Barry il portiere, re per una notte

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IL SOGNO di Boubacar “Copa” Barry era di giocare da centrocampista offensivo e di fare tanti gol. Voleva seguire le tracce di suo fratello Thierno che aveva firmato da professionista con l’Olympique Marsiglia.

Da bambino rincorreva un pallone per le strade di Abidjan. Nei quartieri come Adjané, Koumasi, Youpougon lo conoscevano tutti. I genitori però non erano molto contenti. Tornava quasi sempre a casa con i vestiti sporchi e le scarpe rotte.

Ma Boubacar inseguiva un sogno non solo una palla. E appena aveva visto la possibilità di realizzarlo ci si era lanciato dentro anima e corpo. Vicino casa era stata creata l’accademia di calcio MimoSifCom. Era il 1994 e il ragazzino aveva solo 15 anni. Troppo pochi per riuscire a farne parte.

Boubacar Barry scores the winning penalty for Ivory Coast v Ghana

Non poteva bastare questo per scoraggiarlo. Era convinto che appena lo avrebbero visto toccare il pallone e calciare a rete l’avrebbero preso. Doveva solo convincerli a fare un test. Aveva così cominciato a scrivere lettere a ripetizione a Jean Marc Guillou, il direttore generale. Lo aveva sfiancato fino a quando quello non aveva ceduto.

Ma l’unico test a disposizione in accademia era per il ruolo di portiere.

Andava bene anche così. L’importante era che riuscisse a giocare al calcio.

Era andata bene. L’1 agosto 1995 era entrato alla MimoSIfCom. Quattro anni dopo aveva firmato il suo primo contratto da professionista con Mismosas.

Dal 2007 gioca in Belgio con il Lokeren.

La notte di domenica 8 febbraio 2015 il portiere che sognava di giocare centrocampista ha vinto la Coppa d’Africa con la Costa d’Avorio, lui che è nato in Guinea. E l’ha vinta da protagonista assoluto.

Per l’intero torneo è stato in panchina. A 35 anni recitava il ruolo di tutor del portiere titolare Sylvain Gbohono. Ma in semifinale il più giovane compagno si è procurato uno stiramento alla coscia. Ed è arrivato il momento di Barry.

La partita che valeva la Coppa si è conclusa in parità. La lunga fila dei rigori è andava avanti sino a quando le due squadre si sono trovate in parità 8-8 e hanno dovuto mandare sul dischetto i portieri.

Razak Braimah ha tirato per primo. Barry è volato alla sua sinistra e ha parato. Mentre l’altro si copriva il volto con le mani e scoppiava in un pianto dirotto, lui crollava a terra vittima di crampi. E non era un gioco.

Boubacar è un estroverso, uno a cui piace esagerare. Durante la partita di Coppa del Mondo 2014 in Brasile contro la Grecia, al gol del compagno Wilfred Bony, l’ultratrentenne della Guinea ha festeggiato alla sua maniera. Ha mangiato l’erba del campo e poi è andato a mostrare cibo e ghigno davanti alla telecamera!

tupac

È anche uno diventato popolare nella Rete per la sua incredibile somiglianza con Tupac Shakur, la leggenda del rap assassinato a Las Vegas. “Tupac non è morto” titola il popolo del web postando una accanto all’altra le foto del cantante e del calciatore.

Su Facebook il portiere del Lokeren  ha un profilo di successo. Sono oltre 32.00 i “Mi piace” sul suo account per cui ha scelto come motto le parole di Bill Shankly, il giocatore e allenatore britannico che faceva parte di un’intera dinastica di calciatori: “Alcune persone pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte, è una cosa molto più seria di questo.”

Ma ora si trattava di fare gol, di consegnare il trofeo alla Costa d’Avorio. Barry aveva parato due rigori, avesse realizzato il suo sarebbe diventato un eroe. Lo sapeva benissimo.

Aveva già segnato in campionato, qualche anno fa contro il Westerlo. Ma qui la pressione era completamente diversa. Il peso sulle spalle stavolta era enorme. Sul viso di Boubacar Copa Barry scorrevano gocce di sudore che andavano a bagnare gli occhi, a mischiarsi con qualche lacrima. Ma che comunque non riuscivano a coprire la tensione.

Ha preso la rincorsa.

erba

Gervinho, l’attaccante della Roma era ricurvo su una sedia di plastica bianca, spalle alla porta dove si stava vivendo il drammatico momento. Metà squadra era sulla linea di centrocampo, tutti i rigoristi si tenevano uniti con le braccia dell’uno sulle spalle dell’altro. Quelli della panchina sembravano centometristi pronti a scattare. Sentivano che il grande momento stava per arrivare. Se quella palla fosse finita dentro ci sarebbe stato da festeggiare per una settimana intera.

Tiro. Gol. Costa d’Avorio 9, Ghana 8.

La Coppa d’Africa volava a Yamoussoukro. Piangeva di felicità il portiere re per una notte.

E pensare che voleva fare il centrocampista…

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