Boxe, tutte le colpe del nuovo professionismo

kover

HO LETTO con interesse la polemica aperta su Facebook da Patrizio Oliva sulla questione “Aiba e gestione del professionismo”. Ho letto i tanti pareri contrari e i pochi favorevoli. Vorrei aggiungere alcuni appunti che, spero, possano fornire ulteriori argomenti di discussione.

Il presidente Wu ha detto recentemente: “Il nuovo corso, lanciato dall’International Boxing Association, dispone degli 80 migliori pugili del mondo che competono in un torneo di massimo livello. L’APB è il terreno su cui si battono gli eroi della boxe, le leggende future che tutte le giovani generazioni potranno seguire e rispettare come loro modelli.”

A parte l’eccesso di modestia, mi sembra che le cose non stiano esattamente così.

Cominciamo dai “migliori 80”.

Dentro questo gruppo di ottanta, sono solo 21 i pugili che il 15 ottobre scorso la stessa Aiba ha inserito nelle classifiche dei Top 8 di ogni categoria . Poco più del 26% sul totale. Non sono neppure i loro più bravi, definirli leggende ed eroi mi sembra decisamente esagerato. A meno che, cosa che non penso sia possibile, le classifiche Aiba non siano attendibili.

Nei 69 kg non figura neppure uno dei Top 8 della graduatoria.

falcinelli

I professionisti che ci sono finiti dentro sono quasi tutti di livello medio-basso. Oppure ci si è affidati a tipi come il 33enne Redouane Asloum che ha affrontato rivali con un record complessivo di 74 vittorie e 111 sconfitte, uno che ha perso le due ultime sfide per il titolo nazionale francese dei mosca.

Resto sul tema della qualità. Il mega progetto Aiba è stato bocciato dai suoi uomini migliori. Sette ori olimpici su dieci di Londra 2012 sono passati al vero professionismo: Zou Shiming, Luke Campbell, Vasyl Lomachenko, Ryota Murata, Egon Mechoncev, Olexandr Usyk e Anthony Joshua.

Serik Sapiyev si è ritirato.

Ci si ferma dunque al 20% (gli unici due a rimanere in corsa sono Robeisy Ramirez e Rosniel Iglesias, entrambi cubani…)

klitschko-brothers

A questo vanno aggiunti due argenti e quattro bronzi, anche loro incapaci di comprendere quanto importante e vantaggioso fosse il piano Aiba. Oltre al fatto che più di cinquanta protagonisti dei Giochi londinesi hanno fatto il passaggio dall’altra parte della barriera.

E dal vecchio, vituperato professionismo non c’è stato un solo uomo di spicco che abbia fatto il grande salto… all’indietro. Eppure per convincerli l’Aiba aveva ampliato il numero dei match che un pro’ poteva avere disputato prima di chiedere accesso all’Apb. Erano passati da 13 a 15, adesso sono arrivati a 20. Tentativo fallito.

Ho sentito proporre confronti crudeli da parte dei sostenitori del presidente Wu. Confronti di popolarità. E allora mi è venuto in mente un giochino.

Questi sono i numeri 1 delle ultime classifiche Aiba (presumo siano anche i nomi più noti) in ordine di peso crescente: Zhakypov, Aloian, Yeraliyev, Donato Conceicao, Akshalov, Yeussinov, Alimkhaunuly, Niazymbetov, Russo, Medzhidov.

Ed ecco alcuni nomi dei campioni tra i professionisti: Mayweather, Ward, Pacquiao, Gonzalez, Bradley, Marquez, Froch, Klitschko, Rigondeaux, Estrada.

Fate il conto, tirate fuori quelli che conoscete dell’uno e dell’altro gruppo e poi date una risposta alla domanda: chi ha più popolarità nel mondo della boxe?

Non scherziamo, per favore.

russo

E ora passiamo alla commercializzazione del prodotto, elemento che mi sembra stia molto a cuore all’Aiba.

Il torneo dell’Apb è stato ospitato in dieci sedi. Non c’è il Nord America che nel pugilato professionistico rappresenta un caposaldo di vitale importanza, i Casinò di Las Vegas e il Madison Square Garden di New York tanto per fare due esempi. Dell’Europa Occidentale l’unica nazione presente è l’Italia, ma guarda un pò… Per il momento niente Francia, Germania, Inghilterra, Spagna. L’Asia non ha sedi in Giappone, Corea. Thailandia, Paesi che tengono alto il nome della disciplina da quelle parti.

Non mi incammino neppure sul campo dei valori assoluti. Il paragone non è possibile, dilettantismo e professionismo sono sport diversi per regole e struttura. Non sarebbe corretto fare un confronto tra soggetti non omogenei.

L’Aiba si è distinta finora per avere più volte cambiato idea su decisioni che lei stessa aveva preso per il mondo dei dilettanti.

Prima match sulla distanza di tre round da tre minuti, poi cinque riprese da due, infine il ritorno a tre da tre.

Giudici con macchinette al seguito, pulsante nero e pulsante rosso. Con il risultato di snaturare la boxe trasformandola in una via di mezzo tra la scherma e l’allegro chirurgo. Quindi ritorno ai vecchi cartellini.

Casco, niente casco, ancora casco, di nuovo niente casco.

Decidetevi, per favore.

Ai Giochi di Londra 2012 ho assistito a verdetti scandalosi, ma soprattutto ho visto un gruppo di dirigenti cambiare quello che arbitro e giudici avevano già deciso…

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Prima di chiudere vorrei chiedere due cortesie alla Federazione Pugilistica Italiana a partire dal secondo appuntamento del 21 novembre a Bergamo.

Potrebbero i signori federali spiegare con chiarezza alla stampa che il torneo in corso non designa i campioni del mondo dell’Apb, ma stabilisce solo una classifica da cui poi ripartire a marzo 2015 per un ulteriore torneo?

A questo punto vi chiederete perché mai la Rai e le principali testate italiane abbiano dedicato tempo e spazi inusuali a match sui 6 round che non portano al titolo “mondiale”, ma alla compilazione di una pre-classifica. La risposta è semplice: perché non lo sapevano, spero.

La seconda cortesia è la richiesta di comunicati ufficiali più corrispondenti alla realtà.

Spettacolo doveva essere e così è stato… Sfide che sono iniziate alle ore 21.15. Momento nel quale gli spalti erano già pieni, così come il parterre.

Questo il lancio della prima serata in un Palazzetto dello Sport di Roma semideserto. Si erano dimenticati che c’era la diretta tv e che oltre alle poche centinaia di spettatori in sala, anche chi era a casa poteva rendersi conto della totale inesattezza di quelle parole.

Purtroppo l’attacco del secondo comunicato ha mostrato che la lezione non è stata recepita.

Dopo il successo della prima giornata italiana dell’AIBA Pro Boxing…

Avete vinto voi.

Ma un’ultima annotazione la voglio comunque fare.

L’Aiba è stato il primo ente “professionistico” mondiale a vietare ai propri pugili il confronto con qualsiasi rivale delle altre sigle.

Di cosa altro volete parlare?

 

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