
La mattina del 18 agosto 2016 i trentasei arbitri e giudici dell’Olimpiade di Rio vengono convocati per una riunione tecnica straordinaria.
“I risultati dell’indagine attualmente in corso consentiranno all’AIBA di valutare pienamente quali possano essere le misure finali da adottare. Nel frattempo è stato deciso che i 36 giudici e arbitri che sono stati utilizzati nell’Olimpiade brasiliana non potranno officiare in qualsiasi evento Aiba fino a quando l’indagine non avrà la sua conclusione e le commissioni non sanciranno ulteriori misure da adottare nei confronti di chi ha sbagliato.”
Sette altri personaggi ricevono un’informazione più o meno simile.
Mik Basi (Gbr), Kheira Sidi Yakoub (Alg), Michael Gallagher (Ire), Mariusz Gorny (Pol), Vladislav Malyshev (Rus), Gerardo Poggi (Arg) e Rakhymzhan Rysbayev (Kaz). Fanno parte del gruppo soprannominato i Magnifici Sette, i capi dell’intero sistema. Riangono a Rio, ma senza più officiare.
Il Direttore Esecutivo, Karim Bouzidi, viene riassegnato a un nuovo incarico.
Richard McLaren, professore della Wester University nell’Ontario, è specialista in legislazione sportiva. A lui l’AIBA affida un’indagine sulla presunta corruzione di arbitri e giudici all’interno dei Giochi brasiliani.
Dopo tre mesi il Professore riporta i primi risultati in un rapporto di 149 pagine. Descrive il modo in cui la complicità di alti dirigenti abbia permesso la messa in atto della corruzione. Dice di non essere in grado al momento di rivelare il numero esatto di incontri manipolati, ma dice anche che potrebbero essere undici.
Dopo qualche tempo la Federazione mondiale, pressata dalle richieste di spiegazioni, chiarisce che gli arbitri e i giudici che hanno operato a Rio non sono mai stati sospesi dall’AIBA. Per rafforzare il concetto, spedisce ai trentasei un tweet.
“L’AIBA non sospetta in alcun modo illeciti da parte della maggioranza degli arbitri di Rio. Per garantire l’equità, sono stati inclusi tutti i 36 giudici. Coloro che saranno scagionati saranno reintegrati come R&Js al termine delle indagini”.
Potranno lavorare a livello nazionale, qualsiasi coinvolgimento a livello internazionale avverrà dopo ulteriore preavviso. In realtà l’IBA chiede via e-mail la disponibilità., ma non chiama mai nessuno di loro (tranne rare eccezioni) a lavorare nei tornei internazionali.
La questione arbitri e giudici è ampiamente trattata anche nelle trenta pagine del rapporto con cui il Comitato Olimpico Internazionale annuncia nel 2019 la sospensione dell’International Boxing Association (IBA), togliendole di fatto l’organizzazione dei tornei olimpici di Tokyo 2020 e Parigi 2024. Le Olimpiadi prese in considerazione sono quattro: Atene 2004, Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016.
C’è anche un’importante sottolineatura per quel che riguarda i Giochi olimpici giovanili di Buenos Aires 2018. Il CIO richiede una supervisione indipendente di arbitri/giudici e nomina la PricewaterhouseCoopers per recensire il loro operato e i processi di valutazione. Per capire se i relativi statuti e regolamenti vengano rispettati durante il torneo.
Il nuovo sistema arbitrale e di valutazione in vigore per le designazioni comprende lo sviluppo di un metodo di sorteggio computerizzato. Un incidente, avvenuto quando Swiss Timing ha già ricevuto le impostazioni delle opzioni aggiuntive per il sistema di designazione, causa il fallimento del sorteggio automatico e forza il Commissario a selezionare manualmente arbitri e giudici. Tutto ciò rende il processo nuovamente vulnerabile.
Come conclusione generale, per quanto riguarda arbitri/giudici, il comitato di inchiesta del CIO rileva che l’AIBA ha ricevuto accuse coerenti con l’esperienza relativa ai sorteggi, alle decisioni arbitrali e ai giudizi che hanno causato da tempo una preoccupazione costante per gli atleti.
A Tokyo 2020 la situazione peggiora, anche se è la Task Force del CIO ad operare.
Martedì 3 agosto.
