Perry conquistò Wimbledon e la Dietrich

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FRED PERRY è morto nel febbraio del ‘95, vent’anni fa, maledicendo la Gran Bretagna tennistica per non essere stata capace di creare un altro atleta capace di vincere Wimbledon.

Era un giovanotto della classe operaia e questo gli snob di Wimbledon non glielo perdonavano. Non potevano accettare che ad alzare il trofeo fosse il figlio di un uomo che aveva cominciato a lavorare quando aveva appena dieci anni, peccato grave soprattutto in considerazione del fatto che lo stesso Fred era stato impegnato come aiuto impiegato in uno dei negozi del club.

Sam Perry, il papà, da bambino raccoglieva cotone e dava una mano al mulino, a 21 anni era sindacalista, a 30 magistrato e quindi membro del Parlamento per il partito laburista. Aveva speso buona parte degli stipendi per aiutare il figliolo a diventare un tennista. E Fred non l’aveva deluso.

Tre volte vincitore degli US Open, una dell’Australian Open e del Roland Garros, ottant’anni fa. Per tre volte consecutive aveva trionfato Wimbledon. L’ultima nel 1936. Da allora i britannici avevano dovuto aspettare Andy Murray e il 2013 per tornare a conquistare il trofeo.

Fred Perry era nato nel 1909 a Stokport, nella grande area di Manchester. Aveva studiato alle scuole serali. A 8 anni era arrivato con la famiglia a Londra. A 14 aveva visto per la prima volta una partita di tennis.

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Si era introdotto di nascosto, attraverso un buco nella rete, al Devonshire Park di Eastbourne. Tornato a casa aveva chiesto al papà se tutte quelle macchine di lusso che aveva ammirato fossero dei giocatori o degli spettatori. Sam non aveva avuto problemi a dirgli che molto probabilmente erano quasi tutte dei tennisti. Era stato in quel momento che Fred aveva deciso cosa avrebbe fatto nella vita.

Tre Wimbledon di fila, un’impresa fantastica che solo Bjorn Borg tanto tempo dopo sarebbe riuscito ad uguagliare, poi Pete Sampras avrebbe fatto addirittura meglio arrivando sino a quattro. E il fenomenale Roger Federer avrebbe fissato a cinque il record con le sue imprese dal 2003 al 2007.

La tripletta aveva reso Fred Perry popolare soprattutto a Hollywood. Il boss del cinema Jack Warner l’aveva chiamato per dirgli che avrebbe potuto fargli incontrare a cena qualsiasi delle attrici che aveva sotto contratto. Non avrebbe dovuto neppure preoccuparsi dei conti, bastava una firma e il produttore avrebbe pagato. Era stato legato a Marlen Dietrich, si era fidanzato con Mary Lawson e aveva avuto una relazione con Helen Vinson.

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Nel ’36, al culmine della popolarità, Perry aveva accettato un contratto da professionista e si era trasferito negli Stati Uniti: 100.000 dollari di ingaggio e fino a 150.000$ per un’esibizione. Era un portento negli affari: direttore sportivo di un hotel a Boca Raton, manager di banca, direttore amministrativo di un’azienda che portava il suo nome, testimonial delle Slazenger.

Pieno di problemi nella vita privata: quattro matrimoni, due figli avuti dall’ultima moglie Barbara, ex compagna di Seymour Friedaman, anche lui un boss di Hollywood.

È morto il 2 febbraio del ’95 in un ospedale di Melbourne, dove era stato ricoverato per la frattura delle costole in seguito a una caduta nel bagno dell’albergo che lo ospitava.

 

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