La notte di van Gaal e Krul, il genio e l’eroe

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LA STRANA storia del signor Tim Krul (a destra nella foto sopra, a sinistra: Cillessen) parte dal minuto 110 di Olanda-Costarica. Un signore apparentemente senza emozioni lo guarda fisso negli occhi e gli fa un leggero cenno del capo. Lui si alza dalla panchina e comincia il riscaldamento. Louis van Gaal ha deciso. Sarà quel giovanottone a difendere la porta nel momento dei calci di rigore.

Non è che l’uomo chiamato a salvare la patria pedatoria abbia trascorsi da fenomeno in occasioni del genere, non è uno specialista del settore come si potrebbe pensare. Col Newcastle ne ha parati appena due su venti. Ma l’altro, Jaspen Cillessen: quello che ancora non sa nulla ed è lì che evita con un intervento da fenomeno il gol beffa di Marcos Urena al 117’, ha un record addirittura peggiore. In carriera non ne ha parato neppure uno.

Si aspetta l’ultimo minuto, ma la palla sembra non voglia uscire, poi finalmente se ne va oltre la linea laterale. Fuori Jaspen Cilessen, portiere titolare, dentro Tim Krul.

Quello che mi passa per la testa deve essere lo stesso pensiero che ha attraversato le menti di chiunque stesse guardando la partita: van Gaal è un pazzo. Oppure un genio. Dipende da come finirà.

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Il giovanotto chiamato a recitare la parte dell’eroe è nato ventisei anni fa a Den Haag, nel sud dell’Olanda. È un omone lungo 196 centimetri per un peso forma attorno agli ottantaquattro chili. Ha fatto tutta la trafila delle nazionali, dall’Under 15 alla prima squadra.

Gioca a Newcastle, squadra in cui ha esordito da titolare il 2 novembre del 2006 a Palermo in Coppa Uefa contro i rosanero. Gli inglesi quella partita l’hanno vinta 1-0 e lui è stato giudicato miglior uomo in campo. Testimonianze a favore? Sicuramente quelle di Biava, Di Michele e Caracciolo che si sono visti respingere il pallone dopo che avevano già gridato al gol.

Tim viene da una stagione difficile, vissuta tra gli infortuni e i problemi di una squadra che non ha certo il suo punto forte nel reparto difensivo. Eppure lui è finito spesso sui giornali, come quando ha salvato per quattordici volte la rete contro il Tottenham. Le parate sui tiri di Paulinho, Erikssen e Sigurdsson i tifosi avversari non le dimenticheranno mai.

Si giocava da quasi due ore a Salvador, in Brasile. Mancavano trenta secondi alla fine del secondo tempo supplementare quando van Gaal l’ha fatto entrare. Lui ha aspettato che Cillessen uscisse, l’ha abbracciato ed è corso a mettersi tra i pali. Mezzo minuto dopo l’arbitro ha fischiato la fine. Era arrivato il momento della verità. Per lui e per l’allenatore. Genio o pazzo? Nel calcio è sempre il risultato a dettare la risposta.

Pazienza. E’ la dote che Tim giudica indispensabile per un portiere. Ha le idee chiare il ragazzo. È uno che ha scelto fin da bambino cosa avrebbe voluto fare da grande: il portiere o il pilota di auto da corsa. Una volta scartate le macchine, il calcio è diventato il suo mondo.

Ha lottato a lungo contro la sfortuna, che è stata una presenza ingombrante sin dagli inizi. Quattro giorni dopo l’esordio contro il Palermo si è fatto male durante il riscaldamento per la partita contro il Watford. Ginocchio fuori uso. Doppia operazione.

Nella scorsa stagione ha messo in fila problemi con uno strappo muscolare, la lussazione della spalla destra e la distorsione della caviglia. Ma alla fine le cose si sono aggiustate e in più di un’occasione è stato giudicato migliore uomo in campo.

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Il primo rigore parato da Krul nei quarti di finale della Coppa del Mondo brasiliana è stato quello tirato da Ruiz. Un tuffo sulla sinistra, una palla rasoterra difficile, ma non impossibile.

È stato a quel punto che mi sono ricordato di avere letto qualcosa su di lui appena poco tempo fa. Ero finito in un sito di calcio inglese che faceva dei mini ritratti dei protagonisti della Premier League.

Su Tim Krul scriveva che aveva un sogno nel cassetto. Gli sarebbe piaciuto essere Brad Pitt e fare l’attore. “Ma no?” mi sono detto. Andando avanti ho scoperto che avevamo anche una cosa in comune. Entrambi avevamo letto Open e la biografia di Andre Agassi era piaciuta tanto a tutti e due. Una cosa però ci allontanava. Io non amo i gatti, lui ne ha uno (Thomas) come migliore amico. A chiudere quella scheda, il sito riportava la dieta del portiere nel giorno della partita: colazione con uova strapazzate su toast, pranzo con spaghetti e pollo. Ci può stare.

C’era tensione quando Michael Umana è andato a tirare il quinto rigore per Costarica. Se l’avesse sbagliato l’Olanda sarebbe approdata in semifinale, dove avrebbe trovato l’Argentina.

Tim Krul si distendeva in tutti i suoi quasi due metri e ancora una volta respingeva la botta dal dischetto. Due rigori parati su cinque.

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Un lungo abbraccio da uomini veri tra lui e van Gaal celebrava il trionfo. Enntrambi festeggiavano la medaglia che si erano appena cuciti sul petto.

Tim si era meritato il distintivo di eroe.

L’allenatore a quel punto era più che mai un genio.

Avevano vinto la loro scommessa.

Costarica piangeva mentre l’Olanda celebrava con mille sorrisi quella strana coppia.

 

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