Valentino e Federer, eroi di tutti

VR

COSA unisce Valentino Rossi e Roger Federer?

Il sorriso davanti alla vittoria, la forza di non reprimere quella gioia che sentono crescergli dentro, la capacità di godere dell’ennesimo successo.

Per questo adoro Del Piero, Totti e Van Basten. Campioni che riuscivano e riescono a trasformare una passione in un meraviglioso lavoro. Gente che guadagna o ha guadagnato armadi di soldi, ma quando era o è dentro il gioco ha continuato e continua a goderselo come quando era bambino.

Quando vedo la corsa disperata e piena di livore di un calciatore dopo un gol importante mi sale dentro una rabbia infinita. Non si può rispondere con la faccia feroce alla fortuna che ti piove sulla testa.

Ho visto Roger Federer esultare come un bambino dopo il punto decisivo contro Fognini: una palla affossata in rete dall’italiano, uno sbaglio che valeva la finale per la Svizzera.

Roger, che ha vinto 17 Slam ed è stato numero 1 del mondo per 302 settimane, ha cominciato a saltare. Ha abbracciato il capitano, ma soprattutto ha stretto forte il pubblico che invocava il suo nome. Poi, portato in trionfo dai suoi compagni, ha riso. Una risata che non era liberatoria, ma di felicità assoluta.

Per un momento si è sentito un bambino a cui avevano portato il regalo più bello, quello che sognava da tempo.

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Se vi chiedete perché fosse così felice alla fine di una partita che non poteva perdere, al termine di una sfida che la sua squadra aveva nel carniere ancora prima di cominciare, allora vuol dire che non sapete apprezzare l’essenza dello sport.

Ogni volta che qualcuno mi chiede perché io ami tanto questa parte della vita, rispondo allo stesso modo.

Perché sa regalarmi emozioni.”

Guardate Valentino Rossi. Ha vinto ancora, a 18 anni dal primo successo. Cosa volete che sia una vittoria per uno che ha conquistato nove campionati del mondo, sette nella classe regina? Non fate lo sbaglio di porvi questa domanda.

L’ultima vittoria ha il sapore più buono. Soprattutto se arriva davanti alla tua gente, quando in molti pensavano che non ce l’avresti mai fatta.

Piegate da urlo, sorpassi da infarto, tenuta da mago. E poi, il boato di Misano. Un circuito a dieci chilometri da casa, praticamente nel suo giardino.

Quando compi imprese così ti dimentichi anche chi sei. Ti senti pieno di felicità al punto che non puoi tenerla tutta dentro e allora sei contento di dividerla con quelli che hai accanto. Se poi sono decine di migliaia, allora tutto diventa ancora più bello.

Roger e Valentino sono due facce della stessa medaglia.

Il volto dello svizzero raramente lascia trasparire le emozioni. Vive gioie e dolori condividendole solo all’interno del suo clan. Per questo vedendolo ieri mi sono commosso. Il re era nudo e non riusciva a nascondersi. In quel momento si sentiva troppo felice.

Rossi non ha mai mascherato nulla. Uno sguardo e capisci tutto. Ieri mi è sembrato quello di sempre. Un uomo alla continua ricerca di qualcosa di nuovo, qualcosa in più.

Ho già scritto qualche tempo fa su questo blog cosa io pensi di Valentino. Mi sembra il giorno giusto per riproporne un estratto, è il modo migliore per celebrare il meraviglioso trionfo di un pilota che oggi è un eroe di tutti. La commozione con cui un mito come Giacomo Agostini ha seguito la gara, la gioia con cui l’ha commentata consacrano Valentino nel mondo di quei campioni popolari che non dividono più, ma uniscono chiunque ami questo pazzo mondo delle moto.

È’ un uomo di 35 anni che tutti noi continuiamo a vedere come un bambino. Un eterno Peter Pan che si diverte sfidando il mondo a 340 chilometri orari.

Devo fermarmi a riflettere per comprendere fino in fondo il mistero.

Valentino Rossi ha 35 anni!

 rossi

Il volto da Gianburrasca, la parlata musicale, le battute del liceale: è la facciata che propone a chi non lo conosce. Se lo vedi correre capisci che quel tipo lì ha la forza di un uomo vero, è un guerriero che non ha paura di sfidare nessuno.

Sistematicamente a ogni inizio di stagione lo danno per finito, per poi rimangiarsi tutto strada facendo. Come se uno che ha vinto nove mondiali, l’unico nella storia ad avere conquistato il titolo in quattro classi differenti (125, 250, 500 e Moto GP) non meritasse rispetto.

Valentino corre come se dovesse ancora guadagnarselo quel rispetto. Ma forse sono io a sbagliare. Lui va in pista e spinge, rischia, affonda solo perché gli piace. La velocità è una sorta di droga da cui è difficile scappare. E lui c’è dentro fino al collo.

Piegata, corridoio, sorpasso, staccata, controsorpasso. Sono stato incollato davanti alla tv, affascinato dal Pifferaio Magico di Tavullia. L’uomo capace di incantare le folle e portare milioni di tifosi dietro il suono del motore della sua moto.

Ed è così anche per Roger Federer. Ormai da qualche anno sento annunciare la sua fine. Poi, immancabilmente, fa qualcosa da protagonista assoluto. E allora arrivano i dubbi.

Come Rossi, anche lo svizzero è eroe di tutti. C’erano addirittura italiani a tifare per lui sugli spalti di Ginevra. Non c’è angolo del mondo che non riconosca il suo talento assoluto.

È il numero 3 della classifica dopo sedici anni di professionismo e sta inseguendo l’ultimo sogno di una carriera in cui ha vinto tutto. Gli manca la Coppa Davis, a novembre contro la Francia avrà l’occasione di prenderla.

Valentino e Roger sono due miti dello sport, ma sono soprattutto due uomini che riescono ancora a godere di una passione soddisfatta.

Sono davvero fortunati.

 

 

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