Errani, la guerriera tascabile incanta Roma

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SARETTA è diventata grande. Oggi è una ragazza di ventisette anni che ha rubato il cuore di Roma. Piace perché lotta come una guerriera, sa stupirci con una smorzata, sa incantarci con un lungolinea.

Un furetto che corre da una parte all’altra del campo, un muro di gomma che fa saltare i nervi a chi le sta davanti. E quando la spingono giù, giù nell’angolo più lontano del campo, inventa uno di quei pallonetti che sembrano perdersi nel tempo. Un colpo che stupisce la giocatrici di oggi, quasi quanto la smorzata. Le picchiatrici capaci solo di sparare palle incatenate si meravigliano davanti a un cambio tattico, a un’invenzione.

“Arza!” urlava il mio amico e collega Teo Betti quando vedeva una dei nostri in difficoltà. L’arte del pallonetto è difficile da imparare, ma se acquisisci  leggerezza di tocco è micidiale come arma da sfruttare.

Quando si giocano partite così credo sia giusto usare come chiave di lettura le emozioni. Vedere la Errani comandare il gioco, addirittura andando ad attaccare la più potente rivale Jelena Jankovic, mi fa sentire bene.

E’ uno sport, per carità. Ma è proprio nello sport che nascono grandi passioni. A volte mi dimentico del contesto e comincio a sognare.  Mi sento come se fossi lì in mezzo al campo a tirare un rovescio incrociato, un lungolinea perfetto in risposta al servizio, a inventarmi un drop shot dopo avere costretto il rivale a rifugiarsi tre metri oltre la riga di fondo.

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E se tutto questo non dovesse bastare e le cose cominciassero a mettersi male, si può sempre chiamare Pablo (foto sopra con la Errani). Come ha fatto Sara quando è andata sotto 1-2 nel primo set o 1-4 nel secondo. E lui salta giù, si inginocchia davanti alla panchina e sussurra poche parole, qualche consiglio, un paio di incitamenti, la giusta chiave per tornare a comandare.

Sono Lozano, Pablo Lozano. Risolvo problemi.

Lassù in tribuna continuavo a chiedermi come potesse mai la romagnola andare a prendersi la partita con un servizio così così, una seconda palla che viaggiava sotto i 90 kmh. Ogni volta mi aspettavo in risposta un proiettile che tranciasse il campo. E invece l’altra sparava un colpo piatto che in avvio sembrava destinato a provocare sconquassi, ma una volta passata la rete capivo che non avrebbe fatto grandi danni.

Sara ha vinto di testa e di tocco. Ha comandato per larghi tratti la sfida sul piano tattico. Ha capito quando accelerare, quando variare, quando osare. Ha giocato per lunghi periodi un tennis da applausi.

Ha innervosito la Jankovic, piagnona oltre misura. Le ha riempito la testa di dubbi. Jelena arrancava, remava sulla linea di fondo, piazzava alcuni dritti da applausi. Ma procedeva su ritmi più bassi, con una linea di rendimento su alti livelli meno costante di quella di Sara.

Saretta è cresciuta.

Come ricorda sempre Pablo Lozano, angelo custode oltre che coach da otto anni, si è incamminata sulla strada delle sorprese. Una dietro l’altra, nessuna neppure lontanamente prevedibile appena due anni fa.

“Sono orgojoso da lei” ripete l’allenatore a chiunque gli chieda di dare un giudizio sulla ragazza.
La piccoletta, appena centosassantatrè centimetri sopra il livello del campo, è un gigante quando trova la giornata giusta.

E’ finalmente riuscita a battere le migliori. Prima la cinese Na Li, numero due del mondo. Una vittoria arrivata, è vero, grazie anche all’aiuto di un malanno causato da cattiva alimentazione. Poi Jelena Jankovic (8). E stavolta non ci sono stati aiutini esterni, la Errani ha fatto tutto da sola.

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E’ la rivincita delle piccolette. Trottoline del tennis che rispediscono al mittente qualsiasi pallina arrivi dalle loro parti. Un muro di gomma contro cui a volte è proprio difficile giocare. E allora ti capita come è accaduto a Jelena. Perdi la calma e cominci a parlare con il coach in tribuna, la gente che applaude, l’arbitro, la pallina, la racchetta.

“Non stai bene!” direbbe il mio comico di riferimento Maurizio Battista.

Francesca Schiavone, in una calda giornata di giugno 2010, aveva rivoltato il mondo del nostro tennis. Era andata a prendersi il Roland Garros. Prima italiana nella storia di questo sport. Quel giorno scrivevo che erano finalmente finiti i tempi in cui all’inizio della seconda settimana di Parigi si tiravano fuori dal valigione impolverato dei ricordi i nomi di Nicola Pietrangeli e Adriano Panatta.

Francesca è andata avanti e l’anno dopo è approdata in finale. Poi è arrivata Saretta. Finalista contro Maria Sharapova nel 2012, semifinalista lo scorso anno.

Tre italiane hanno attraversato la Top Ten. Le due signore che ho appena nominato e Flavia Pennetta.

Sara è la variabile impazzita, quella che non ti saresti mai aspettato. Fino al 2011 navigava appena dentro le Top 50, aveva vinto Palermo e Portoroz e poco più. Poi due anni di fuoco, la svolta, la rincorsa che l’ha portata al numero 5 del mondo. La piccoletta da lassù le guardava tutte dall’alto.

Un periodo di rilassamento dopo due stagioni in corsia di sorpasso. E adesso ha ripreso a correre.

C’è una disputa tra gli statistici del tennis.

Un’italiana in finale nel torneo che si gioca nello splendido Foro Italico.

Un colpo solo e si entra nella storia.

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Annelies Ulstein-Bossi questo torneo l’ha vinto nel 1950. Vero, ma era nativa di Dresda in Germania Est, la nostra nazionalità l’aveva presa grazie al matrimonio con il tennista Renato Bossi.

Anche Raffaella Reggi (nelle foto sopra) aveva vinto nel 1985. Ma era un’edizione ridotta, senza le grandi di allora, giocata all’Italsider di Taranto.

E allora non resta che Lucia Valerio. Gli Internazionali sono nati nel 1930, lei li ha vinti l’anno dopo e nel 1932/’34/’35 è andata in finale.

Altra epoca, altre difficoltà, altra sede (Milano), altro livello medio dal punto di vista qualitativo.

La tennista tascabile mi ha comunque fatto fare un salto. Non so se nel tempo o solo sulla sedia. L’unica cosa che conta è che ha centrato la finale e ora affronterà Serena Williams in una sfida terribile.

Saretta diventata Sara continua a stupirmi. E accanto a lei c’è Pablo Lozano, risolve problemi.

Fossi su Facebook cliccherei un sacrosanto “Mi piace”…

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