Giornali e pugilato. Ormai è guerra

boxe

CRONACHE nazionali del Corriere della Sera di oggi, martedì 29 luglio.

Pagina 14 dell’edizione di Roma.

Il pezzo d’apertura è dedicato alla fecondazione assistita.

La spalla è un colonnino sul dramma senza fine della Concordia.

A centro pagina la sorpresa. Una fotonotizia di pugilato a quattro colonne!

Un volto centrato da un pugno e poche righe per spiegare che i colpi alla mascella fanno male e possono provocare il ko.

Non capisco. Non ha senso. A meno che i giornali non stiano passando dalla fase uno (disinteresse totale) alla fase due (guerra) del loro rapporto con il pugilato. Se così fosse, lo dicano senza celarsi dietro colpi bassi.

Faccio il giornalista da oltre quarant’anni e non ho mai visto una fotonotizia collocata in un contesto meno appropriato di questo.

Fuori dallo sport, senza alcun collegamento con la cronaca che è il settore in cui è stata inserita.

È in una collocazione illogica: quale relazione ci sia tra la fecondazione assistita, la Concordia e un pugno alla mascella non riesco proprio a capirlo. Ma evidentemente il redattore che l’ha pensata e il capo servizio che lo ha istruito avranno una spiegazione. Mi piacerebbe conoscerla.

Guerra dunque, è l’unica risposta che riesco a darmi.

Non so se chi ha inserito quel fuori contesto si sia accorto che i due pugili sono dei dilettanti. Inserendo quello che ha ritenuto un messaggio negativo ha dunque dichiarato guerra alla Federazione Pugilistica Italiana, ma anche al Coni, al Comitato Olimpico Internazionale, all’ordine mondiale dei medici sportivi, a milioni di pugili che si battono sui ring di tutto il mondo.

Dubito che se ne accorgeranno, ma chi ha sensibilità per farlo ci resterà sicuramente male.

Non estremizzo.

Non c’era una sola ragione per inserire quella foto se non quella di rafforzare l’avversione che la stampa italiana ha ormai da tempo nei confronti della boxe.

Non mi lamento, sia chiaro. Hanno sottolineato una cosa che so benissimo: i pugni alla mascella fanno male. Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto.

È come ricordarci che in sauna fa caldo e in Alaska fa freddo.

Dal momento però che siamo nel campo dell’ovvio, si rafforza la domanda di partenza: perché questa fotonotizia ha trovato spazio sul primo giornale italiano che ignora sistematicamente lo sport del pugilato?

Nei tempi passati, non parlo di cento anni fa, mi riferisco a un’epoca molto più vicina, il Corriere della Sera era tra i più attenti testimoni delle imprese della nostra boxe. Aveva giornalisti di spessore che si occupavano di questo sport: Mario Gherarducci prima, Claudio Colombo poi. Bravi scrittori, conoscitori della materia e con una grande voglia di raccontare.

Poi la boxe è scesa di interesse generale e gli specialisti non sono più esistiti. O perlomeno non sono più stati testimoni oculari degli eventi.

Capiamoci bene, tanto per non dare campo a equivoci.

Non metto la testa nella sabbia. Ho occhi per vedere e testa per capire. Il pugilato italiano attraversa una fottuta crisi. Di qualità media, di personaggi, di promozione, di credibilità. Ma se questo giustifica il ridimensionamento mediatico, non assolve il colpo basso.

No, quella fotonotizia di boxe all’interno di una pagina dominata da un servizio sulla fecondazione assistita non l’ho capita. A meno che non sia l’inizio di una guerra per l’abolizione del pugilato. Se così fosse, lo dicano.

La boxe è combattimento leale, senza trucchi. La vita non sempre lo è.

 

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