Stampa sportiva, un lumicino nella tempesta

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C’È un minimo segnale di speranza, che non va però sottovalutato, all’interno dell’editoria sportiva. I dati di giugno indicano una crescita, sia sul cartaceo che nel digitale, della Gazzetta dello Sport. Questo è il bicchiere mezzo pieno, il mezzo vuoto è rappresentato dalla conferma del calo di Corriere dello Sport e Tuttosport.

La media comparata giugno 2014/giugno 2013 indica -14,5% per il Corriere, -9,8% per Tuttosport, +0,3% per la Gazzetta (fonte ADS, Accertamento Diffusione Stampa).

Dati confermati (fonte Audiweb) dai contatti unici nel giorno medio sui rispettivi siti che, sempre riferendosi a giugno, sono stati 168.407 per il Corriere (-12,8%), 168.448 per Tuttosport (-21%) e 609.163 per la Gazzetta (+5%).

Nell’esaminare queste cifre vi ricordo che giugno 2014 ha avuto come argomento guida del settore sportivo i Mondiali di calcio in Brasile che hanno preso il via il 12 del mese.

Le cifre della Gazzetta generano un moderato ottimismo. Se confermate, testimonierebbero un segnale di piccola ripresa nel settore e darebbero ragione a chi pensa che dalla crisi ci si possa difendere.

Ma non bisogna entusiasmarci troppo. Le indicazioni generali infatti sono sconfortanti.

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In Italia non c’è un quotidiano che superi le 300.000 copie.

Lo scorso anno il calo è stato del 10,3% rispetto a una media europea che è assestata sul -5,20%.

Nel 1982 nel nostro Paese si vendevano otto milioni di copie, oggi siamo attorno ai 3,4. I lettori sono scesi dai 25,1 milioni del 2011 ai 20 attuali.

Web e televisioni hanno eroso potenziali “clienti” dei media cartacei, anche se il Wi-Fi continua a spezzare in due l’Italia: è infatti decisamente più difficile usare Internet da Napoli in giù.

Il declino della stampa è costante. Oltre al calo delle vendite c’è soprattutto una diminuzione devastante della pubblicità. Nel 2013 il disavanzo è stato del -19,4% passando da 1,78 miliardi di euro a 1,38 miliardi. E le stime per il 2014 non sono certo ottimistiche: si calcola un’ulteriore perdita fino ad assestarsi a un introito finale di 1,17 miliardi. Perdiamo a un ritmo doppio rispetto al resto del mondo e in misura superiore del 3% in confronto al resto d’Europa (fonte Rapporto World Press Trends).

Davanti a questo raccapricciante scenario i giornalisti continuano a comportarsi in maniera strana. Sono direttamente coinvolti nel problema, ma non sembra avvertano la necessità di informarsi. Una percentuale minima conosce i dati di diffusione del proprio giornale, pochissimi sanno delle perdite pubblicitarie o del calo di contatti del sito per cui scrivono.

Sembra quasi che questa professione sia rimasta ancorata a vecchie dinamiche, all’epoca in cui tutto andava per il meglio e i quotidiani vendevano centinaia di migliaia di copie.

Parlo del giornalismo sportivo, quello che conosco meglio dal momento che lo frequento da oltre quarant’anni.

C’è una naturale avversione ai numeri. I grafici sono visti come una pecetta da appiccicare accanto all’articolo che ritengono di gran lunga più importante.

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Sostengo da tempo come una bella foto valga più di un buon pezzo. Allo stesso modo credo che un grafico ben pensato e altrettanto ben realizzato sia di grande aiuto per il lettore. Ecco quello che si è spesso perso di vista: il lettore.

È a lui che bisognerebbe rivolgersi attraverso un attento uso del web. Lo sfruttamento dei social network e del proprio sito sarebbero un buon punto di partenza. Il website infatti è prima di tutto un punto dove dare informazioni immediate. Vanno aggiornate continuamente, rendendole più interessanti con l’aiuto di grafici e articoli relativi, permettendo al lettore di utilizzare in modo semplice e veloce anche l’archivio. Il sito deve avere una grafica semplice e chiunque lo navighi deve potersi muovere con estrema velocità, senza impazzire alla ricerca di informazioni che dovrebbero essere subito evidenti.

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Sono ancora convinto che i giornalisti sportivi italiani guardino al proprio sito come a un posto di secondo livello, un’informazione a cui dedicare scarsa attenzione.

Il professionista oggi per mettersi al passo con i tempi dovrebbe fare un ulteriore salto di qualità. E il web potrebbe essere di notevole aiuto. Come potrebbe esserlo quello di imparare a lavorare in gruppo, divendendosi i compiti e cercando di portare a termine un lavoro uno in aiuto dell’altro e non uno contro l’altro.

I giornali che arrivano ogni giorno in edicola sono già vecchi.

L’argomento principale, se non a volte l’unico, è ancora il calcio mercato. Ne sono pieni i programmi tv, lo sono i quotidiani. Ma si parla di ipotesi che, più di una volta, non hanno appigli nella realtà. Si continua a pensare che il lettore sia un beota a cui si possa dare in pasto qualsiasi cosa.

È antico anche l’approccio alla narrazione dei grandi eventi. La rassegna stampa mostra con imbarazzante puntualità come nell’80% dei casi ci sia un unico articolo ripetuto su tutti i giornali, cambia solo la forma e il nome della testata. Un pezzo che, visto cosa offre, potrebbe essere stato scritto benissimo da casa senza avere la necessità di recarsi in loco. Non c’è la ricerca di una chiave di lettura originale, non c’è la rincorsa a qualcosa da raccontare in esclusiva. Non ci sono storie, nè curiosità. Non c’è approfondimento critico. Non c’è nulla di più di quanto offerto dalla televisione e dal web con almeno 24 ore di anticipo. Il tutto, lo ripeto a scanso di equivoci, si verifica nell’80% dei casi che restano comunque un’enormità.

Detto questo, mi aggrappo al minimo segnale positivo lanciato dalla Gazzetta. È un lumicino di speranza: forse il cartaceo può sopravvivere. Forse…

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2 Comments Add yours

  1. Sarebbe bello creare un laboratorio di idee dove mettere e far crescere le idee “internettiane” quelle che vanno bene solo per web o smartphone. Anzi sarebbe il caso di spingersi proprio in quella direzione. Purtroppo gli editori ascoltano sirene sbagliate tutte tese a non aumentare i ricavi e a contrarre i costi. Così da andare sempre peggio.
    A disposizione per un gruppo di lavoro per migliorare.

  2. Tullio says:

    effetto mondiali di calcio ? Io comunque vedo sempre meno gente con in mano un giornale.. soprattutto se generalista come gazzetta. Il tema è che le news sono vecchie, il nostro campionato di calcio è retrocesso come interesse , pertanto nessuno è disposto a pagare. inoltre il prezzo ad agosto è salito di 10 cents… non ci siamo

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