Giornali sportivi in caduta libera

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MARZO ha confermato la caduta libera dei giornali sportivi che continuano a perdere copie. Ma attenzione, c’è un’importante novità. La Gazzetta dello Sport, stando ai dati ADS (Accertamento diffusione stampa), si sta creando un’uscita di sicurezza. Ed è il digitale. Al momento il 6% delle copie vendute è per il giornale online, il dato è in lenta ma continua crescita. E parliamo di cifre importanti, superiori a 15.000 copie. Su questo territorio i concorrenti arrancano: il Corriere dello Sport-Stadio vende solo lo 0,8 % in digitale e Tuttosport l’1,2%. Parliamo, rispettivamente, di 912 e 805 copie.

Anche nel calo totale, la rosea tiene meglio degli altri due: – 7% confrontando i dati di marzo 2014 con quelli dello stesso mese dello scorso anno, contro il – 11% del quotidiano romano e il – 12% di quello torinese. E’ l’ennesimo passo indietro fatto dall’editoria sportiva che non solo non è in controtendenza, ma segue il lento declino, a volte cedendo addirittura di più, della stampa di informazione.

Si sta cercando nel restyling, nella rimodulazione grafica, l’ancora di salvezza. Vedremo se darà risultati.

La direttrice del New York Times e il direttore del Times di Londra, decisamente più autorevoli di me, hanno detto che solo la qualità potrà tenere in piedi il cartaceo. Io penso che oggi le munizioni per combattere l’erosione continua possano essere cercate anche nella multimedialità, nell’integrazione dei sistemi atti a produrre informazione, possibilmente di qualità. Le sinergie tra giornale cartaceo, sito Internet e web televisione sono l’ultima speranza per non morire in fretta.

I giornali sportivi però non amano le novità.

La richiesta di maggiore visibilità fatta da quasi tutte le Federazioni, calcio escluso, e sottolineata un mese fa su questo blog, dovrebbe fare riflettere i quotidiani. Potrebbero andare ad occupare spazi importanti, ma mi sembra che al 66,6% della stampa sportiva questo non interessi.

La formula resta la stessa. Squadra che vince non si cambia, ma qui si parla di una squadra che continua a perdere tutte le partite.

I tempi di reazione sono lenti. Se un fatto accade dopo le 18.00/19.00 si registra e si aspetta il giorno dopo per svilupparlo in ogni suo aspetto. Così i quotidiani arrivano con 48 ore di ritardo rispetto a Internet. Colpa di organici decimati, ma anche di una reattività redazionale inferiore rispetto al passato.

Anche se resto dell’idea che non si possa continuare ad addossare ogni colpa al web o alla tv, resta il fatto che è con questi mezzi che bisogna confrontarsi. Una volta il giornale era la fonte principale di informazione sportiva, oggi è in concorrenza con nemici che hanno dalla loro il vantaggio dell’immediatezza.

Kover

Purtroppo in due quotidiani su tre è stato virtualmente legittimata la rinuncia alla notizia. Per mancanza di giornalisti sul campo, perché tanto le informazioni sono già state date da SkySport24 o dai siti online, perché il rapporto con le fonti si è inaridito. Qualsiasi sia la ragione, si è tolto il gusto di dare in esclusiva una notizia che altri non hanno. L’alternativa è l’analisi, il commento, lo sviluppo della notizia pubblicata da altri.

Anche in questo campo si corre all’indietro. Se le redazioni sono state sfoltite in maniera selvaggia, se sono stati tagliati i rapporti con i protagonisti dal momento che si è rinunciato in modo consistente a coprire con propri inviati gli eventi, se è calata la presenza sul territorio, ci sono due sole alternative: o hai dei grandi giornalisti capaci di esprimersi su ogni argomento lanciando messaggi epocali o non offri nulla di più di quanto chi dovrebbe comprarti già non sappia.

Mi sembra insomma non si faccia abbastanza per combattere quelli che sono i colpi inflitti dalla crisi economica.

C’è sempre una più diffusa paura delle novità, poca voglia di uscire dagli schemi.

Continuo a restare dell’idea che il calcio sia nettamente in testa alla classifica dei motivi per cui un lettore compra il giornale sportivo. Ma vogliamo provare a dargli qualcosa in più, qualcosa che già non conosca? E perché non farlo ogni giorno? Se si vuole fidelizzare il lettore lo si dovrà convincere che non rimpiangerà mai i soldi spesi per comprare il suo quotidiano.

Nel calcio, paradiso dei luoghi comuni, ho sentito mille volte ripetere: “Mancano sette partite alla fine, le giocheremo tutte come se ognuna di loro fosse una finale.” Tanto per restare sulla linea dell’ovvio: ogni giorno tutti assieme ci si dovrebbe impegnare per fare uscire il giornale della vita. Tutti, editori compresi. Perché il giornale lo fanno i giornalisti, ma senza gli investimenti di un editore non si va da nessuna parte.

I giornali vengono fatti a tavolino da persone che non escono da quelle stanza da decenni e hanno formato, e formano, il loro sapere attraverso quello che leggono o vedono in tv. Nel momento in cui si taglia il filo che collega i propri giornalisti con la realtà obbligandoli a lavorare senza essere lì dove si svolge l’azione, si legittima l’impossibilità di essere originali, diversi. Si va a rimorchio di informazioni altrui. A quel punto la domanda sorge naturale: perché mai dovrebbero comprare noi?

La crisi economica ha portato alla riduzione degli organici, al taglio drastico delle trasferte. Un giornale senza inviati non può farcela. Le storie riprese dalla Tv o da Internet sono vecchie. Non c’è approfondimento che tenga se alla base c’è un’ignoranza della materia. Nel senso che se non si è dentro al sistema, se non si conoscono i dettagli, se non si riesce a parlare con i protagonisti difficilmente si può scrivere qualcosa che possa far dire al lettore: “Ho speso bene i miei soldi.”

Credo che i giornali sportivi dovrebbero cambiare in fretta e farlo assumendo rischi enormi sul piano giornalistico. Continuare a produrre un prodotto di livello medio non porterà da nessuna parte. E’ finito il tempo di giocare in difesa. Bisogna attaccare.

Altrimenti il futuro prossimo vedrà i più grandi mangiare i più piccoli, fino a quando anche i sopravvissuti dichiareranno la resa totale. Purtroppo sono i numeri a dirlo, non io.

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Franco Fava ha detto:

    Dario caro come non condividere dalla prima all’ultima parola? Le redazioni sono diventate delle vasche per pesci rossi. Hai visto i risulatti recenti del New York Times? E’ tornato in attivo, dopo tutti gli investimenti, finanziari e professionali, fatti sul web. Un abbraccio da Doha, Franco

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