
Anche nel 2023 la maggior parte dei contributi sono arrivati alla FPI da Sport e Salute (attorno al 79% del totale). Questo esborso di denaro sarà meno generoso nel quadriennio 2025/2028 e andrà a pesare soprattutto sulle società che potrebbero essere chiamate a versare denaro, anziché incassarne.
Altro problema.
Sta prendendo sempre più corpo l’idea di creare una sola Federazione degli Sport da combattimento. La Pugilistica potrebbe essere inserita all’interno della FederKombat; la Federazione Italiana kickboxing, Muay Thai, Savate, Shoot Boxe e Sambo.
I verdetti a livello regionale, nazionale, europeo, mondiale stanno diventando un vero e proprio caso.
Si arriverà ai Giochi di Parigi ’24 con una situazione giudici/arbitri disastrosa. Il baratro si è aperto a Rio 2016. Trentasei arbitri/giudici bloccati. Si suppone fossero i migliori, il Comitato Olimpico Internazionale e l’AIBA (diventa poi IBA) hanno individuato irregolarità tali da creare sospetti. Invece di andare a cercare i colpevoli, si è pensato di fermare l’intero parco ufficiali di gara. Poi si è passati a bloccare gli amici di questi 36, quindi a non chiamare gli amici degli amici. Risultato? A giudicare i match sono stati scelti giudici/arbitri di terza/quarta fascia. Li troveremo anche a Parigi. Dal momento che l’Olimpiade prevede una partecipazione ecumenica anche tra gli ufficiali di gara, il pericolo non potrà essere scongiurato.
Attenzione dunque, disastro in arrivo. In Italia il problema arbitri/giudici sta da tempo toccando livelli imbarazzanti.
A settembre altro punto di svolta epocale, ci sarà la resa dei conti a livello mondiale.
L’ultimatum del CIO è stato chiaro.
“O con noi o contro di noi. Chi non ci sta, è fuori dalle Olimpiadi.”
L’Italia, per una doppia opportunità, politica ed economica, non poteva che scegliere di stare con il CIO, cioè con il CONI, cioè con Sport e Salute. A settembre ci sarà l’annuncio ufficiale (il presidente Malagò lo ha anticipato).
A oggi, 6 giugno 2024, il pugilato è fuori da Los Angeles 2028.

Per entrare la boxe non deve solo convincere il CIO, deve soprattutto essere rappresentata da una Federazione Internazionale.
Quella designata è la World Boxing, nata il 13 aprile 2023, presieduta dall’olandese Boris va der Vorst, trenta Federazioni Nazionali affiliate. È assai probabile che dopo settembre il numero sia più consistente.
L’IBA rilancia mettendo sul piatto un ingente capitale e promettendo premi ovunque. Ma indica il suo futuro nel professionismo, i primi accordi sono stati presi con la World Boxing Association. Credo che sia solo la ricerca di un punto di appoggio, in realtà vuole fare da sola. Creare una quinta sigla.
Il problema delle FN che sceglieranno il CIO sarà quello di fare attività nel quadriennio che va da un’Olimpiade all’altra. Tornei giovanili, campionati Continentali, Mondiali. Serve una struttura per gestirli, servono arbitri e giudici che non ci sono (a meno che, con un colpo a sorpresa, non siano richiamati i 36 di Rio).
La presenza del pugilato nel programma di LA ’28 sembra sia affidata alla spinta di una multinazionale americana. Affiancherebbe la NBC che, attraverso l’acquisizione dei diritti televisivi dei Giochi (7,8 miliardi di dollari fino al 2032), rappresenta il 75% delle entrare del CIO.
Sulla bilancia pesa però, negativamente, il calo di interesse degli americani per il pugilato dilettantistico, ritenuto non abbastanza violento e spettacolare. Da due anni nei 100 programmi sportivi più visti in televisione non c’è la boxe, mentre la NFL occupa 75 posti della classifica.
Un quadro generale, nazionale e mondiale molto complesso. Non c’è alcun punto fisso, solo tanti punti interrogativi e la sensazione di camminare su un filo sospeso a centro metri da terra.
È in questo mare in tempesta che il pugilato dovrà navigare almeno per quattro anni.
Al momento non ci sono soldi, non c’è una Federazione Internazionale, non c’è un’organizzazione in grado di gestire i tornei, non ci sono campionati Continentali o Mondiali in programma. E, soprattutto, non c’è l’Olimpiade.

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