Hamilton, veloce per amore

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Lewis Hamilton sta andando forte a Shanghai nelle prove del GP Cina che si correrà domenica. Mi è sembrato il momento giusto per riproporre un reportage che ho fatto a Melbourne 2007 in occasione del suo esordio in Formula 1. Dopo quei giorni c’è stato un titolo mondiale nel 2008, ventiquattro vittorie nei Gran Premi, il consolidamento del ruolo di protagonista assoluto. C’è stata, è vero, anche qualche follia da miliardario. Come i venti milioni di dollari spesi per l’acquisto di un Bombardier CL 600 solo per rendere più semplice il rapporto con Nicole Scherzinger, sua compagna e cantante del gruppo Pussycat Dolls. Questo e altro è oggi l’ex bambino prodigio. Ma già dai giorni dell’esordio si capiva che…

 

«Il momento più bello non è quando hai vinto e tutti ti abbracciano. Il momento più bello è la mattina della gara quando ti svegli e te la fai sotto. Quella sensazione di aver fatto tutto il possibile e di essere pronto. Una sensazione che chi gioca sporco non potrà mai provare.»

LEWIS Carl Davidson Hamilton aveva appena dieci anni quando si è trovato nello stesso salone delle feste con Ron Dennis. Erano lì per una premiazione organizzata dalla rivista Autosport. Lewis era un bambino, ma era già diventato campione nazionale di karting. Il più giovane nella storia britannica. Con lo stesso coraggio con cui affrontava le gare, si era presentato al boss della McLaren.

«Mi chiamo Lewis Hamilton e voglio solo farle sapere che mi piacerebbe guidare una sua macchina in futuro».

Tre anni dopo Ron Dennis entrava in casa Hamilton e faceva firmare a padre e figlio un contratto con cui legava il ragazzo alla McLaren. Nel 2007 esordiva in Formula 1.

Si è tanto parlato di questo pilota. Soprattutto perchè è di pelle nera, ereditata dal nonno paterno che negli anni Cinquanta è emigrato dalle Isole Grenadine (Caraibi) a Londra. Lewis è stato il primo in questo sport ad arrivare così in alto. Un altro nero aveva già guidato una Formula 1. Lo statunitense Willy Ribbs nel 1986 aveva provato con la Brabham all’Estoril. La cosa però non aveva avuto un seguito.

Ha avuto un’infanzia dura Lewis Hamilton. E’ cresciuto in una famiglia borghese, accanto al fratello Nicolas che è anche il suo migliore amico. Nicolas che soffre di disturbi cerebrali e ha continuo bisogno di cure.

Campione britannico di Formula Renault, campione europeo di Formula 3, vincitore di due serie nel GP2. La fila dei successi è lunga. Li ha meritati tutti. E’ un pilota di talento, ma è anche un uomo che sa tenere la scena diventandone un naturale protagonista. Nei modi e nelle parole, Lewis ci ricorda i grandi incantatori dello sport. Una sorta di Muhammad Ali, ma con quel pizzico di modestia che al Più Grande mancava anche agli inizi di carriera.

Damon Hill, l’ultimo britannico campione del mondo, ha detto: «Troppe pressioni su di lui. Gli do sei mesi di tempo. Se non dovesse cogliere successi in questo periodo si sentirà un fallito.» Lui gli ha risposto: «Sei mesi mi serviranno per imparare a non sbagliare, per imparare a vincere.»

Hanno detto che per uno che non conosce il mondo della Formula 1 tutto può diventare incredibilmente difficile.

«So come diventare il migliore. Ho solo bisogno di tempo».

Tutti sorridevano davanti alle provocazioni di Ali quando ancora si chiamava Cassius Clay. Hanno imparato ad ascoltarlo.

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Hanno chiesto ad Hamilton: «Se avessi tre desideri, cosa chiederesti?».

Ha risposto come solo un grande sa fare.

«Per prima cosa chiederei più desideri, poi vorrei salute e ricchezza per la mia famiglia, infine chiederei di poter fare qualcosa di positivo per chi è stato meno fortunato di me.»

Dice di lui il grande Jackie Stewart.

«Lewis ha tutte le qualità per diventare un pilota di successo. Sono convinto del suo grande talento. E’ l’esordiente più preparato mai apparso in Formula 1.»

C’è curiosità, un po’ di scetticismo e tanta passione attorno all’esordio di un uomo che ha sempre creduto in se stesso. Il talento regala fiducia, ma serve anche una personalità forte che sappia accompagnarlo nei momenti di difficoltà.

«Sono pronto a realizzare i miei sogn.i»

C’è un ragazzo nuovo in città. Si chiama Hamilton, Lewis Hamilton, e vuole diventare il più grande.

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UN CAFFE’ a Parigi. Anche se si vive a Londra. Dicono che, non molto tempo fa, Lewis Hamilton sia salito in macchina nella City ed abbia guidato fino alla capitale francese solo per far visita alla sua ragazza (all’epoca non era ancora Nicole Scherzinger, foto sopra). Due ore a Parigi, poi di nuovo a Londra. Di quel viaggio conservano un romantico ricordo e il gusto di un caffè parigino.

