
È andata come era scontato che andasse.
Per la prima volta nella sua storia, il CIO ritira il riconoscimento a una Federazione Internazionale. L’IBA è fuori dal pugilato olimpico.
La guerra tra CIO e IBA è stata lunga, si è intensificata a partire dal 2019, dopo la sospensione dell’Associazione. Si è chiusa con la rottura dei rapporti. Fuori, dice il CIO, per non avere rispettato i continui appelli a un cambiamento della governance, a una chiarezza sulle finanze, a un lavoro più a fondo su arbitri e giudici, a una trasparenza generale.
Pronta la risposta dell’IBA.
“Il CIO ha commesso un errore tremendo, rivelando la sua vera natura politicizzata. È interessante notare che proprio in questo giorno, 82 anni fa, la Germania fascista ha lanciato un attacco contro i pacifici cittadini dell’Unione Sovietica, provocando l’escalation della guerra e una devastante tragedia umana. Non possiamo nascondere il fatto che la decisione di oggi è catastrofica per la boxe globale e contraddice palesemente le affermazioni del CIO di agire nel migliore interesse della boxe e degli atleti. Ci opponiamo con veemenza a qualsiasi forma di discriminazione. Qualsiasi decisione negativa presa contro l’IBA avrà un impatto negativo sul Movimento Olimpico e metterà in dubbio i valori di democrazia, correttezza e trasparenza che il Movimento Olimpico ha sostenuto per secoli. Possediamo il diritto legale di farlo e siamo pronti a difenderlo davanti a qualsiasi autorità competente. Infine, sottolineiamo che siamo pienamente aperti al dialogo e alla collaborazione per il miglioramento degli sport, degli atleti, degli allenatori e delle Federazioni Nazionali“.

Ora saranno le Federazioni Nazionali a decidere. E si ritroveranno davanti a problemi di non facile gestione.
Se sceglieranno il CIO, avranno garantita la possibilità di boxare per la qualificazione alle Olimpiadi. Ma come riempiranno il resto del calendario?
La World Boxing, che dovrebbe subentrare all’IBA è un’organizzazione, fino ad oggi, silente. Sembra sia in attesa delle istruzioni del CIO. Se così fosse, partirebbe con il piede sbagliato, succube del potere, mai critica, in crisi finanziaria.

Al momento, è bene ricordarlo, solo due Federazioni hanno aderito al nuovo Ente: Stati Uniti e Svizzera. Mi sembra, un po’poco. Manca il budget a sostegno, mancano leader carismatici, ogni annuncio sinora fatto è stato vago se non fumoso.
I quattro anni di attesa tra un’edizione dei Giochi e l’altra dovranno in qualche modo essere riempiti.
L’IBA ha investito milioni su milioni per i suoi tornei, la World Boxing non ha investito sinora neppure in un progetto.
La parola passa alle Federazioni Nazionali. Da oggi comincia la conta. L’Italia? Ha una sola scelta. È affiliata al CONI, prende soldi dallo Stato (Sport e Salute), è legata (per il primo motivo) al CIO. Virerà da quella parte, ma questo non vuol dire che avrà risolto i suoi problemi. Il percorso dei dilettanti sarà un tortuoso sentiero, al momento privo di indicazioni che possano aiutare il cammino.

L’IBA fuori dai Giochi è la notizia principale della sessione speciale del CIO. Ma nel comunicato c’è anche una svolta positiva. Come già aveva lasciato intuire, il CIO inserirà la boxe anche nel programma olimpico di Los Angeles 2028.
Tre righe per dare una boccata di ossigeno al dilettantismo. Ne sentiva il bisogno.

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