Un colpo, uno solo, in cinque riprese che con un eufemismo definirei ad andamento lento. Ma è bastato quel pugno a nobilitare la sfida a dare un senso alla parola mondiale.
Un gancio sinistro, preciso nell’angolazione, nella precisione e nella potenza. Ecco il bello della sfida tra Gassiev e Pulev. Bello per il russo ovviamente, meno per il 44enne bulgaro che è crollato lentamente e irreparabilmente al tappeto.
Ho aspettato cinque round e cinquanta secondi per fare pace con il senso di frustrazione che cresceva dentro di me. Due round senza quasi tirare un colpo, altri tre con quattro diretti destri del campione e un gancio destro dello sfidante a disegnare un mondiale massimi che di certo non esaltava la boxe.
Ma, come con eccesso di retorica e spreco di frasi fatte solitamente si dice, tra i massimi basta un colpo per risovlere la sfida. BAM! Ed è tutto finito. L’ho scritto, ci sono cascato anch’io. Ma è davvero quello che ho visto, quello che è accaduto.
Lento Pulev, incapace di mettere a frutto altezza e peso (14 centimetri e 11 chili più grande del rivale). Gli anni passano e il ritmo cala.
Gasseiv ha fatto un match intelligente. Ha limitato i danni nelle prime due riprese, poi un poco alla volta è uscito fuori. Nessun rischio e quando è arrivata l’occasione, ha vinto.
Non ha trovato il numero vincente alla lotteria, quel gancio sinistro ha un marchio di qualità. Ha visto lo spiraglio, ha azionato il mancino e ha chiuso la storia. Giù il sipario. Applausi, senza esaltarsi troppo.
MASSIMI (mondiale WBA) Murat Gassiev (Russia, 33-2-0, 19 ko, kg. 104,700) b Kubrat Pulev (Bulgaria, 32-4-0, 14 ko, kg. 115) ko dopo 50 secondi della sesta ripresa.



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