Peggio della Corea, Costa Rica azzera l’Italia

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L’ITALIA è più forte. Il calcio è la nostra casa.

Qualcuno si è però dimenticato di spiegarlo al signor Luis Pinto: il coach della Costa Rica, quello che gli amici chiamano don Jorge.

Quel piccolino lì, non più di 165 centrimetri di energia, ha gestito da illusionista consumato la squadra e ha fatto sparire il pallone.

Per gli azzurri un solo tiro nello specchio della porta nel primo tempo. Zero nella ripresa.
E a recriminare per un rigore negato sono loro, non noi. La spinta di Chiellini su Campbell grida vendetta. Ma gli arbitri di questo Mondiali sono degni di Blatter. Nischimura in Brasile vs Croazia ci ha fatto capire a cosa saremmo andati incontro. Rolan con la collaborazione del guardialinee ha inventato l’annullamento di due gol a Dos Santos, per fortuna il Messico ha ugualmente sconfitto il Camerun. In Uruguay vs Inghilterra è stato permesso a Suarez di segnare il raddoppio partendo da una posizione di fuorigioco di almeno due metri. E la sceneggiata di Muller contro il Portogallo ha provocato l’espulsione di Pepe e aperto la strada alla Germania.

Ma non è questo l’argomento del giorno. Il protagonista di un afoso venerdì di giugno è don Jorge, l’uomo che viene da San Gil: un paesone di poco più di quarantamila abitanti a Nord Est della Colombia, trecento chilometri di strada da Bogotà. Anni luce lontano della realtà italiana.

Forse per questo quando ha parlato dei pericoli in arrivo ha fatto il nome di Pirlo.

Non sapeva che avremmo schierato l’arma segreta. Chi? Ma Thiago Motta, ragazzi. Forse il signor Luis Pinto (foto sotto) non lo conosceva, altrimenti alla vigilia non sarebbe stato così possibilista. Sarebbe stato certo della vittoria.

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Forse il tecnico della Costa Rica aveva però sentito nominare Cassano, probabilmente però il ricordo era legato al passato. Non poteva pensare che Prandelli avrebbe mandato in campo uno capace di sbagliare il 95% dei passaggi.

Uno che di sicuro il nostro eroe colombiano conosceva era Balotelli.

SuperMario, il bombardiere senza paura, l’uomo che distrugge le difese.

A forza di sentirne esaltare le qualità mi ero convinto che fosse colpa mia. Non ho mai avuto una considerazione esaltante del bomber oggi al Milan. Probabilmente era solo un mio approccio sbagliato.

Tutti lo dipingevano come l’ariete capace di trasformare ogni squadra. Eppure continuavo a non vedere in lui né Boninsegna, né Riva, né Ibrahimovic. Loro sì in grado di fare squadra da soli.

E sì perché questo era il problema. Fare squadra da soli dal momento che almeno dieci dei quattordici non erano neppure scesi in campo. Erano stanchi, fuori condizione, lenti, fallosi e imprecisi. Forse il travolgente successo sulla perfida Inghilterra, chissà perché eliminata dopo due partite, li aveva stremati.

Don Jorge ha costruito una squadra che ha tenuto il pallino in mano per tutta la partita. Linea alta in difesa e italiani in perenne fuorigioco: alla fine sarebbero stati dodici quelli giustamenti fischiati dall’arbitro. Salda cerniera a centrocampo e scorribande in attacco quando si poteva. Tutto qui.

Voi direte: E che sarà mai?

Niente di speciale, ma ci siamo andati avanti per decenni.

Un girone terribile. Così era stato dipinto alla vigilia della Coppa del Mondo. Poi abbiamo scoperto che l’Inghilterra era poca cosa e l’Uruguay si barcamenava tra il decoroso e l’indecente. Restava Costa Rica.

Cerchi, ti informi, spulci annuari, giornali e libri, guardi video e ti fai raccontare particolari da amici che la conoscono bene. Ma alla fine non ti sembra proprio di vedere il Brasile del ’58 o quello del ’70. Non c’è Pelè, non ci sono neppure Tostao, Carlos Alberto, Dialma Santos o Rivelinho. Non è neppure l’Olanda del ’74 che sfiorò il titolo. E se c’era un nuovo Johan Cruyff non me ne sono accorto.

Eppure è a punteggio pieno, unica già qualificata agli ottavi di finale.

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Non so come andrà a finire questo Mondiale per l’Italia. Mi auguro che riesca ad arrivare sino in fondo, anche se so che è una speranza più da tifoso che da osservatore distaccato.

Ma nessuno riuscirà a convincermi che fosse una necessità assoluta far giocare Thiago Motta, Cassano e Candreva. E mi porterò dietro a lungo un’imbarazzante domanda dopo il crollo contro i sudamericani: perché eravamo così a pezzi dal punto di vista fisico già alla seconda partita dei Mondiali?

Ho sentito dire in televisione che la sconfitta contro Costa Rica non può essere paragonata a quella contro la Corea del Nord nel 1966. Continuo a leggere la formazione dei sudamericani mentre nella testa mi ronza la classifica Fifa che vede 27 squadre davanti ai sudamericani e mi convinco che quelli di Sky hanno ragione.

Forse la disfatta non è stata davvero come contro la Corea. E’ stata più grande.

Ho visto il nulla fatto squadra. Il paradosso calza alla perfezione: Costa Rica peggio della Corea.

 

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