Il Partito Della Violenza è male nazionale

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“È probabile che considerino la boxe primitiva, come se vivere nella carne non fosse una proposta primitiva, fondamentalmente inadeguata a una civiltà retta dalla forza fisica e sempre subordinata a essa.” (Joyce Carol Oates)

 

SABATO sera ne abbiamo avuto la conferma. Siamo davanti a una forza politica che agisce con sistemi militari ed è ramificata sull’intero territorio. E’ quella che fa della violenza il proprio credo. La violenza da stadio, quella che quasi mai viene perseguita. Non appartiene a Napoli, Roma, Bergamo, Milano o Verona. E’ democraticamente trasversale, appartiene all’Italia tutta. Sarebbe un errore limitarne i confini, faremmo il loro gioco. Un’entità piccola fa meno paura, può continuare ad agire senza essere disturbata.

Provate a pensare per un attimo a cosa sarebbe accaduto se il palcoscenico fosse stato diverso…

Un uomo in pericolo di vita, tre feriti gravi, decine di contusi. Guerriglia fuori dal teatro dell’evento e minacce di violenza all’interno. Città in ostaggio. Ultimatum e contrattazione. Il tutto davanti al Presidente del Consiglio, al Presidente della Camera e ai padroni dello sport italiano.

E’ la legittimazione di una forza politica. Perché se lo Stato tratta vuol dire che la riconosce come controparte. E loro hanno trattato.

Al centro l’inferno, attorno l’Italia.

Un Paese che non si scandalizza del fatto che 1.500 agenti di sicurezza siano impiegati per una partita di calcio.

Diceva Martin Luther King: “La mia libertà finisce dove comincia la vostra.”

Una frase che è morta assieme a quell’uomo di pace.

Non c’è libertà se un’intera città è in mano a una sola forza politica. Al Partito Della Violenza.

Gli scontri da stadio devastano, impauriscono, minacciano.

Lo sappiamo tutti prima. Eppure ogni volta facciamo finta di stupirci quando ne vediamo le conseguenze.

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Da sempre i violenti dettano legge. Per questo sono nate le forze dell’ordine, per tutelare i cittadini onesti. Ma se manca una volontà politica che abbia ben chiaro nella testa cosa fare, e soprattutto abbia la volontà di farlo, non ci saranno mai poliziotti o carabinieri che possano provare a vincere.

Viviamo in un Paese che si fa scivolare addosso gli insulti al Presidente della Repubblica, lo sputtanamento dell’inno nazionale, il rispetto della controparte. Ascoltiamo ogni giorno personaggi ufficialmente condannati per un reato che dettano condizioni a chi governa la nazione. E lo stesso Presidente della Repubblica riceve per consultazioni politiche un pregiudicato e un comico che non ricopre incarichi ufficiali.

E’ la politica” mi sento ripetere in continuazione. Non mi piace.

Siamo uno strano Paese dove un’inquietante percentuale di politici ruba in continuazione. Non è demagogia, sono fatti. Come possiamo pensare che governino la nazione? Mi sembra manchino della giustra predisposizione a gestire il sociale. Siamo un popolo di individualisti che, come dicono dalle mie parti, non si cura di quello che accade a un palmo dal proprio culo.

Rassegniamoci a leggere e sentire per giorni e giorni condanne alla camorra, al calcio violento, allo scempio fatto delle istituzioni, alla pochezza del governo pallonaro, ai giornalisti che non stigmatizzano. Poi tutto finirà e si riprenderà a giocare come sempre, sino alla prossima tragedia.

Non ho certezze, ho solo un milione di dubbi.

Stavo già male nel vedere via Salaria, via Flaminia, Lungotevere Flaminio, Foro Italico bloccati in un mare di lamiere per colpa di una partita di calcio. Roma Nord era in mano al Partito Della Violenza. Già smaniavo davanti alle immagini di cinquecento pullman scortati dalla polizia verso lo stadio. Poi sono arrivati i filmati degli scontri e ho capito che stava per ricominciare la solita trafila di botti, insulti, lamentele e condanne. Ho solo pregato che nessuno pagasse con la pelle quella folle serata romana.

Facciamo attenzione. Non restringiamo l’obiettivo. Non focalizziamo un solo punto, ma allarghiamo lo sguardo all’intero panorama. Ci sono connivenze, mancate attuazioni di leggi già esistenti, incapacità a gestire situazioni difficili. E tra i dubbi c’è ne è uno più grande degli altri: si vuole davvero risolvere il problema? In altri Paesi è stato fatto.

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Mentre in molti continueranno a scannarsi su Federcalcio, camorra e trattative vergognese, giornalismo connivente, noi dovremmo prendere coscienza che quello che è accaduto sabato sera all’Olimpico di Roma non appartiene a una sola area geografica, ma è peccato dell’Italia intera. Il Partito Della Violenza si ingrandisce sempre di più. Si insinua nella vita di tutti i giorni, devasta coscienze, macchine, persone e vite. Perché mai dovrebbe essere assente attorno a un’attività che raccoglie il massimo dell’attenzione e una montagna di soldi?

Il PDV è figlio di una cultura che vede lo sport di livello unicamente come mezzo per raggiungere un obiettivo: economico, politico, di potere. E non anche come una splendida occasione per godere di uno spettacolo che coinvolge emozioni, passioni, sentimenti.

Non sta ai cittadini risolvere il problema. Possiamo solo dare il nostro contributo. E’ la politica che dovrebbe finalmente metterci le mani dentro, accettando l’idea di sporcarsele.

Credo sia improbabile. Sabato sera ha legittimato il Partito Della Violenza, tornare indietro sarà molto difficile.

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