Boxe e tv. Gli errori di Lega, promoter e tifosi

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LEGGO su Facebook il lamento/accusa di Alessandro Duran nei confronti del popolo della boxe. Il tema sono gli ascolti bassi delle prime tre trasmissioni su Italia 1. Chiamati in causa, gli appassionati rispondono.

Orario di trasmissione da nottambuli.

Gli incontri proposti erano di livello non accettabile.

I match non sono in diretta, ma in differita.

I pugili sono degli sconosciuti.

E via di questo passo.

Io penso, purtroppo, che il problema sia soprattutto il target di riferimento. Mi spiego meglio. Se hai un potenziale bacino di utenza di milioni di telespettatori puoi giudicare negativo un dato di ascolto sotto il 2,5% di share, come quello ottenuto dai tre eventi trasmessi di Italia 1. Ma io sono convinto, e ripeto: purtroppo, che il pubblico potenziale del pugilato sia ridotto ormai a una nicchia ristretta di appassionati.
E tra questi ci sono anche quelli affetti da “chiacchiericcio da social network”. La gente parla, parla, parla. Se ne frega della realtà. L’unica verità è quella che esce dai loro computer.

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Gli incontri sono a notte fonda?

Italia 1 trasmette alle 23:45, orario che si scosta di poco da quello ideale. Diciamo mezz’ora in più della migliore collocazione in palinstesto. Ma davanti c’è il telegiornale sportivo di Mediaset che ha il calcio come elemento principale ed è inutile che continuiamo a farci le seghe mentali. Se il calcio raggiunge almeno il triplo dell’audience della boxe anche se il programma è un contenitore vorrà pur dire qualcosa.

Incontri di livello non accettabile?

Il match di Boschiero con Jacob è stato un ottimo combattimento, anche se trasmesso in differita, gli incontri andati in onda da Leeds sono stati spettacolari e vedere all’opera Fiordigiglio, il migliore dei nuovi pugili italiani, fa sempre piacere. Vorrei ricordare che fino a qualche tempo fa Sportitalia trasmetteva in diretta tutto il meglio del mondo, il massimo che la boxe potesse proporre. E quasi tutti i programmi erano in prima serata. Eppure aveva numeri di ascolto addirittura inferiori. Ricordo, anticipando le critiche, che Sportitalia è in chiaro e si vede anche sul digitale terrestre. Quindi la questione non riguarda la bontà della proposta, ma la dissaffezione anche da parte dei cosiddetti appassionati.

DI-ROCCO

Match in differita e non in diretta?

Quello di Dieli da Leeds era in diretta. Gli altri sono stati in leggera differita, arricchiti dal match titolato che si è svolto il giorno prima. Volete farmi credere che seicentomila spettatori (tanti sarebbero quelli che più o meno si dovrebbero raggiungere per una cifra vicina al 6% di share) sapevano già tutto e quando mezz’ora dopo è cominciata la tramissione avevano già visto l’intero match in streaming?

I pugili sono degli sconosciuti?

Con un leggero ritocco a salire, su questo elemento sono d’accordo. Scomparsa la stampa specializzata, finita la grande audience televisiva, sparito il pugilato dai giornali, è molto difficile far diventare un personaggio un campione italiano di boxe.

Leonard Bundu ha qualità, talento e personalità per conquistare popolarità. Stesso discorso per Michele Di Rocco o Emiliano Marsili. Seguito nella giusta maniera anche Orlando Fiordigiglio, pugile su cui scommetterei pesante, potrebbe trovare il suo spazio. Simona Galassi è talentuosa, di successo, ha una storia intensa ed è una donna che si è fatta strada in un mondo di uomini. Devo aggiungere altro? E questo per restare agli italiani con un titolo in tasca.

La colpa è dei giornalisti. Vero. Ma anche degli operatori di settore.

Messo su il match il promoter ritiene concluso il suo lavoro. Non si preoccupa minimamente di promuovere l’evento, di portare il pugile nelle case degli italiani. Fatto il programma, ci si vede alla prossima riunione. E il malcapitato giornalista che decide di andare alla riunione si trova rispedito indietro nella preistoria della comunicazione.

