Wimbledon ’99, il mago dell’erba si ritira

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Quindici anni fa Boris Becker perdeva da Pat Rafter negli ottavi di finale sull’erba di Wimbledon, in quella che sarebbe stata la sua ultima partita da giocatore. Ripropongo il racconto che all’epoca feci di quella giornata davvero speciale.

 

HA FATTO l’inchino alla Duchessa di Kent, ha salutato la folla ed ha lasciato per l’ultima volta da giocatore il Centrale di Wimbledon. Boris Becker ha perso con Pat Rafter, numero 2 del mondo, ed ha confermato il suo ritiro. Dopo quindici anni da protagonista lascia il tennis.

Gunther Bosch, il maestro che gli ha fatto scoprire il tennis, ha raccontato il loro primo incontro.

«Era grasso e le sue gambe sembravano quelle di un pianoforte. Aveva nove anni e giocava in modo stranissimo, non usando le gambe e tuffandosi verso la palla come un portiere di calcio».

Ventitrè anni dopo quel giorno, Boris è uscito dal Centre Court mentre il Royal Box e tutto lo stadio lo applaudivano in piedi.

Sull’erba di Wimbledon molti tennisti diventano schiavi, altri si esaltano e diventano padroni. Se un pianista, un cantante o un attore può recitare una parte, l’atleta si presenta nudo davanti al mondo. Non può mentire, in campo l’uomo e il tennista sono una sola persona. Mille volte hanno fatto a Boris la stessa domanda.

«Perchè con due match point che ti pesavano sulla testa, sei andato a forzare anche la seconda di servizio?»

La risposta è stata sempre la stessa.

«Perchè non conosco altri modi di giocare, non mi sono mai fermato a metà strada

E’ arrivato nel mondo del tennis definendo Bjorn Borg “il più grande di sempre“. Ne esce indicando Pete Sampras come il migliore della storia.

«Credevo di essere il padrone di Wimbledon, lui ha preso le chiavi della mia casa

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Era il 1985 quando un ragazzino rosso di capelli e bianco di pelle conquistava il primo titolo sull’erba londinese. Aveva appena 17 anni e 227 giorni. Altre sei volte è arrivato in finale: due le ha vinte, quattro le ha perse.

«Una brutta percentuale», ha detto ieri scherzando.

Finisce qui l’avventura di Boris Becker.

Non vedremo più quella incredibile capacità di adattare la geometria al gioco.

In tutto era geometrico Boris. Nel modo di lanciare la palla per il servizio, nei passi con cui misurava il campo, nello stendersi parallelo al terreno in quei formidabili tuffi che sono fotografie di un tennis da favola. Ha vinto tanto, ha soprattutto riempito quei vuoti che solo i grandi sanno colmare.

«Wimbledon e il tennis hanno fatto di me quello che oggi sono. Mi hanno dato la possibilità di essere libero di fare ciò che voglio.»

Così è stato. Brabara Feltus, sua moglie dal 17 dicembre del ’93, è di pelle nera. «Mi sento più tedesca di Boris con i suoi capelli rossi e la pelle bianca, ma non ne posso più di sentirmi chiamare prostituta o drogata, di essere invitata a tornare nella Savana.»

Così parla la donna che nel giugno del ’94 gli ha regalato il primo bambino, Noah Gabriel, e che in agosto darà alla luce il secondo.

Molti uomini di sport fuggono davanti alla politica, alla vita. Lui no. «L’ultradestra è un pericolo per la democrazia. I fantasmi del passato non sono sepolti

Si può avere un servizio magico come il suo, si può essere i primi a portare nel mondo del tennis il concetto di “potenza assoluta”, si può avere un gioco di volo che gli altri solo in sogno posseggono, ma non si diventa Boris Becker senza una scintilla dentro. Ha preso di petto i reazionari tedeschi, ha attaccato il sistema che non vuole affrontare il problema del doping.

«I giocatori di tennis assumono droghe e le autorità sportive anzichè combattere questa piaga, cercano in ogni modo di occultarla».

Ha vinto tanto, ha guadagnato di più. Venticinque milioni di dollari in prize-money, altri 125 dagli sponsor. Centocinquanta milioni per quindici anni di professionismo. Anche questo gli ha regalato la possibilità di sentirsi libero.

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L’ultimo episodio di una splendida avventura. La sconfitta contro Pat Rafter, il numero 2 del mondo.

«Ho lasciato il mio servizio a casa e non so neppure dove sia nascosto», ha scherzato Boris.

Chiude la carriera di giocatore per aprire quella di allenatore. Guiderà, come fa da tempo, un gruppo di giovani.

«E’ sbagliato comparare Sampras e McEnroe. Erano periodi diversi, erano diverse racchette e palle. Non si possono fare paragoni. L’unica cosa certa è che ogni epoca avrà un giovane che verrà fuori per prendere il bastone del comando. E’ il tennis, è la vita

Boris Becker accenna un sorriso, poi assume un’espressione ancora più seria su quella faccia da Van Gogh e se ne va.

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