Federer, il giorno in cui tutto è cominciato

Kover

Il 2 luglio 2001 dalla tribuna stampa del Centrale di Wimbledon ammiravo Roger Federer battere Pete Sampra e approdare ai quarti di finale. Tredici anni, 17 vittorie nei tornei dello Slam, 81 milioni di dollari e quattro gemelli dopo Roger Federer è ancora lì. Domani potrebbe diventare il primo a conquistare per l’ottava volta lo Slam più famoso del mondo. Riproporre il racconto scritto quel giorno mi sembra il modo giusto per celebrare uno dei più grandi tennisti di sempre.

 

ROGER FEDERER dice di non sognare mai. Forse è per questo che ieri pomeriggio, subito dopo aver battuto il Mito, si è messo a piangere. Aveva paura di aver ceduto a una debolezza, attendeva con angoscia il momento in cui qualcuno lo avrebbe svegliato. Pete Sampras era lì, dall’altra parte della rete, con i suoi sette titoli, le 31 vittorie consecutive a Wimbledon, i 55 successi nelle ultime 56 partite su questa erba. Era lì con i suoi mutandoni e la lingua penzolante. Sconfitto, battuto da un ragazzo che 20 anni li compirà solo il prossimo 8 agosto. Dieci primavere più giovane di lui.

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Un’umidità infernale, il sudore che ti riempie il corpo e una partita che si gioca solo nel campo dei sogni. E’ lì che puoi trovare un giovanotto sfrontato che finalmente ha saputo dare un’aggiustata alle sue esuberanze. Peter Lendgren è un tipo che conosce i caratteri difficili, è stato il coach di Rios, ora lo è di Roger di cui ha saputo limare le insofferenze. Adesso Federer è solido, non spreca colpi, non spreca energie, non spacca racchette. Ribatte il servizio avversario come un satanasso, gioca un ficcante rovescio a una mano. Non ha soggezione di nessuno. E questo lo aiuta a colmare le lacune. Dicevano che difettasse nel tocco, che non si muovesse con sufficiente destrezza a rete. Balle. Ieri su questo piano è stato leggermente al di sotto del Mito, ma si è comunque mosso su altissimi livelli.

Pistol Pete ha giocato la migliore partita di questo Wimbledon, la migliore della stagione. Ma a 30 anni non si può arrivare qui avendo solo pochi tornei nelle gambe, non si può lottare per tre ore e 41’ senza possibilità di riprendere fiato, non si può approdare agli ottavi di finale con il ricordo di tre brutte vittorie sulle spalle. Anche un fenomeno perde fiducia e allora entra in campo sotto pressione. E se ti manca l’abitudine alla sofferenza, può capitarti anche che di sbagliare. Due palle break, quasi due match point sul 4-4 dell’ultimo set, buttate via. E così, lui che a Wimbledon aveva vinto tutte e cinque le partite chiuse al quinto set, stavolta ha perso. Non gli accadeva su questa erba dal 4 luglio 1996.

E’ un cambio generazionale. Federer, già numero 15 del mondo, lunedì dovrebbe entrare nei Top Ten. E il torneo potrebbe anche vincerlo. Penso che sarà un processo lungo e complicato quello che porterà gli appassionati a farsi conquistare emotivamente da lui, ma che bisognerà abituarsi all’idea. Alla fine questo giovanotto, che oggi sembra gestire con freddezza i sentimenti, riuscirà a scuoterci emotivamente. Da oggi sarà sempre più spesso sulla strada di chiunque ami il tennis. E lo sarà da protagonista assoluto.

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È cresciuto in una famiglia della ricca borghesia svizzera. Sua madre Lynette è sudfaricana. Il babbo Robert è svizzero. Nel ’73 si sono trasferiti a Basiliea, proprio dietro il Palasport dove quest’anno Roger ha vinto i due incontri di Coppa Davis contro gli Stati Uniti: è un vero pericolo pubblico per quel Paese!

Ama Milano dove a gennaio ha vinto il primo torneo della carriera, il calcio e Ronaldo, la Lamborghini e la playstation. Non parla molto, se proprio deve confidarsi preferisce farlo con Ginger: una vecchia gattina, ormai entrata di diritto a far parte della famiglia. L’unica debolezza confessata dalla mamma, non certo da lui, è quel portafortuna che si porta sempre dietro: un piccolo cuscino regalatogli tanti anni fa da una zia.

Solido dentro e fuori dal campo Roger riesce ad incantarti soprattutto con il rovescio, con la capacità di capire un attimo prima cosa fare, per quel senso straordinario di leggere la partita. Ieri ha giocato un match perfetto contro un Sampras sempre molto forte, ma al di sotto di quello che eravamo abituati a vedere sull’erba del suo giardino.

È stata una strana serata. Provo emozione per quello che ho visto fare sul Centrale, mi sento felice per un giovane che ha timbrato il cartellino della fama, ma avverto anche un po’ di tristezza per l’Uomo Imbattibile che esce sconfitto. Pistol Pete ha tranquillizzato tutti, non c’è il ritiro dietro l’angolo. Il prossimo anno sarà qui ancora per vincere. E intanto, pochi metri più in là Roger Federer continua a festeggiare con un grande sorriso. Il futuro è suo.

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