Vettel, un napoletano di Germania

1427619939578_lc_galleryImage_Ferrari_s_German_driver_S

SEBASTIAN VETTEL è un napoletano di Germania.

È uno di noi. E non solo perché ha riportato la Ferrari alla vittoria dopo quasi due anni di digiuno. Ma anche e soprattutto per la passionalità con cui ha vissuto il successo, la capacità di trasmettere un entusiasmo contagioso, l’assoluta trasparenza delle emozioni.

Guardava Michael Schumacher alla tv e sognava. Era il suo idolo, come lo era la rossa a lungo confinata nel mondo dei sogni.

La Ferrari negli ultimi anni era scivolata lentamente nell’anonimato. Nonostante questo aveva conservato la capacità di attrarre uomini di tutto il mondo. Ha sempre avuto fascino la rossa, ha qualcosa di magico che non si può spiegare. Neppure le sconfitte sono mai riuscite ad appannarne il mito. Ma per chi è abituato al lusso di una tavola ricca, stare a digiuno è peccato mortale. Bisognava tornare all’antico, la Ferrari l’ha fatto legandosi a un tedesco come tedesco era Michael Schumacher. Una sorta di ritorno al futuro.

Vettel-e-Schumi

La Formula 1 è l’esaltazione della tecnologia, per limare qualche centesimo di secondo si studia un anno intero. Ingegneri che appaiono come maghi a chi come me sa davvero poco di motori. Strateghi che disegnano piani complicati, facendo calcoli che fatico a comprendere. Ma poi alla fine scopro con gioia che la vittoria appartiene in buona parte alla bravura di un pilota, di un uomo.

Una macchina competitiva, un eccezionale lavoro di squadra, un pilota che non sbaglia nulla. O quasi. Qualifiche da applausi. E soprattutto una partenza da stratega, stavolta sì che è stato chiaro a tutti.

Il modo in cui ha impedito a Nico Rosberg di mettersi tra lui e Lewis Hamilton è stato da applausi. Un misto di sfrontatezza, azzardo e calcolo. Il brivido del rischio e l’adrenalina dell’operazione portata a termine con successo. Un cocktail con cui ubriacarsi senza starci tanto a pensare su.

Sebastian Vettel mi ha entusiasmato. Non solo per come ha guidato, veloce e pulito come solo i grandi sanno fare. Ma per la gioia che ha provato e per il fatto che non ha neppure tentato di nasconderla. Di questo lo ringrazio, di avere reso contagiosa la sua felicità.

Vettel ha vinto 40 Gran Premi, dal 2010 al 2013 è tato il dominatore della Formula 1: quattro titoli mondiali su quattro. Eppure in sella alla rossa di Maranello, al volante di una macchina uscita da una scuderia che appartiene al mito della velocità, si è sentito come un bambino davanti a un banco di dolci. Il giocattolo era suo e lo faceva divertire come aveva sperato. È stata questa scoperta, la ritrovata affidabilità della Ferrari, a farlo gridare mentre era ancora in auto, a farlo ridere e poi piangere e poi ancora ridere fino a premiazione avvenuta.

È quando l’intervistatore ufficiale della Fia gli ha chiesto se a questo punto pensasse di vincere il mondiale piloti, non ce l’ha fatta più.

“Adesso non me ne frega niente (non è testuale, ma credo che questa espressione ne interpreti a fondo il senso) di pensare se potrò o meno vincere il titolo, ora voglio godere il momento sino in fondo. Sarà una lunga notte!”

Il ditino appena alzato sul podio, la contentezza espressa sul quel faccione da bambolotto durante l’inno di Mameli, l’abbraccio con tutta la squadra, il gesto con il pugno chiuso nel retropalco a testimoniare la botta inflitta alla Mercedes.

Sì Sebastian Vettel è un tedesco di Heppenheim, ma oggi in Malesia mi è sembrato proprio uno di noi. Un napoletano che non ha paura di mostrare i sentimenti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...