Ryomei Tanaka (Giappone) vs Yuberjen Herney Martinez Rivas (Colombia), quarti di finale pesi mosca. Il sudamericano vince chiaramente il primo round, stravince il secondo, si aggiudica di misura il terzo. Il verdetto è 4-1 in favore del pugile di casa. Il poco pubblico nell’Arena applaude Martinez Rivas.
Tanaka scende a fatica dal ring, i suoi allenatori lo sistemano su una sedia a rotelle e lo spingono verso lo spogliatoio. Ogni reclamo dei colombiani viene respinto. (nella foto in alto: Tanaka si allontana, accompagnato sulla sedia a rotelle; Martinez Rivas va a segno; il professor McLaren).
La signora Nelka Shiromala Thampu dello Sri Lanka non si accorge del tentativo del marocchino Youness Baalla di mordere lo zigomo di David Nyika, durante i sedicesimi del torneo dei pesi massimi. L’africano viene squalificato, solo a match concluso, dalla commissione della Boxing Task Force.
Verdetti imbarazzanti e via andare.
Ed eccoci arrivati a Parigi 2024.
I 36 di Rio ancora attendono di conoscere il loro destino.
Chiedono risposte all’IBA, senza mai averne. Altri arbitri/giudici, che hanno appoggiato quelle richieste, sono ignorati nelle convocazioni.
Nel 2023 il CIO toglie all’IBA lo status di Federazione Internazionale. A quel punto arbitri/giudici sono chiamati a fare una scelta. L’IBA li ammonisce “o con noi o contro di noi”. Chi sceglie il CIO non riceve comunicazioni ulteriori dall’IBA, con cui rimane la maggior parte degli ufficiali di gara.
Il risultato è che a Parigi ’24 la forza messa in campo dal CIO genera verdetti imbarazzanti. Condannati dalle statistiche, a prescindere dalla valutazione di merito.
Centodue verdetti su 235 (il 43,4%) non sono unanimi (4-1, 3-2).
Sedici verdetti hanno sei punti di scarto tra due giudici (30-27, 27-30). Un giudice vede il pugile A vincere tutte e tre le riprese, un altro giudice vede il pugile B vincere quelle stesse tre riprese.
Quarantasette i giudizi con 4 punti di scarto.
E non sono certo dei record.
Agli Europei in Montenegro del 2022, Irma Testa batte all’esordio per split decision (3-2) Glynn Elise Jacqu. Il giudice Rytis Vasliuskas (Lituania) vede vincere l’inglese (30-27). Il giudice Sergei Nelepenco (Moldova) preferisc la campana per 30-25. Otto punti di differenza in tre round sono inquietanti.
Torniamo a Parigi.
All’Olimpiade francese vengono bloccati due arbitri/giudici del Kazakistan, Alisher Altayev e Yermek Suiyenish. Ai Giochi officiano ventisei incontri il primo (tra arbitro e giudice) e ventuno il secondo, prima di essere fermati il 5 agosto.
“Resta confermato che per Parigi sono stati scelti in totale nove ufficiali di gara collocati in quella stessa categoria. Tra cui Sergei Krutasov e Emil Gurbanaliyev dell’Azerbaigian, entrambi considerati ad alto rischio” (fonte The Times).
Il problema è enorme.
Gli stessi formatori/valutatori non sembrano adatti al ruolo.
Il criterio di giudizio nei match è cambiato. Si è deciso di favorire l’aggressività. La fase d’attacco viene premiata, a prescindere se i colpi vadano o meno a segno.
Parigi 2024 conferma un trend in discesa per gli ufficiali di gara.
Era largamente prevedibile.
Il metodo con cui il CIO è arrivato alla designazione di R/Js è avvolto nel più totale mistero. Si dice che la Task Force del Comitato Olimpico Internazionale abbia stilato delle valutazioni nel corso delle qualificazioni. Successivamente avrebbe sorteggiato i nomi dei prescelti. Si dice, nel senso che non si hanno certezze sul tema. Non è mai stata notificata (neppure agli addetti ai lavori) né la classifica di merito, né quella dei sorteggi.
Ai Giochi (per la seconda volta consecutiva) non c’era alcun arbitro italiano. Per rivedere un simile imbarazzante episodio, bisogna fare un passo indietro di cent’anni. Anversa 1920 (una squadra composta da sei soli pugili) e Parigi 1924, rappresentano l’unico precedente di edizioni dei Giochi senza un arbitro italiano sul ring.

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