Seles, quell’anno vissuto tragicamente

kover

Tre tornei per raccontare una tragedia: Wimbledon, Roma e Roland Garros. La morte di Karolij Seles, l’angoscia di sua figlia Monica. Un anno che pesa come un macigno e riempie di rughe il volto di quella giovane fanciulla.

 

MONICA abbassa la testa per ricacciare indietro le lacrime. Ancora una volta le hanno chiesto del papà. Siamo a Wimbledon, è il 1997.

Karolij Seles, 64 anni, ha il cancro allo stomaco e la sua vita è una lotta continua.

«Va bene» sussurra Monica. Si ferma un attimo, ha gli occhi lucidi, subito dopo aggiunge: «Ci sentiamo tutti i giorni, più volte al giorno». Lei lo chiama dalla casa che ha preso in affitto a due passi dai campi e i medici le inviano fax con le condizioni di salute dell’uomo che le è stato sempre vicino, a costo di enormi sacrifici.

«Mi manca» dice la Seles e non aggiunge altro.

Karolij (sotto in una foto da http://www.monicaselessite.com) ha dedicato la vita a questa figliola. Le ha inseganto a giocare a tennis e per farle capire che era un gioco, le dipingeva i fumetti preferiti sulle palline. Cosa facile per lui, disegnatore ed ex regista televisivo. Il male l’ha colpito subito dopo il drammatico ferimento di Monica ad Amburgo. Si è operato ed ha ripreso a viaggiare assieme alla sua bambina. Sapeva che aveva ancora bisogno di lui.

Qui a Wimbledon c’è Esther, la mamma. Il papà ha insistito perchè partisse. Medici ed infermiere avrebbero pensato a lui. La sua bambina ha bisogno di qualcuno con cui confidarsi ogni giorno.

Sul volto di Monica Seles c’è tensione.

«Gli ultimi cinque anni della mia vita sono stati pesanti come macigni.»

Rughe profonde le segnano un viso precocemente invecchiato. Si muove a scatti.

colpadre

Le chiedono: «Il tennis ti serve per dimenticare qualcos’altro?»

Lei abbozza un sorriso triste.

«Il tennis è gioco. La vita è troppo più importante perché uno sport possa aiutarti a dimenticare».

-Te la senti di fare un paragone tra la vecchia e la nuova Monica?

«Preferirei di no. Non penso al passato. E’ certo comunque che con tutte le cose terribili che mi sono capitate in questi ultimi anni è difficile essere la stessa persona di ieri»

-Tua madre è qui?

«Sì e ne sono felice. Almeno è con me una persona della mia famiglia. Papà mi manca. Era il mio allenatore, è vero. Ma a mancarmi è lui, la sua persona, i suoi consigli, le sue parole»

E’ una dura Monica, riesce a non piangere. Certo quelle domande sulle sue dolorose esperienze, sulla drammatica lotta che sta conducendo la sua famiglia, le danno fastidio. Glielo leggo in viso. Anche il corpo sembra essersi lasciato andare, quasi si sia fermato per un attimo perchè lei ha altro a cui pensare.

«Non sono nella forma fisica in cui vorrei essere. Ma supererò anche questo.»

PKT5257-379511 MONICA SELES TENNIS PLAYER 1996 Monica Seles 1st day action

Da qualche tempo non riesce più a trovare l’acuto. Deve essere dannatamente difficile convivere con i i demoni che non l’abbandonano mai. Anche quando sorride, il volto non si illumina più come una volta. In campo non ha la grinta di sempre. La concentrazione che il tennis richiede è totale. Forse Monica non riesce a conservarla quanto sarebbe necessario.

L’HO RIVISTA undici mesi dopo a Roma.

Sul volto sono sparite come per incanto quelle rughe che l’avevano accompagnata negli ultimi tempi. Anche il fisico è cambiato. Ha perso più di un chilo: cinque per il nuovo allenatore, almeno sette per chi la conosce bene.

A Wimbledon se ne stava chiusa in albergo, parlava poco.

«Sono stanca, gli ultimi cinque anni della mia vita sono stati pesanti come macigni».

Oggi confessa il cambiamento.

«Sto finalmente trovando la pace interiore.»

Un fisico rigenerato.

«Sto cinque ore in campo e due in palestra, cinque giorni a settimana».

E poi c’è la dieta. Dodici chili, tanti ne aveva messi su nei giorni bui. Mangiava tanto, a tutte le ore. Una fame nervosa che la faceva svegliare anche di notte e la spingeva ad assalire il frigorifero. Non reggeva le limitazioni alimentari, le respingeva con rabbia. Adesso qualcosa è cambiato.

Karoly Seles è lontano, ma è sempre presente. Sono molto legati papà e figlia. Subito dopo Roma, lei volerà a Saratosa, nella casa di famiglia sul Golfo del Messico. Poi prenderà un altro aereo e tornerà in Europa per giocare il Roland Garros.

Fa piacere vederla nuovamente rapida in campo, capace di sparare un servizio devastante. Serve in un modo imprevedibile, non sai mai dove finirà la pallina.

Roma la ama, lei ha vinto qui otto anni fa battendo in finale Martina Navratilova, ma in questi otto anni molte cose sono accadute a cambiare il suo destino.

«Quando sei una teen-ager e ti pugnalano, sicuramente rimani segnata, non solo nel fisico ma anche e soprattutto nella mente. E poi c’è la malattia di mio padre. Voglio stargli vicino il più possibile».

Il recupero della forma fisica, soprattutto per una tennista bimane, rappresenta un ottimo punto di partenza per ritentare la scalata alla vetta della classifica.