E’ tosto il ragazzo. Ha cominciato nella maniera giusta. Esordio in Formula 1, primo podio dopo essere stato a lungo davanti al campione del mondo Fernando Alonso. Il mondo della F. 1 è impazzito. Lewis, alla vigilia del GP Australia, aveva chiesto sei mesi per imparare a vincere. Forse salterà qualche classe ed arriverà lì davanti molto prima del previsto.

«E’ fantastico. Fino allo scorso anno questi piloti li guardavo in Tv, e adesso eccomi qui accanto a loro. Ma c’è tanto lavoro dietro questo risultato. Sono felice di essere rimasto così a lungo davanti al due volte campione del mondo. Non è cosa da tutti i giorni. Appena sceso dalla macchina mi sono chiesto: ma cosa ho fatto? Non credevo di essere davvero riuscito a fare quello che sognavo.»

Il primo che ha incrociato dopo l’arrivo è stato Anthony, il papà. Una lunga risata liberatoria per celebrare un terzo posto che vale un trionfo. Un risultato decisamente migliore di quelli che sta raccogliendo nel calcio la sua squadra del cuore, l’Arsenal. Ma non c’erano davvero Wenger e Henry nei suoi pensieri.

«Sono estasiato. Credo sia la parola migliore per esprimere quello che provo. Per qualcuno sarò una sorpresa. Ma io sapevo di potercela fare. Ho lavorato per questo. Fernando (Alonso, nella foto sotto con Hamilton) è un pilota molto veloce, ma io ho provato a stargli davanti. E ci riproverò ancora. Essere in squadra con un campione del mondo, mi esalta. Perchè ogni volta che riesco a fare qualcosa di buono, prendo fiducia. E’ vero, mi sento dentro un sogno. Siamo solo all’inizio, ma è un inizio meraviglioso. Sono andato più forte di quanto qualcuno pensasse, sono andato contro le scommesse. Ma io sono fatto così. So cosa devo fare e so come farlo.»

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Stavolta non fa proclami. Ma è la personalità di questo giovanotto che mi emoziona. Ha tante sicurezze, ma porta con sè anche quel minimo di dubbi che l’aiutano a non sbagliare.

C’è Anthony, il papà, accanto a lui. Il nonno si chiamava Davidson e nel 1954 è emigrato dalle Isole Grenadine a Londra. Sono neri, ma Lewis dice di non essere mai stato vittima, se non qualche volta da piccolo, di episodi di razzismo. Il fatto che nessun pilota di colore abbia mai corso in Formula 1 ha ingigantito l’attesa attorno al suo nome.

C’è un ragazzo nuovo in città. Il suo nome è Hamilton, Lewis Hemilton. E vuole diventare Il Più Grande.

L’UOMO nuovo della Formula 1 è pronto a ripetersi.

Ha firmato un contratto con la McLaren per un ingaggio di 750.00 dollari, ma nell’accordo c’è anche un bonus di 250.000 dollari per ogni Gran Premio che riuscirà a vincere. E’ forse anche per questo che ha affrontato in quel modo la prima curva dell’Albert Park di Melbourne.

Famiglia borghese, infanzia difficile. I genitori hanno divorziato quando lui aveva solo due anni. E’ cresciuto col papà, Anthony di 50 anni, ma va spesso a trovare la mamma Carmen Lockhart che lavora in una Casa di Salute a Londra.

Il giorno che in televisione hanno annunciato il suo ingaggio da parte della McLaren di Formula 1, il papà era davanti al teleschermo. E’ esploso di felicità, ha fatto un salto incredibile. Si è stirato un muscolo del polpaccio e si è dovuto far ricoverare in ospedale.

In gara Lewis usa sempre un casco giallo, lo fa da quando correva con i kart. E’ il padre a volerlo. Così lo riconosce subito. E’ un tipo precoce il giovanotto. A 6 anni ha fatto la prima esibizione in televisione nello spettacolo per bambini “Blue Peter”, guidava una macchina radiocomandata.

Vive nel villaggio di Tewin, nello Hertfordshire. Una chiesa e due pub. Il suo più caro amico è il fratello Nicolas, di 14 anni. Soffre di disturbi cerebrali, ha bisogno di cure continue, ma è il punto di riferimento di Lewis.

«Nicolas è un fantastico ragazzo. E’ un’ispirazione per me. Ha sempre un sorriso, è sempre positivo, non si lamenta mai per quello che ha. Tiene semplicemente il mento su. Ogni volta che credo di avere un problema, penso a quanti problemi più grandi riempiono la sua vita. Averlo come fratello migliora il mio modo di affrontare il mondo.»

Il contratto con la McLaren ha una clausola particolare: la casa inglese può sostituirlo senza pagare una penale se Hamilton non si dimostra abbastanza veloce.

«Diventerà campione del mondo. E’ solo questione di tempo», parola di Martin Whitmarsh, capo esecutivo della McLaren.

«So come diventare il migliore, ho solo bisogno di tempo», ha risposto lui.

C’è un ragazzo nuovo in città. Il suo nome è Hamiltom, Lewis Hamilton.

 

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