Cinque cose su Joshua vs Paul. Drammatico? Piuttosto, lo definirei molto noioso

Cinque cose su Anthony Johjua vs Jake Paul
Prima i fatti, l’opinione la trovate nel finale di questo articolo.
Sento nell’aria dubbi e condanne. “Non bisogna parlare di una pagliacciata, altrimenti le si conferisce importanza“. Rispondo. Non si può tacere, parlo da giornalista che segue anche il pugilato, di un evento che ha smosso oltre 230 milioni di euro e ha coinvolto decine di milioni di persone. Quindi, fatevene una ragione, ecco quello che ne penso.
1. 
Sono in tanti a credere che i soldi valgano qualsiasi rischio, anche quello per cui non c’è più ritorno. Non capisco cosa mai potrai fartene di 70 milioni di dollari se non sarai più su questa Terra. A Jake Paul, tutot sommato, è andata bene. Si è procurato la doppia frattura della mandibola. A Francis Ngannou era andata peggio. È vero, altri sport si sono mossi come se fossero all’interno di un circo, ma il pugilato è qualcosa di diverso. Ha un coefficiente di rischio insito nella sua natura. Alzarlo, anziché ridurlo al minimo, è un peccato mortale. In tutti i sensi.
2. 
Altra tesi a favore è “questi eventi fanno bene alla boxe, finalmente se ne parla”. Non è esattamente così. Prima, durante e dopo uno show come questo, non si parla di pugilato. Si parla, nel caso specifico, di AJ e Jake Paul. Non si fa promozione allo sport, perché non è la boxe il tema centrale dell’evento. Siamo appena un livello sopra al wrestling. Sembra quasi che i protagonisti seguano una sceneggiatura. Poi si arriva al confine con la realtà. E bisogna superarlo, rientrare nel mondo vero. Altrimenti lo spettacolo non regge. Serve una scossa. Nel caso specifico, a metà del quinto round, liberi tutti. Nelle precedenti quattro riprese AJ è andato a segno per un totale di 14 colpi… Poco più di un minuto per riprendere il ritmo di un match normale (venti colpi), poi un altro minuto e mezzo nella ripresa successiva e l’incontro si è concluso. L’unico momento di boxe dell’intera commedia è durato circa venti secondi, parlo della fase finale della messa in scena. Il dramma è stato solo sfiorato, ma pensate che questo interessi qualcuno? I cazzotti fanno male. Soprattutto quando sei totalmente scoperto, hai le gambe in posizione sbagliata, e i muscoli del collo sono incapaci di reggere l’urto mentre l’intera intelaiatura muscolare del corpo è in debito con la fatica. Ma a quelli che si divertono davanti alla violenza gratuita basta una tirata su di spalle, poi tornano a giudicare il tutto come un grande successo, comodamente seduti sul divano davanti alla Tv.
3.
Critica di sottofondo. Ho letto e sentito questo commento: “AJ non ha fatto una bella figura”. Che Joshua sia nella fase calante della carriera è noto da tempo, a 36 anni il fisico non rende come quando ne aveva dieci in meno, i tempi di recupero si allungano e la velocità di braccia cala. Ma, perdonatemi, come fate ad esprimere un parere tecnico davanti una sceneggiata come quella della scorsa notte? AJ ha boxato attento a non colpirlo per quattro round. L’altro è scappato, ha legato, si è inginocchiato, lo ha abbracciato. E Joshua ha continuato ad avanzare senza tirare colpi. E voi avete la presunzione di giudicarlo tecnicamente? 
4.
Jake Paul è un figlio del suo tempo. Ha un talento innato, coltivato senza limiti etici, usato senza porsi domande. Sa creare l’attesa per eventi improponibili, usa i social in modo egoisticamente esaltante. Ha capito come si fa la promozione, venderebbe frigoriferi agli eschimesi (si diceva una volta). Ma non ha mai fatto il pugile. È salito sul ring, si è misurato con diverse tipologie di avversari. Ma non ha mai fatto il pugile. Solo chi è disposto a chiudere gli occhi davanti alle sue esibizioni può chiamarlo con un sostantivo che non gli appartiene. Guadagna tanto? Buon per lui e per chi lo affronta. Per la prima volta ha rischiato qualcosa. Non ha pagato un dazio eccessivo. E adesso il re è davvero nudo. Se voi non lo vedete, mi dispiace ma non posso farci niente.
5.
L’arbitro era Chris Young. I giudici David Sutherland, Michael Tate, Steve Weisfeld. Tutti regolarmente tesserati. Il nulla osta è stato dato dalla commissione della Florida. La boxe è complice della sceneggiata. L’arbitro ha contato quattro volte Paul, l’ultima per decretare il knock out. Ha sorvolato su un altro atterramento, ha ignorato le continue trattenute, l’abbraccio prolungato e i frequenti placcaggi a livello delle ginocchia. Insomma ha diretto come si farebbe se un bambino dovesse sfidare un ragazzo più grande. Con eccesso di comprensione. E anche per questo è stato fischiato dal pubblico.
Conclusione…
Ho visto il match solo nel pomeriggio di oggi.
Che ne penso?
Drammatico? La Treccani, tra le altre definizioni dell’aggettivo offre anche questa: “riferito a episodi della vita reale, di un fatto o una situazione che suscita ansie e timori per la sua gravità e per la possibilità che si evolva verso il peggio“. Potrei quindi dire che Joshua vs Ngannou è stato drammatico, AJ vs Paul è stato solo molto noioso.


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