«Il mio principale obiettivo non è tornare numero 1», ripete per non regalarsi illusioni.

Appena tre tornei quest’anno. Solo delusioni. Non è un cammino degno di Monica Seles che, prima di arrivare al punto di non ritorno, ha giocato l’ultima carta. Lavoro, sudore e lacrime.

Parla volentieri Monica, anche se non si scopre molto. Ma lo fa solo in conferenza stampa: non concede interviste singole. Teme che ancora una volta si cerchi di scavare nella sua intimità. Davanti a tante persone e con un addetto della Wta sempre presente, si sente più protetta. Ed è proprio questo bisogno di protezione che sembra l’abbia spinta a chiedere una guardia del corpo che l’accompagni nell’intero soggiorno romano. Ma questa è un’altra storia, ai tifosi del Foro interessa soltanto che Monica torni velocemente quella che nel maggio del ’90 mise in fila Zrubakova, Paz, Manuela Maleeva, Kelesi e Navratilova per vincere il torneo.

monica

IL CERCHIO sembra chiudersi a Parigi, Roland Garros 1998.

Il ricordo del papà morto è un racconto che tocca il cuore. E’ quello che Monica Seles ha fatto ad un giornalista che conosce da tempo: Malcom Foley del Mail on Sunday. Parole piene di sentimento. Si comincia con i pensieri che hanno attraversato la sua mente durante il secondo match del Roland Garros, subito dopo aver perso il primo set contro Marion Maruska.

«Stavo giocando un match difficile, sarei voluta uscire dal campo e chiamare papà. Come sempre. Avrei voluto parlargli della partita e chiedergli: che devo fare? Improvvisamente ho realizzato che quella domanda non l’avrei mai più potuta fare.»

Quell’incontro l’ha poi vinto.

La sera in albergo con la mamma ha avuto una crisi profonda.

«Ho pianto a lungo. Siamo state fino a tarda notte a parlare. Non mi arrendevo all’idea che fosse morto.»

Monica sa quello che l’attende.

«Gli parlerò ancora, il suo spirito sarà per sempre con me».

Confessa quanto sia stata difficile la sua esistenza negli ultimi anni.

«Ho vissuto nel passato e nel futuro, perchè il presente era così terribile da sopportare.»

Karoly Seles è morto il 18 aprile scorso.

«Qualche giorno prima del compleanno di mamma, un mese prima del loro trentacinquesimo anniversario di matrimonio».

Il ricordo del papà resterà indelebile nella mente di Monica. La sua fede di matrimonio è al collo della figliola, infilata in una collana d’oro. La Seles non se ne separerà mai.

pictroph98french

L’ex numero 1 al mondo è tornata a giocare molto presto.

«Perchè lui avrebbe voluto così, perchè è il modo migliore per sentirlo ancora vicino».

Il tennis per lei è diventato solo un lavoro. Vittorie e sconfitte sono parole, non pesano più sull’umore. Dentro al cuore ha dolori che sono difficili da lenire. Ma finalmente, dopo decine di notti passate a piangere fino a quando la luce dell’alba non la trovava stanca, anche un successo su un campo da tennis riesce a regalarle attimi di gioia. E quel pugno chiuso verso la tribuna, lì dove la mamma ha vissuto l’intera semifinale contro Martina Hingis, voleva dire proprio questo.

No, non ha dedicato la vittoria al papà morto da meno di un mese; ma ha baciato la fede che porta sempre con sè infilata in una collana d’oro.

E’ cambiata l’ex bambina prodigio di Novi Sad. Negli occhi non ha più la cattiveria dei primi successi, nelle parole non ha più l’arroganza di un tempo, in campo non cerca più di divorare le rivali.

Ha sempre grinta, l’istinto della lottatrice è forse l’unica cosa che ha ritrovato intatto nella nuova vita. Dopo cinque anni Monica sembra rinata. Il 30 aprile del ’93 un folle di nome Gunther Parche l’accoltellava ad Amburgo, procurandole una lesione vicino alla spina dorsale, uccidendo la sua innocenza. Fino a quel momento il mondo le era sembrato animato da fate e coraggiosi cavalieri. Non aveva ancora 17 anni quando, nel 1990, vinse il Roland Garros. Seguirono altre stagioni magiche: tre Australian Open, due Usa Open e ancora due trionfi a Parigi, il numero 1 del mondo.

Una coltellata ha aperto una ferita nella schiena e una nell’animo. Per 27 mesi non è riuscita a giocare. E mentre cercava di dimenticare, ecco la malattia del padre a rendere ancora più buio l’altro lato della vita.

Crisi di pianto, dettate da un grande amore.

A poco più di 20 anni le rughe sul suo viso disegnavano linee inquietanti. Poi la decisione di reagire.

Eccola di nuovo al Roland Garros.

Qui è cominciata la grande avventura, qui è ripresa. Lo scorso anno si era fermata in semifinale. Ora la musica è diversa. E’ approdata in finale Monica Seles, ha rotto la cavalcata della terribile Matina Hingis picchiando la palla con grande potenza, mettendola sotto con delle risposte al servizio che trasformavano il volto della svizzera in una maschera di stupore. Ha meravigliato tutti per quello che ha fatto, questa americana che si muove in campo come se fosse percossa da una scarica elettrica. Sempre di fretta, mai un attimo di respiro. Era arrivata qui con poco allenamento alle spalle, con appena cinque tornei disputati nell’anno. E ha messo via prima Jana Novotna, poi Martina Hingis. Monica è tornata, anche se Arantxa Sanchez cancellerà l’ultimo sogno in finale.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...