Domani è la festa della donna, Angela insegue un regalo speciale

Angela Carini (sopra,Ph FPI/Bozzani, nel primo match del torneo di Busto Arsizio, vinto contro la colombiana Camilo Bravo) a Tokyo 2020 c’era. Lei è una tipa tosta. Era arrivata in Giappone con una missione da portare a termine. Non voleva sentire le parole difficile, impossibile, terribile. Lei in quella avventura aveva una promessa da rispettare, doveva tornare nella casa di Afragola con una medaglia al collo.
Le era però capitata una delle clienti più scomode. Si era trovata davanti, Nien-Chin Chen 24enne di Taipei, numero 3 del mondo. Una che aveva vinto l’argento all’Olimpiade giovanile del 2014, il bronzo ai Mondiali 2016. Boxava nei medi, a 75 chili. Nel 2018 il suo allenatore le aveva chiesto di cambiare categoria, di scendere di sei chili e provare tra i welter.
 Adesso si presentava sul ring meglio strutturata sul piano fisico. Guardia normale, peccava di eccessivo di autostima. Boxava spesso con le mani basse, si fidava dei suoi riflessi e di una velocità di braccia che le permetteva di anticipare il tentativo di attacco dell’avversaria. Il suo uno/due era rapido, ma non mi sembrava possedesse eccessiva potenza.

Angela era forte, poteva affrontare qualsiasi rivale sperando di vincere. Ma come primo match, avrebbe potuto essere più fortunata.

Guerriera coraggiosa, a mezza via tra una tigre e una principessa. Lotta con tenacia, ha colpi e movimenti tecnici per esaltare. Il dolore che si porta dentro potrebbe essere una spinta o un freno. Penso che la pena che ha per il papà, aggravatosi proprio alla vigilia della partenza per Tokyo, sia superiore a qualsiasi altra cosa. Angela ha messo in dubbio la sua partecipazione, si è chiesta se fosse giusto combattere in un’Olimpiade quando a casa, ad Afragola, la persona a cui vuole più bene al mondo stava soffrendo. A togliere ogni perplessità ci ha pensato lui, il papà ferito in servizio, Peppe, che anche se su una sedia a rotelle non ha mai perso la fermezza e il rispetto che la divisa da poliziotto impone. È stato chiaro.

“Io sono qui, e più tu combatterai forte, più il mio cuore riprenderà a battere. Più tu rallenterai, più il mio cuore rallenterà. Porta quella medaglia a casa”.
Ma l’Olimpiade non è mai stata un film di Frank Capra. Il sogno appena nato, è subito finito.
 Angela Carini non ce l’aveva fatta. Nien-Chen Chen si era rivelata avversaria meno impossibile di quanto sembrasse alla vigilia. 
Per batterla però sarebbe servita una Carini al massimo.
 Angela mi era sembrata troppo concentrata su quello che stava inseguendo, meno su cosa avrebbe dovuto fare per ottenerlo. La tensione l’aveva portata fuori dalla zona di azione. Sempre o quasi un paio di centimetri troppo distante dal bersaglio. I colpi si fermavano a un niente dal volto dell’asiatica, rendendo vano il match di grande volontà dell’azzurra.

La smania di fare bene si era trasformata, a tratti, in rabbia, in altri momenti in frustrazione. Era stato un match confuso, pieno di colpi a vuoto e clinch prolungati, un incontro che Nien-Chen Chen aveva vinto per pochi pugni in più. 
Un peccato. La Carini aveva portato sul ring orgoglio, voglia di farcela, furore agonistico.
 Per chiudere il cerchio e andare avanti nel torneo, sarebbe servita la lucidità di incidere con il sinistro di incontro sugli attacchi scomposti della rivale, la calma nella gestione tattica del combattimento.
 
Era finita lì l’avventura ai Giochi di Tokyo per Angela Carini.
Adesso ci riprova. Vuole il pass per andare a Parigi ’24. Domani, 8 marzo, tornerà sul ring nel torneo preolimpico di Busto Arsizio, sedicesimi di finale nei 66 chili. L’avversaria si chiama Kito Mai, viene dal Giappone. Ha conquistato l’rgento agli ultimi Giochi Asiatici nella categoria inferiore.
Tre anni fa (a causa della pandemia l’Olimpiade asiatica è slittata di un anno) ne ero convinto. Nel suo bagaglio tecnico Angela nasconde le qualità per prendersi una grande soddisfazione. Avrebbe voluto farlo a Tokyo, nell’anno di grazia 2021 e nel mese di luglio, per regalare un momento di felicità al papà gravemente malato.
 Ce l’aveva messa tutta. Purtroppo non era bastato.
L’avventura è arrivata al secondo capitolo. Vinto il primo match, per centrare l’obiettivo deve raggiungere la semifinale, servono altre tre vittorie. È ancora lunga e tormentata la strada che porta ai Giochi.
Giuseppe Carini, per tutti Peppe, non c’è più. Se ne è andato via per sempre nel luglio del 2021.
Domani, 8 marzo, è la festa della donna.
Credo che Angela insegua un regalo speciale. E non penso sia per lei, ma per qualcuno a cui vuole un bene infinito.
Non potremo vedere il suo match in Tv. DAZN trasmetterà solo le due ultime giornate del torneo, domenica e lunedì.


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