Sports Illustrated scandalizza gli Usa

hanna davis sports illustrated cover 2015

Scandalo.

Gli Stati Uniti sono un Paese in cui l’industria del porno qualche anno fa ha generato un volume di affari di 10 miliardi di dollari, una nazione in cui il 30% del traffico via Internet è legato al porno che da solo ha più visitatori che Netflix, Amazon e Twitter messi assieme.

Ma è anche il Paese che si scandalizza per poco, facendo pensare più a una sorta di ipocrisia legata all’incapacità di vivere liberamente la propria sessualità piuttosto che a una reale voglia di moralità assoluta.

È bastata una copertina a far scatenare l’inferno.

Il numero di Sports Illustrated dedicato ai costumi estivi è quello più venduto dell’anno. La storica e magica rivista che ha legato il suo nome a memorabili racconti, scoop mondiali (uno degli ultimi il ritorno di LeBron James a Cleveland) e meravigliose foto, è da sempre il punto di riferimento dei media sportivi americani. Ha un pubblico di fedelissimi ed estimatori in tutto il mondo. Ma, come ogni giornale, per continuare a pubblicare deve vendere. E il numero dei costumi, con una bella ragazza in copertina e altre fanciulle da sogno dentro, tiene in piedi il bilancio. È stato calcolato che il 7% delle entrate annuali arrivi da quelle pagine che fanno sognare. La vendita è attorno al milione di copie, il fatturato pubblicitario sfiora i 35 milioni di dollari.

Per quelle pagine hanno posato Christie Brinkley, Pavlina Posizkova, Elle Macpherson, Beyoncé Knowles, Bar Rafaeli, Kate Upton, Valeria Mazza, Heidi Klum, Cindy Crawford, Naomi Campbell e altre ancora da quando il numero speciale è nato nel 1964.

1964

Ma è stata la copertina dell’edizione 2015 appena uscita ad avere suscitato scandalo. Raffigura Hannah Davis, modella di 24 anni. Il suo slip è tirato giù, molto giù, fino a sfiorare il pube.

Sports Illustrated mai così in basso” hanno titolato con un inevitabile doppio senso alcuni giornali statunitensi. Le email o i post su Twitter dei lettori hanno chiesto di bloccare la pubblicazione. Addirittura Forbes ha ipotizzato la disdetta di migliaia di abbonamenti. Il National Center on Sexual Exploitation ha lanciato la campagna affinché il numero sia ritirato dalle dicole. US Weekly ha fatto un sondaggio: il 68% dei lettori ha giudicato quella copertina “pornografica“, il 32% l’ha invece definita “molto eccitante”.

Sports Illustrated, come tutti i media del mondo è in crisi. Ha interrotto il rapporto fisso con l’intero staff di fotografi. Questo sì che è uno scandalo. Le immagini da sempre costituiscono uno dei punti di forza del settimanale. Ora acquisteranno solo dai freelance.

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Ricordo che la notte in cui James Buster Douglas metteva ko Mike Tyson, il 19 saranno passati venticinque anni, a Tokyo non c’erano solo tre inviati della rivista (tra cui due fotografi), ma anche un caporedattore che aveva l’unico compito di scegliere le foto da pubblicare: quelle della copertina e le altre per l’interno.

In una situazione di crisi editoriale, Sports Illustrated sta tagliando le spese. Figuratevi con quanta speranza guardi al numero annuale dedicato ai costumi.

Dentro ci sono anche due sportive: la tennista Caroline Wozniacki e la specialista di UFC Ronda Rousey.

caroline

La copertina ha fatto clamore. Ha suscitato sdegno e interesse. Come spesso accade la pornografia è nella testa di chi la vede. La foto di Hannah Davis non è più scandalosa della sfilata di decine di signorine sui nostri schermi televisivi. I pensieri pornografici hanno spazio dove il terreno è fertile.

Da noi non avrebbe scatenato le stesse reazioni. I siti dei giornali sportivi sono pieni di donne che mostrano molto di più e si trasformano in oggetto del desiderio per il popolo dei guardoni in modo assai più volgare.

L’America che produce decine di miliardi di dollari con l’industria del porno si spaventa davanti a una ragazza in bikini. E grida allo scandalo. Sulle spiaggie del mondo si vede molto di peggio.

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