Giornali, libri, riviste. La lettura verso il baratro

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SONO usciti i dati della diffusione di agosto. Le vendite dei quotidiani sportivi, come quelle di tutti gli altri quotidiani, sono ancora calate. Anche la Gazzetta dello Sport dopo qualche timido segnale di ripresa è tornata al segno meno. E se proviamo ad allargare il discorso nel tempo diventa davvero difficile pensare a un futuro in cui la carta stampata sia ancora presente in maniera importante.

Prima di addentrarmi in cifre e confronti, vorrei sottolineare come l’intero mondo editoriale stia precipitando verso un burrone che rischia di farci precipitare in uno spazio senza cultura.

L’avvento del web ha creato una disabitudine alla lettura lunga.
Si parla per messaggi, a volte è addirittura troppo faticoso scrivere una parola per intero e così la si abbrevia con orrende storpiature. I social network hanno ridotto la comunicazione a scritti sempre più brevi. Si lanciano provocazioni, si inviano insulti, si attaccano soggetti o categorie. Ma sempre risparmiando sulle parole.

Un articolo di giornale è lungo, richiede una concentrazione che si protrae nel tempo. Figuratevi un libro. Viviamo in un mondo che va di corsa senza guardarsi attorno. Uno studio ha dimostrato come i bambini esposti eccessivamente alla televisione accusino deficit di attenzione. Un tarlo che si porteranno dietro crescendo.

Lo zoccolo duro dei lettori trova numeri alti nelle persone in età avanzata. Non perché abbiano più tempo a disposizione, ma perché provengono da una formazione culturale diversa.

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Facebook, Twitter, gli sms hanno stravolto la comunicazione. Hanno permesso ai loro fruitori di lanciare il messaggio senza avere la necessità di argomentarlo. Se infatti un articolo o, meglio ancora, un libro ha l’obbligo (se vuole risultare credibile, interessante) di appoggiare una tesi con riferimenti e analisi, su FB e similari basta lanciare lo slogan, il resto non conta.

Questo impigrimento ha portato chi legge ad avere un calo di concentrazione dopo pochi secondi. Spesso quando si avventurano tra le pagine di un giornale leggono un titolo, poche righe e basta. Il resto non interessa, perché non interessa l’opinione degli altri. Ognuno dei Nuovi Lettori ha una sua opinione ed è convinto sia quella giusta, l’unica. Chiunque si permetta di contraddirli sarà punito da una valanga di insulti. Facebook insegna.

È una lunga catena che porta risultati inquietanti a ogni livello.

Il ridimensionamento del proprio vocabolario, ad esempio. Oggi le parole a disposizione di gran parte della popolazione sono di meno di quanto non fossero in passato, perché sono meno le parole usate o conosciute. E allora si sostituiscono con parolacce, come ai miei tempi i più timidi se la cavavano con “cosa” o “coso”.

Ma salendo di livello si vedono effetti ancora più negativi. I politici che ci governano non fanno campagna elettorale presentando programmi concreti o riferimenti di governo, ma si preccupano di mettere in primo piano il personaggio. Non si affidano a economisti, sociologi o esperti di politica, preferiscono puntare su un mago della comunicazione che consigli loro come vestirsi, quali parole usare, quali slogan ripetere in continuazione.

Tutto questo mi fa paura. Le idee occupano un campo di retroguardia. I giovani leggono davvero poco. E non impiegano parte del loro tempo neppure per quelle letture di evasione che sino a qualche anno fa garantivano vita tranquilla ai quotidiani sportivi.

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Le cifre dell’agosto scorso parlano chiaro: – 16,4% Corriere dello Sport, – 10,7% Gazzetta dello Sport, -9.7% Tuttosport rispetto ad agosto 2013.

Ho provato a dare uno sguardo al bilancio dei primi otto mesi di questa stagione, confrontandoli con lo stesso arco di tempo dell’anno passato: Corriere dello Sport 124.000 media copie vendute (-13,9%), Gazzetta dello Sport 206.000 (-8,1%), Tuttosport 70.000 (-10,3%).
Il confronto diventa inquietante se fatto con agosto 2012, mese dei Giochi di Londra. Si sa, o almeno questo è quanto ho sentito dire per una vita all’interno di due quotidiani su tre: l’Olimpiade non porta copie. È un’opinione a cui sfugge solo la Gazzetta dello Sport. Ebbene se mettiamo sulla bilancia agosto 2014 e agosto 2012 scopriamo questi numeri: Corriere dello Sport -34,1%, Gazzetta dello Sport -25,9%, Tuttosport -32,6%.

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La lettura delle tabelle è avvilente.

Il fenomeno non riguarda solo la stampa sportiva e non riguarda solo i quotidiani. La crisi del cartaceo è evidente anche nel campo dei settimanali: Chi -8,7%, Sorrisi e Canzoni TV -15,6%, Oggi – 8%, Settimanale Di Più – 5,9%, Gente -8,7%, Diva e Donna -1,9%.

Per i libri la situazione, se possibile, è addirittura peggiore. Se anche le grandi case editrici come Feltrinelli e Mondadori, o le medie come Baldini Castoldi Dalai (fallita a febbraio di quest’anno) vanno in crisi, figuratevi come stiano le altre.

Diceva Vittorio Alfieri.

Leggere, come io l’intendo, vuol dire pensare profondamente .”

Se ne deduce che smettendo di leggere si rischia di smettere di pensare.

E questo mi spaventa davvero.

 

 

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