Tyson, Jones jr e la nostalgia dei ricordi. Le illusioni muoiono all’alba

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Sembra sia ufficiale.
Il 12 settembre a Carson, California, Mike Tyson (54 anni) salirà sul ring per otto round di esibizione contro Roy Jones (51 anni).
Useranno il caschetto e guantoni più pesanti di quelli solitamente in uso tra i pesi massimi.
Dicono che il match sarà per beneficenza. Ma quante sono le persone interessate a dove andranno a finire i soldi? Quanti quelli che hanno già cominciato a fantasticare dove potrebbe arrivare il nuovo Iron Mike, dimenticando che è un signore di 54 anni, lontano dall’agonismo da quindici e con una serie di disastri nelle ultime esibizioni ufficiali?
Io la penso così. E questo è quello che mi sembra giusto dire dei due protagonisti.

Mi ero intristito, e spaventato, nove anni fa guardando Roy Jones jr contro Denis Lebedev.
Avevo pregato perché la punizione non fosse più severa di quello che era già stata. Un ko devastante. Dieci colpi consecutivi, due dei quali terribili. Jones a terra per qualche minuto, la moglie che tremava e piangeva sul ring. Ma era tutto già scritto. L’ex campione del mondo, che è stato il miglior pugile pound for pound degli anni Novanta e aveva dominato la scena sino agli inizi del Duemila, al peso aveva segnato 90 chili. Quasi undici in più del match precedente, quasi due e mezzo in più rispetto al mondiale dei massimi contro John Ruiz. Non aveva più velocità di braccia, non aveva più mobilità, non incassava più niente.

Mi ero intristito ancora di più vedendolo combattere cinque mesi dopo all’Atlantic Civic Center davanti a meno di mille spettatori, senza televisioni nazionali a riprenderlo e con la pay per view offerta in saldo a 9,99 dollari. Un’arena indegna del campione che era stato. Lui diceva: “Ho vinto e vado avanti”. Certo aveva messo su un successo ai punti dopo tre sconfitte consecutive, due delle quali per ko. Ma aveva battuto il signor Max Alexander che negli ultimi sette match vantava un record di sei sconfitte e un pari. Uno che non saliva sul ring da oltre due anni, ventisei mesi di inattività. Ci sarà pur stato un motivo. E neppure contro questa sorta di sparring partner, Jones era riuscito a fare qualcosa di accettabile.
Da quel momento altri sette birilli. Successi tanto per giustificare un folle prolungamento di carriera. Poi la storia è scivolata, se possibile, ancora più in basso.

Ma perché saliva ancora sul ring?
La prestigiosa rivista Sports Illustrated sostenseva lo facesse per soldi. Ricordava i due contratti con la televisione HBO: 60 milioni per sei anni e poi 20 milioni per tre match. Ma rammentava anche il fallimento della compagnia discografica, il furto da parte di un impiegato della sua azienda, le spese folli per l’entourage e i familiari, la difficoltà a gestire le operazioni immobiliari in Florida.

Attenzione, non sempre è la boxe a rovinare gli uomini. Sono alcuni pugili a rovinare se stessi. Chi non è capace di fermarsi in tempo non rischia solo le finanze, ma corre anche il pericolo di avere pesanti problemi con la psiche e con la tutela delle proprie condizioni fisiche. E parlo di grandi campioni, non di mezze figure.

Giovedì, 30 giugno, Mike Tyson ha compiuto 54 anni.
Da quindici non combatte e negli ultimi quattro match ha perso tre volte per ko, l’ultima contro Kevin McBride. Un tizio che non sarebbe rimasto in piedi più di un paio di round se Iron Mike fosse stato quello dei giorni migliori.

Sono bastati pochi video diventati subito virali, una mini seduta di allenamento, un fisico di nuovo in forma e un mezzo annuncio, per dare ai nostalgici l’illusione di potere fermare il tempo.

C’è stato chi, in uno slancio a metà via tra la follia e il calcolo venale, ha annunciato la nascita della Veterans’ League. Un’associazione pronta ad allestire una serie di match tra ex professionisti con un’età tra i 45 e i 60 anni. Una televisione è lo sponsor dell’iniziativa, vorrebbe trasmettere il tutto in diretta. Incontri sulle sei riprese da due minuti, con un intervallo di novanta secondi.

Da quando Mike Tyson ha annunciato il ritorno sul ring, si è scatenata la corsa per affrontarlo. Lui ha specificato che combatterà per beneficienza, senza alcuna intenzione di riprendere la strada del pugilato vero. Ma la gente sente quello che vuole sentire. L’onda cresce ogni giorno di più.
Mauricio Sulaiman, presidente del World Boxing Council, ha detto che Tyson potrebbe affrontare Tyson Fury, addirittura per il titolo, sperando di batterlo.
“È stato il più giovane campione del mondo dei pesi massimi e potrebbe diventare anche il più anziano. È una figura straordinaria, leggendaria. Un’icona dello sport, un simbolo del WBC. Poteva mettere fuori combattimento chiunque con un solo pugno, in qualsiasi momento del match! Quindi, noi lo supporteremo. Non mi piace speculare. Questo è un argomento a cui siamo tutti interessati. Un’esibizione è un’altra cosa. Se vorrà tornare sul serio sul ring, dovrà avere la licenza e passare attraverso un processo completo di esami sanitari. Non ucciderò il sogno. Sono molto favorevole a un rientro di Mike Tyson, se lo merita. Se il suo sogno è di dire “Entrerò in classifica”, io rispondo . Lo inseriremo nella classifica. Ogni campione del mondo ha una possibilità di tornare, così come è stato per Sugar Ray (Leonard), che era inattivo. Il caso di Tyson è diverso, è stato via molti anni. Ma sono pienamente d’accordo con Mike. Credo che la sua scelta porterà spettacolo. Al momento stiamo parlando solo di beneficienza, ma se volesse puntare al titolo potrebbe avere la sua occasione”.
Il pugilato ha bisogno di eroi. Mike Tyson lo è stato. Era ed è popolare in tutto il mondo. Ai tifosi ora però, può offrire soltanto il suo nome. Vederlo in un’esibizione, potrebbe generare tristezza. Ma, lo so, potrei essere in minoranza.

Torna sul ring e tutti impazziscono. Mi sembra di vedere ovunque, come nei fumetti di Paperino, gli occhi con il simbolo del dollaro. Gira la ruota del denaro e nessuno riesce a rimanere con i piedi per terra. Si fantastica su quello che potrebbe essere, si innescano discussioni sui risultati che potrebbe avere.

Il miglior risultato sarebbe quello di restarsene lontano dal ring, dagli organizzatori, dalle sfide che il passare del tempo non gli consentono di vivere. Mike Tyson ha avuto mille problemi, non ha bisogno di andarsene a cercare altri.

Il popolo della boxe si goda i campioni di oggi, ce ne sono tanti in giro. Meritano rispetto.
Per quelli di ieri, si accontenti dei ricordi.

 

 

 

 

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