Bundu: Mayweather ai punti, a meno che…

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IL 2 MAGGIO a Las Vegas mondiale unificato (Wbc, Wba, Wbo) dei pesi welter tra Floyd Mayweather e Manny Pacquiao. Un match che sta producendo cifre da sballo. Incasso, diritti televisivi, borse dei pugili, prezzo degli alberghi. Tutto sembra esageratamente grande.

Erano cinque anni che si parlava di questo combattimento. Finalmente è arrivato. A più di un mese dall’incontro televisioni americane, giornali e siti specializzati stanno già scaricando montagne di informazioni.

Sul tema, ho intervistato il miglior pugile di casa nostra.

Leonard Bundu è stato campione europeo della categoria, ha difeso sei volte la cintura, due volte all’estero. Si è anche battuto per il titolo interim della Wba e ha perso ai punti contro Keith Thurman. È il personaggio ideale per raccontare l’evento che tutti i tifosi di boxe aspettano.

Leo, chi è il tuo favorito per Mayweather o Pacquiao?

“Mayweather, ai punti. Penso abbiamo otto probabilità su dieci di farcela. A meno che…”

A meno che?

“Non sia più il solito Mayweather. Credo che il risultato dipenda esclusivamente da lui, dalle sue condizioni. Se non ha perso nulla per strada, Pacquiao non può farcela”.

Mayweather Guerrero Boxing

Cosa ti fa pensare che possano esserci dubbi sul suo stato attuale?

“Floyd contro Maidana non lasciato una grande impressione, soprattutto nella parte finale del match. Maidana è un pugile imprevedibile, non fa una boxe lineare. È scorbutico, non sai mai cosa può venire fuori dal suo pugilato. Questo gli ha creato problemi. Pacquiao è più pulito. Viene avanti e cerca di demolirti. Ma porta i colpi secondo quelle regole che ti insegna il maestro in palestra. Nessun imprevisto. È un bel pugile e questo, paradossalmente ,può giocare a suo sfavore”.

Se la sfida dovesse chiudersi prima del limite, il nome del tuo favorito cambierebbe?

“Darei qualche possibilità in più a Pacquiao. Ha maggiore potenza nei colpi, anche se sono più di cinque anni che non vince per ko. Il filippino resta comunque uno che viene avanti e picchia per finirti”.

A Mayweather 150 milioni di dollari, a Pacquiao cento. Che effetto ti fa leggere queste cifre?

“Porca miseria. A me per mandarmi in tilt basterebbe che si fermassero a un milione. Per loro credo che sia profondamente diverso. Ormai sono abituati a borsa da 20, 30, 40 milioni. Certo con questa sfida hanno raggiunto vette inimagginabili”.

Se li meritano?

“Fanno girare un mucchio di soldi, con questo match ci guadagnano tutti. I soliti noti soprattutto. E non sono neppure sul ring a prendere pugni in faccia. L’America è un mondo lontano per noi che guardiamo da quaggiù”.

Manny Pacquiao

Compenso meritato per il giro di affari che mettono in piedi. Ma 150 milioni restano un’enormità.

“È un peccato, nel senso religioso del termine…”

E a metterlo in moto sono due pesi welter.

“Questo mi inorgoglisce. Una volta erano i medi o i massimi a creare il grande affare. Adesso sono i welter, la mia categoria. Mi fa piacere, mi sento uno del giro”.

Loro sono decisamente più forti. Come racconteresti la differenza tra te e loro?

“Fanno cose che a noi mortali non è concesso fare”.

Se dico Mayweather, quale immagine ti viene in mente?

“Quella di un pugile con un’incredibile abilità difensiva. Corregge la posizione del corpo con piccoli spostamenti, è sempre attento ai tuoi movimenti e appena commetti il minimo errore è velocissimo a punirti”.

E Pacquaio?

“Quella di un fighter che viene avanti, sempre avanti. Ha una grande continuità di rendimento. Colpi pesanti, che fanno male, lasciano il segno”.

Cosa altro ti piace di Mayweather?

“Il modo con cui porta i colpi al corpo, quelli che risolvono il match”.

Uno ha 38 anni, l’altro 36. Un po’ in avanti con gli anni. Eppure sono i protagonisti del più grande business di sempre, pugilisticamente parlando.

“Due nonnetti che riempiono l’Arena, fanno incassare 74 milioni di dollari, fanno comprare a milioni di appassionati l’accesso alla pay per view a 100 dollari. Una volta a quella età i pugili erano in pensione da un pezzo. Oggi tutto è cambiato”.

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Cosa ha prodotto l’allungamento dell’età agonistica?

“La conoscenza del proprio corpo, una maggiore cura del fisico, un’alimentazione decisamente più attenta che in passato, allenamenti mirati e una maggiore consapevolezza delle proprie responsabilità”.

Mayweather è spesso sotto accusa perché rischia il minimo, non si preoccupa per lo spettacolo e boxa soprattutto in difesa.

“Agli americani piace il sangue, la lotta senza fermarsi mai. A me piace il pugilato. Mi esalto per una schivata, per la precisione di un colpo al corpo. Dicono: con tutti i soldi che guadagna, potrebbe fare qualcosa di più. Lui lo fa, è la personificazione della boxe. Ha talento, scelta di tempo, velocità, un’abilità difensiva eccezionale. E vince sempre. Mi piace”.

A me piace il suo modo di boxare, ma non sopporto il suo modo di proporsi.

“Capisco che possa risultare antipatico. L’esibizione continua della ricchezza e l’arroganza di ogni dichiarazione non contribuiscono certo a renderlo simpatico. Ma credo che sia un atteggiamento studiato, un modo per aumentare lo spessore del personaggio. Guadagna tanto anche per questo. In molti vanno a vederlo perché sperano che finisca knock out”.

E Pacquaio?

“Più tranquillo, meno sbruffone. Più solido, più potente. Ma no, non credo proprio che possa farcela”.

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