Il gol, magia che cambia la vita

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Il Genoa è avanti 0-1 sul campo del Torino. I novanta minuti di gioco si sono appena conclusi, Gilardino ha segnato all’85’. Quattro i minuti di recupero. Dopo due pareggia Immobile, dopo tre Cerci con un gol da favola regala la vittoria al Toro. Incredibile, fantastico, ma già visto. E a livelli decisamente più alti.

 

IL BUIO della notte ha appena coperto Barcellona. Dormono tutti i ragazzi del Manchester United, solo uno di loro non riesce a prendere sonno. Ole Gunner Solskjaer si rigira nel letto. Il compagno di stanza Jaap Stam russa rumorosamente. Impossibile non sentirlo. Solskjaer cerca di rilassarsi, alza il telefono e chiama il suo più caro amico. Un infermiere di Trondheim, Norvegia. Fa il turno di notte, è sveglio anche lui.

Perché non dormi, Ole?

“Jaap fa più rumore del motore di un aereo in partenza.”

Rilassati, domani è il grande giorno.”

“Farai il tifo per me?”

Certo, ma non potrò farlo sino in fondo. Più o meno quando voi sarete attorno al 15’ del secondo tempo, io comincerò a lavorare. Non ho potuto chiedere il permesso, siamo in pochi in ospedale.”

“Devi farti registrare la finale, accadrà qualcosa di speciale. Lo sento.”

Tranquillo Ole, ci ho già pensato.Ho la persona giusta.  Buonanotte.

“’notte anche a te.”

Il giorno che sta per arrivare sarà davvero speciale. Al Nou Camp di Barcellona il Manchester United si giocherà la Coppa dei Campioni contro il Bayner Monaco. L’ultima volta che è riuscito a vincerla è stato nel 1968, in panchina il manager si chiamava Matt Busby ed era sopravvisuto al disastro aereo che nel 1958 aveva distrutto la squadra.

La finale di Barcellona si gioca il 26 maggio 1999, novant’anni esatti dopo la nascita di Busby, venticinque anni fa.

Al 6’ del primo tempo una punizione, un interno destro a rientrare, calciata da Mario Basler porta in vantaggio i tedeschi.

Al 36’ della ripresa Ole Gunnar Solskjaer finisce di soffrire in panchina. Si era agitato, aveva cercato con gli occhi lo sguardo del coach Alex Ferguson, aveva sperato di essere chiamato come sostituto. Sapeva di poter fare bene. Era entrato nel finale anche contro Liverpool e Nottingham Forrest e aveva segnato in entrambe le occasioni. Cosa aspettava il tecnico a metterlo in campo?

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Ferguson (nella foto sopra festeggia con Solskjaer) gli dice di prepararsi a entrare, sostituirà Andy Cole.

Ricordo tutto. Ricordo il colore delle gote di Ferguson, erano viola. E ricordo il silenzio rassegnato dei nostri tifosi.

Con lui i Diavoli Rossi entrano all’inferno, ne usciranno solo da vincitori.

L’addetto alza il tabellone che indica il recupero concesso dall’arbitro, l’italiano Pierluigi Collina. Ancora tre minuti da giocare e il Bayern è sempre avanti 1-0.

Quei tre minuti cambiarono non solo la mia vita da calciatore, ma forse anche il mio modo di percepire la realtà. Neppure noi ci credevamo, ma sapevamo che dovevamo ugualmente insistere.”

Ferguson è in trance agonistica. Si muove nervoso davanti alla panchina, pensa a qualsiasi soluzione pur di cambiare quel maledetto risultato.

Non sapevo neppure chi fossi, dove fossi. Se avessi avuto dieci punte le avrei schierate tutte.”

Johansson, presidente dell’Uefa, lascia la tribuna e si dirige verso il campo per la premiazione.

Trentasei secondi dopo la segnalazione del recupero, Beckham batte un calcio d’angolo da sinistra. Giggs prova a tirare in porta, ma colpisce male. Palla a Teddy Sheringham che di piattone destro la piazza all’angolino basso alla destra di Oliver Khan. E’ il gol dell’1-1.
L’inferno inghiotte il Bayern Monaco.

Solskjaer confessa sincero.

Cosa ho pensato? Che culo! In area c’era anche il nostro portiere Peter Schmeichel. Pensavamo proprio fosse finita.

Steve McClaren il secondo di Ferguson chiede il permesso di fare riscaldare le riserve.

Li faccio muovere, così sono pronti per i supplementari.

Il grande Alex non è sulla stessa lunghezza d’onda.

Tu non fai proprio niente. Questa partita non è ancora finita.”

Ole Gunnar Solskjaer è l’unico a non correre incontro a Sheringham per festeggiarlo. Si avvia verso il centrocampo. E’ teso, concentrato. Sa che i trenta minuti dei supplementari richiedono il massimo di energie psico fisiche.

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Secondo minuto di recupero.

Altro angolo di Beckham, testa di Sheringham e palla sul destro di Solskjaer.

Il norvegese si allunga in un movimento irregolare, una sorta di spaccata senza grazia. Tocca con il collo del piede, la palla si alza e finisce in rete appena sotto la traversa. E’ il gol del 2-1, quello della vittoria, quello che consegna la Coppa Campioni al Manchester United. In quella torsione si è danneggiato i legamenti mediali della gamba destra, ma non sente neppure il dolore. Pazzo di gioia si getta sul campo umido, freddo. Non sente niente, solo una gioia infinita che gli cresce dentro.

Salta Ferguson, saltano impazziti i giocatori, urlano di gioia i trentamila tifosi venuti dall’Inghilterra, il Nou Camp è una bolgia indescrivibile.

Esiste un momento in cui dici: adesso posso anche smettere. Questo è uno di quei momenti.”

Il presidente Johanson esce dal tunnel e vede una scena che non riesce a capire.

I vincitori stavano piangendo (foto sopra) e i perdenti stavano ballando. Cosa diavolo era accaduto in quei tre minuti?

Solskjaer avrebbe firmato migliaia di foto di quel magico gol, avrebbe incontrato migliaia di tifosi che gli avrebbero detto la stessa cosa.

Quella è stata la più bella notte della mia vita, più bella anche della prima notte di matrimonio.”

Lui avrebbe commentato con un sorriso ironico.

Lo dicevano sempre e solo quando le mogli erano lontane.”

Un fan avrebbe scritto a un amico.

Non credere a questo messaggio, io sono morto quella sera a Barcellona.”

Sembrava un incubo, era diventato un sogno meraviglioso. Ole Gunnar Solskjaer quei tre minuti non li ha mai dimenticati. La magia di un gol gli aveva cambiato la vita e l’aveva fatto entrare nella storia del calcio.

 

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