
Per due volte è stato trovato positivo all’esame antidoping. Sui social tanti applausi per lui
Questa storia non riguarda quello che Ryan Garcia abbia o non abbia fatto sul ring. Non mette in dubbio la sua bravura tecnica. Qui si parla di come il popolo della boxe abbia commentato, sui social, alcune situazioni che lo hanno visto protagonista.
Garcia al peso ufficiale per il campionato del mondo dei superleggeri si è presentato tre pound (circa 1,5 kg) sopra il limite della categoria. Sembra non abbia neppure provato a rispettare la regola, non abbia sofferto né fisicamente, né psicologicamente durante la preparazione al match contro Devin Haney.
Anche Haney va sul ring da peso welter abbondante, ha intonato il coro.
E allora?
Qui sia parla del peso ufficiale, il giorno prima dell’incontro.
Il regolamento dice che se non sei nei limiti, non puoi combattere. Lui ha pagato 1,5 milioni di dollari di penale e ha combattuto, anche se in palio non c’era più il titolo. Questo, per molti, avrebbe azzerato peccato e danno recato.
Garcia è stato trovato positivo a sostanze dopanti il giorno prima del match e il giorno stesso.
Tutti si dopano, intona ancora una volta il coro.
E questo giustificherebbe la positività, se fosse confermata (cosa che accade quasi sempre) dall’esame del secondo campione?
E ancora. Se vuoi stare a questi livelli, devi farlo.
Bene.
E allora, dopo avere legalizzato per cause di forza maggiore il doping (tutti lo fanno, perché vietarlo?), non resterebbe che compiere l’ultimo passo verso la terra di nessuno. Buttiamo il regolamento e instauriamo la legge della giungla. Due guerrieri salgono sul ring (meglio se a mani nude) e si menano fino a che morte non li separi. Chi sopravvive, vince. È questo il pugilato dei vostri sogni?
Per non parlare del taglio del peso, diventato anche questo una prassi comune.
Lo fanno tutti e non fa male.
Non sono un medico, sul tema i medici ne sanno sicuramente più di me. Riporto quanto mi è stato detto, in un’intervista del 28 gennaio 2023, dal professor Mario Ireneo Sturla. Specialista in Medicina Interna, Medicina del Lavoro, Medicina dello Sport. Presidente AMSD Pavia FMSI, Coordinatore Sanitario Nazionale FPI, presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.
La disidratazione indotta produce danni gravi. La perdita di sudore è associata a una riduzione del plasma sanguigno e quindi al volume totale di sangue. Il che compromette la funzionalità cardiovascolare e il flusso sanguigno muscolare, con riduzione dell’attività prestativa e della capacità di termoregolazione (cfr. Medicina dello sport, Sturla, Ricciardi, Vescovi; Manuale di medicina dello sport applicata al pugilato, Rondoni. ndr).
Ne risentono anche altri organismi?
Certo. Vengono messi a rischio fegato, reni e cuore, non solo per gli effetti della disidratazione, ma anche quando, come nella prima fase del water loading, si espone l’organismo ad una iperidratazione forzata. Se la quota media di liquidi ingeriti da una persona è attorno ai due litri, includendo acqua, tè, camomilla e succhi, e si arriva a introdurre cinque volte questa quantità, è chiaro che si obbligano gli organi, compresi intestino e vescica, a un lavoro esagerato che alla fine si paga. E non dimentichiamo che, tra i muscoli, c’è anche il cuore. Credo che la possibilità di provocare danni a uno solo di questi organi dovrebbe indurre chi pratica il taglio del peso a smettere di farlo.
È pericoloso anche a livello encefalico?
Ovviamente anche, e soprattutto, il cervello risente della perdita di liquidi. Ciò favorisce devastanti effetti collaterali legati a iperazotemia, iperammoniemia con predisposizione ad ematomi cerebrali, emorragie cerebrali, edemi con rischi per la vita.
E dal pianeta Marte è tutto, a voi gente che vivete sulla Terra. Avete mai avuto il dubbio che possa essere il contrario?

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