Nessuno sa più ascoltare

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L’UOMO e la donna oggi amano un unico suono. Quello della propria voce. Sempre più spesso vedo gente che parla a qualcuno che sta già parlando. Le parole si sovrappongono, sono tutti e due impegnati a seguire il proprio discorso, a imporre il proprio pensiero. Non importa quello che l’altro sta dicendo. Mi trovo così davanti a un suono sempre più acuto, senza un senso compiuto. Le persone sono vicine, ma è come se abitassero due mondi differenti. Le parole si accavallano e vanno a comporre quella che negli anni Sessanta abbiamo scoperto essere l’alienazione.

Si urlano le più atroci nefandezze. Poi, nella migliore delle ipotesi, ci si scusa. E si pensa di avere azzerato il peccato. E’ un concetto ereditato dalla religione. La confessione cancella il male. Ma nella vita non dovrebbe essere così. Se uccidi una persona non basta pentirti per evitare il carcere. La regola dovrebbe essere la stessa, con le dovute proporzioni, anche nel quotidiano.

Nessuno più ascolta. Viviamo in un mondo in cui la comunicazione ha fatto passi da gigante, la tecnologia ha reso possibile il contatto attimo dopo attimo con il mondo intero. Eppure si usano gli altoparlanti mediatici, i social network ad esempio, per urlare, raccontarsi, insultare. Mai per ascoltare.

L’uomo si sente solo e allora parla, parla. Non importa quello che pensano gli altri, bisogna strillare all’universo la propria verità. Che è sempre inconfutabile, assoluta. Calano i lettori dei quotidiani, si vendono sempre meno libri. Leggere è un impegno, costa fatica e denaro. E poi non si può insultare nessuno in tempo reale. Meglio la Rete dove si sfogano frustrazioni e si commettono violenze quotidiane. Anche contro la lingua italiana.

Per qualche tempo ho pensato che il problema fosse farsi capire. Poi mi sono reso conto che dovevo guardare altrove. Se nessuno vuole ascoltare, è inutile provare a dialogare. Viviamo in un mondo popolato da sordi e da urlatori.

Nel mio ultimo libro ho usato una frase che Roberto Benigni dice nel film di Federico Fellini “La voce della luna”. L’ho fatto perché è una frase che vorrei facessimo nostra.

Eppure io credo che se ci fosse un po’ più di silenzio, forse qualcosa potremmo capire.

Peccato che non siamo più capaci di ascoltare.

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