Niente prese elettriche per i computer, niente wifi, nessuna nota biografica sui protagonisti, nessun programma con pesi e arbitri. Tutto questo ammesso che riesca a trovare l’accredito stampa all’ingresso.

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E se prima dell’evento tenta di mettersi in contatto con il pugile si ritrova davanti a un muro di gomma. Tranne poche eccezioni, i nostri elementi di punta sembra non abbiano voglia di collaborare con chi cerca di farli conoscere al maggior numero di persone possibili.

Gli organizzatori italiani appartengono alla preistoria della boxe. Basterebbe che andassero una volta a una grande riunione americana e capirebbero cosa dovrebbero fare sul piano della comunicazione. E, credetemi, per molti interventi non servirebbero che pochi euro.

Se gli organizzatori non ci pensano, credo dovrebbe essere compito della Lega Pro Boxe intervenire. E invece anche qui il senso del proprio ruolo è stato frainteso.

Il sito Internet della Lega è tutto meno che un sito di servizio, spirito che invece dovrebbe guidarlo.

Ci sono interviste, ma non c’è il programma dettagliato degli eventi che sono rimasti fermi al 2013. Non ci sono indicazioni sui prossimi match: record, riferimenti, curiosità. Mancano le informazioni di base. La rassegna stampa è limitata all’attività del presidente Nori e non c’è neppure un ritaglio sui pugili.

Detto questo credo che tutti noi che amiamo il pugilato dovremmo riflettere su due punti base.

Vogliamo davvero che una televisione importante continui a trasmetterlo? Se la risposta è sì, non cerchiamo scuse.

Dice “Se lo mandassero in onda al giovedì avrebbe più ascolto“. “Se lo trasmettessero alle 22:30 ci sarebbe più gente”. Io aggiungo: “Se lo mandassero alle 21:30 di venerdì sarebbe il massimo”. Ma poi mi guardo allo specchio e mi chiedo: “Cosa sto dicendo?

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La dinamica dei palinsesti televisivi è quasi sempre chiara. La boxe è paradossalmente una nuova arrivata, deve conquistare a suon di ascolti un posto migliore. Non le si chiedono grandi numeri, ma una costanza di presenze tali da garantire l’interesse di chi gestisce la Rete. Altrimenti si torna indietro di tre passi.

Secondo punto. Gli appassionati sono rimasti in pochi, bisogna farsene una ragione. Anni di nebbia nella gestione federale hanno relegato nel dimenticatoio il pugilato. Molti italiani pensano che non esista più. Anni di riunioni ridicole, di programmi messi su al massimo del risparmio e senza rispetto per gli spettatori anche quando c’erano soldi e televisioni, hanno lentamente spento il sacro fuoco della nobile arte. È rimasto un manipolo di appassionati, sempre gli stessi. Pochi e riottosi.

Per ricostruire ci sarebbe bisogno di spalare il letame e continuare a spalare fino a quando non si vedrà la luce. E invece il popolo della boxe continua a pretendere caviale e champagne. E si lamenta di qualsiasi cibo/bevanda di qualità inferiore.
Sono soprattutto competenti del nulla.

Si discute, concordo con Alessandro, un fenomeno come Floyd Mayweather. Si ricorda il passato, qualsiasi esso sia, come il paradiso degli eletti. Ci si dimentica della storia e si ignora il presente.

Oggi che siamo nell’anno zero della boxe, trovare il nome di un pugile su un giornale è impresa impossibile. A meno che non siano protagonisti di episodi negativi. Sta dunque a organizzatori e Lega Pro Boxe restituire un minimo di visibilità ai propri soci. Promuovere gli eventi dovrebbe essere al primo posto nell’ordine del giorno.

Se la gente non sa che c’è un match, se non conosce i protagonisti dell’evento, perché mai dovrebbe mettersi davanti alla tv attorno alla mezzanotte?

 

 

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One Comment Add yours

  1. boxemaccheroni says:

    UN’ANALISI SPIETATA CHE RISPECCHIA IL MOMENTO STORICO DELLA NOSTRA DISCIPLICA. E’ PUR VERO CHE E’ DA 30 ANNICHE SENTO CHE IL PUGILATO E’ IN CRISI E LA COLPA BALZA DALLA FEDERAZIONE ALLA TV AGLI ORGANIZZATORI .Stranamente condivido il pensiero .

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