
Nei giorni scorsi Mario Falconi, presidente del Municipio X di Roma Capitale, zona che comprende Ostia Lido, ha premiato con una targa Libero Moi (foto sotto). Il premio, gli è stato consegnato “Per avere dato lustro al nostro territorio con gli importanti risultati sportivi raggiunti”.

I risultati sportivi, vero. Ma tra i meriti di Libero c’è anche un’azione coraggiosa, messa in atto con grande freddezza.
In una mattinata molto ventosa, una ragazza è arrivata molto presto sulla spiaggia di Castelporziano per fare kitesurf. In giro non si vedeva ancora nessuno. Improvvisamente, da dietro una duna, è sbucato un uomo. Aveva in mano un bastone e si dirigeva minaccioso verso di lei.
Moi, lì come custode per Roma Capitale, intuiva sùbito la situazione di pericolo. Si schierava accanto alla ragazza e la invitava a mettersi dietro di lui. La sola presenza, e la sicurezza che emanava con il suo comportamento, convincevano l’uomo ad allontanarsi velocemente.
Libero aveva risolto con calma, determinazione e prontezza di spirito la situazione. Stare sul ring gli aveva insegnato a vedere il pericolo, studiare velocemente come evitarlo, tenendosi pronto a rispondere.

Nato a Carbonia, Sardegna, ma romano di adozione, Moi è stato tre volte campione regionale laziale e due volte campione italiano da dilettante. Passato professionista ha chiuso la carriera con un record di 11 vittorie e 1 sconfitta, 5 successi per ko. L’unica battuta d’arresto l’ha subìta al Padiglione dello Sport di Ostia, in quello che era il regno di Franco Pavone, contro Vincenzo Ungaro ai punti in 10 round.

Libero Moi era uno di quelli che riempivano le stagioni romane al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, negli anni Settanta o giù di lì.
Un mondo in cui tutti, maestri, pugili e organizzatori, godevano di sufficiente popolarità. Sui giornali, in Tv, nelle parole della gente. Il venerdì era un appuntamento imperdibile, quasi sempre al Palazzetto, nelle grandi occasioni ci si accomodava al PalaEur.

A esibirsi in quegli anni (qualcuno sarebbe arrivato a coprire anche il decennio successivo) c’erano Roberto Felicioni (foto sopra, a sinistra, nel match contro Matteo Salvemini) e Nicola Cirelli (foto sotto, a sinistra, nel match contro Johnny Heard). Aldo Bentini (di Cisterna), Lino Lemma (di Rocca Priora), Luciano Sordini, Mario Romersi, Rosario Sanna e Libero Moi sardi di nascita ma romani di adozione, Pietro Callarà, Romolo Casamonica, Gregorio Ciancaglione, Luigi Martello, Vincenzo Moruzzi, Carlo Frassinetti (di Pomezia), Roberto Benacquista e altri ancora.
Gli organizzatori? Rodolfo Sabbatini, Renzo Spagnoli e Franco Morasca.

Nomi che riportano alla luce foto color seppia, spettatori urlanti, appassionati, diciamo, particolari. Era un mondo antico quello, figuratevi che poteva contare anche su nobili che si battevano sul ring.

Tra loro c’era un bel giovane, simpatico, pieno di entusiasmo. Si chiamava Roffredo Gaetani Lovatelli (foto sopra). Ha avuto un breve periodo di popolarità in ambito pugilistico. Quando combatteva le prime file di bordo ring del Palazzetto erano riservate a ragazze in abito lungo e gentiluomini in eleganti vestiti scuri. I fedelissimi di quella commedia umana che si svolgeva sulle gradinate del Palazzetto avevano sempre la battuta pronta. Una sera, quando il nobile pugile stava subendo una prolungata azione di attacco, da quelle fila si era levato un grido di battaglia.
“Staccaje ‘a testa ar principino!”.
Subito dopo, un boato di fischi e complimenti per l’autore del raffinito invito.
Il conte era uscito di scena con classe, comunque applaudito.
Lasciato il ring aveva girato il mondo da protagonista. Ricordo alcuni episodi letti sui settimanali di gossip. Compagno di Ivana Trump, rappresentate esclusivo dell Ferrari negli Stati Uniti, di nuovo pugile ma sulle strade della Grande Mela. Il rivale? Avrebbe dovuto essere Mickey Rourke. Il conte lo aveva sfidato, l’attore aveva pensato fosse meglio ritirarsi.
Avevo rintracciato il nobile telefonicamente. Era stato gentile e spiritoso, aveva ricordato i vecchi tempi sul ring del Flaminio.
Quella chiacchierata aveva riportato davanti ai miei occhi gli anni della gioventù, quando tutti noi e il pugilato eravamo ancora a lì domandarci cosa ci avrebbe riservato il futuro.
A Roffredo Gaetani Lovatelli è andata decisamente male. Aveva solo 53 anni quando, nel 2005, è morto in un incidente stradale sulle strade di Borgo Santa Rita nel comune di Cinigiano, in Toscana. Era tornato da New York per le vacanze di Natale.

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