbe ritorna al 21

Così recita il sommario de “La Garganta Poderosa”, il servizio è a pagina 16.

È una rivista importante, fa cultura, racconta storie. Non è un caso che si ispiri nel nome della testata alla moto di Che Guevara. La mitica Poderosa, appunto.
Iturbe è nato lì. Su quelle strade ha scoperto il calcetto. A cinque anni era già dentro una squadra. A nove Angel Jara Saguier vedeva in lui quel talento che altri non avevano ancora scoperto. L’anno dopo firmava il primo cartellino con il Cerro.

Veniva da una famiglia povera.

Juan del Carmen Iturbe e Miriam Mabel Arevalos non credevano che il futuro dei loro cari potesse essere a Barracas. Loro erano nati in Paraguay e lì un bel giorno avevano deciso di tornare.

Padre, madre, Juan e sua sorella Maria del Carmen, le altre due sarebbero nate dopo. Pochi bagagli, tanti sogni e la voglia di provare una nuova avventura. Nato in Argentina, ma cresciuto in Paraguay, ad Asuncion. E’ questa, in estrema sintesi, la storia del ragazzo. I genitori facevano mille cose per cercare di garantire il giusto ai loro bambini.

Juan è diverso da molti coetanei. Ha la memoria lunga, non dimentica chi gli ha fatto del bene. Così oggi non rinnega il passato e ha addirittura voluto scriverlo sulla sua pelle. I tatuaggi sono appunti impressi per sempre sul proprio corpo, una sorta di agenda per ricordare quello in cui si crede, i momenti magici o drammatici della vita.

genitoriSul petto, appena sopra il cuore Iturbe ha il volto di un Cristo con la corona di spine. Un altro disegno religioso riempie la parte alta della schiena, una sorta di tribale è stato disegnato sul fianco destro. E poi ancora taguaggi che riempiono le braccia. Ma è il polpaccio sinistro a svolgere il ruolo di paginone centrale nel libro della memoria. Poggiati su un letto di rose ci sono le immagini di Juan sr e Miriam, papà e mamma. Per sempre.

Un forte senso religioso Juan jr lo ha sempre avuto. Quello che gli è capitato nell’ottobre del 2013 deve averlo comunque rafforzato. Stava andando a Ciudad del Est, la città dove sono nati i genitori. All’altezza di Caaguazù, 150 chilometri da Asuncion, la Bmw 4×4 che stava guidando era andata a scontrarsi con un camion. Auto distrutta, lui indenne. Un miracolo, o quasi.

Villa 21 nel barrio di Barracas, 45.000 abitanti e tre calciatori importanti. Eduardo Tuzzio che ha giocato con River Plate e Independiente; Antonio Barijho: Huracan e Boca Juniors. E lui, un predestinato. Conteso da Paraguay e Argentina, ha scelto quest’ultima e con maglia dell’Under 20 ha avuto la prima esperienza mondiale. In Sudafrica, nel 2010, la squadra faceva da sparring alla nazionale maggiore allenata da Diego Armando Maradona.

La frequentazione con i campioni è sempre stata una costante nella vita sportiva del ragazzo. Un tempo lo chiamavano “el cara sucia”, la faccia sporca. Leggo il soprannome e faccio un salto indietro nel tempo sino ad arrivare a un famoso trio, quello degli “angeli dalla faccia sporca”: gli argentini Omar Sivori, Valentin Angelillo e Humberto Maschio. Sono abbastanza vecchio per ricordarmeli. Fuoriclasse autentici.

Più tardi Iturbe è diventato il “Messi Guaranì”, un po’ Paraguay un po’ Argentina: in nome del popolo di lingua tupi che viveva nella zona del rio della Plata o del Paraguay.

messiIl “nuovo Messi”. Per la statura che non arrivava a 1.70, per il modo di concepire il calcio (nella foto sopra con il fenomeno del Barcellona, a sinistra). Mancino, veloce, bravo nel calciare le punizioni. Un gol soprattutto, il secondo in Porto-Celta Vigo, ha acceso ancora di più la fantasia.

I giornalisti amano le iperboli, non hanno bisogno di riscontri, basta un movimento e sei condannato al parallelo eterno. L’azione di Iturbe era stata spettacolare. I periodisti dicevano che quel gol era uguale alla rete di Messi contro il Getafe, a quella di Maradona contro l’Inghilterra. E via su quel sentiero pericoloso.

Ora che i Cartoneros sono solo il ricordo di un’infanzia difficile, ma saggiamente mai rinnegata, Juan Manuel Iturbe ha spalle grandi per non piegarle sotto il peso dei paragoni. A 21 anni ha tutto il tempo per crescere. Lo voleva mezza Europa, Manchester United compreso. Lo voleva la Juventus. Sembrava fosse fatta, poi è arrivata la Roma.

iturbe

Il giovanotto si farà, non ha neppure le spalle strette, indosserà la maglia numero 7 (foto A.S. Roma da Facebook). Ha sofferto, ha capito. Non ha rinnegato il passato, ama i genitori e ha il senso della famiglia. Sembra un quadro fin troppo perfetto per un giocatore di calcio. Siamo strani noi che scriviamo di sport, ci innamoriamo di un personaggio senza neppure conoscerlo a fondo. Ma non gli sto regalando credito eterno, il tempo indicherà la sua dimensione. Per quel che mi riguarda, mi sono limitato a raccontare la storia di un altro ragazzo che il calcio ha tirato fuori dalla povertà.

Angel Jara Saguier aveva visto bene. Quella pulce aveva un futuro. Peccato che Angel non possa godere delle giocate della sua più grande scoperta.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s