Nessuna confusione.
Il presidente federale Flavio D’Ambrosi titola così il suo comunicato su una vicenda che ha invece molti aspetti confusi.
I fatti.
L’International Boxing Association è un Ente che gestisce sia il pugilato dilettantistico che quello professionistico. Negli anni scorsi il suo presidente Umar Kremlev è riuscito ad ottenere una sponsorizzazione rilevante dalla Gazprom, una compagnia mondiale con sede a Mosca. L’azienda gestisce produzione, stoccaggio, lavorazione e vendita del gas nel mondo. La società è russa al 50% (di proprietà del governo di Vladimir Putin), al 17% della Banca New York Mellon, al 33% di altre organizzazioni con quote minori.
Il Comitato Internazionale Olimpico ha contestato all’IBA questo accordo: ““La dipendenza della Federazione Internazionale da una società statale può aumentare preoccupazioni circa la potenziale situazione di conflitto di interessi e di autonomia”.
Kremlev è andato avanti per la sua strada.
Bach, all’epoca a capo del CIO, ha tolto il riconoscimento di Federazione Internazionale all’IBA.
E ora venivamo a noi.
Fino a venerdì sapevamo che l’Associazione era a Torino …
1. Per una massiccia presenza promozionale.
2. Per supportare due pugili (Vladimir Mironchikov e Pavel Fedorov) che hanno combattuto da dilettanti e combattono da professionisti per la stessa Associazione e ieri sera hanno sconfitto due avversari piemontesi.
A Torino c’era anche Al Siesta, che ricopre il ruolo di Direttore e Promotore del settore pro e guida un’iniziativa volta a creare una piattaforma globale per i pugili professionisti, con l’obiettivo di avere un impatto significativo nel mondo della boxe.
Sapevamo del logo a caratteri cubitali sul cartellone della conferenza stampa e poi su quello alle spalle dei pugili durante le operazioni di peso.
Ieri abbiamo scoperto che l’IBA è stata anche e soprattutto uno sponsor molto importante della manifestazione organizzata da una società piemontese. Il suo loro era sul tappeto del ring, su due dei quattro angoli e sul crono che appariva nella diretta DAZN (su cui era scritto Spsonsored by IBA).
Il vocabolario Treccani definisce così il sostantivo inglese sponsor: “Azienda, società commerciale, ente o singola persona che sostiene finanziariamente una manifestazione sportiva, artistica, culturale, un’impresa scientifica, una trasmissione radiotelevisiva o altre iniziative, allo scopo di pubblicizzare i proprî prodotti o di aumentare il proprio prestigio e la propria notorietà.”
Il prodotto che l’IBA gestisce è il pugilato dilettantiscico e professionistico.
Il 22 maggio scorso il CONI ha approvato il cambio dello Statuto su richiesta della Federazione Pugilistica Italiana. Perché la FPI ha formulato quella richiesta? Perchè si era dissociata dall’IBA e si era affiliata alla World Boxing.
Secondo la norma 4 comma 1 g) del nuovo Statuto: gli affiliati devono accettare e rispettare le norme della World Boxing.
Accade che all’interno di una serata pugilistica in Italia si promuova una Associazione che gestisce un pugilato, al momento, vietato nel nostro Paese.
Una contraddizione che sfocia nella confusione per la forza del messaggio e i canali atrraverso i quali è stato comunicato.
Non vogliamo chiamarla confusione? Proviamo con disordine, caos, pasticcio, errore. Resta il fatto che il presidente ha risposto a domande che nessuno gli aveva fatto, ma non ha risposto a quella che gli era stata posta.
Sapeva o non sapeva della promozione IBA?
Se ne era a conoscenza, ma per qualche misteriosa ragione ha voluto che la cosa andasse comunque avanti, ha sottovalutato la portata del fatto..
Se non lo sapeva, l’affare si complica.
Dopo le dichiarazioni di ingiustificata esultanza per lo stato del pugilato italiano e il disguido del Centro Nazionale di Milano, ecco il caso Torino. Tre indizi fanno una prova…


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