Wilder vs Fury II, finora troppe parole. Sabato la verità…

Non so dirvi quando, ma so perché nella mia testa è entrato uno strano pensiero.
Ogni volta che provo a scrivere di questo match, mi vengono in mente alcune scene di Pulp Fiction, il capolavoro di Quentin Tarantino. Una scena in particolare.
(Quella in cui Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) e Vincent Vega (John Travolta) portano Marvin (Phil LaMarr) nella loro macchina e dalla pistola di Vincent parte un colpo che fa saltare la testa di Marvin.)

Vincent: Oooh!
Jules: Che cazzo sta succedendo, amico? Ah merda!
Vincent: Oh amico, ho sparato a Marvin in faccia.
Jules: Perché cazzo l’hai fatto!
Vincent: Beh, non intendevo farlo, è stato un incidente!
Jules: Oh amico, ho visto delle cazzate da matti nella mia vita…
Vincent: Rilassati, amico. Ti ho detto che è stato un incidente. Probabilmente hai preso un dosso o qualcosa del genere.
Jules: Ehi, la macchina non ha colpito nessun fottuto dosso!
Vincent: Ehi, guarda amico, non intendevo sparare al figlio di puttana. Il colpo è partito. Non so perché.
Jules: Beh, guarda questo fottuto casino, amico. Siamo su una strada cittadina in pieno giorno!
Vincent: Non ci credo.
Jules: Bene, adesso credici, figlio di puttana! Dobbiamo togliere questa macchina dalla strada! Sai che ai poliziotti non piace vedere uno sta guidando un’auto inzuppata di fottuto sangue.
Vincent: Portiamolo in un posto tranquillo, tutto qui.
Jules: Questa è la valle, Vincent. Marsellus non ha posti tranquilli nella valle.
Vincent: Beh, Jules, questa non è la mia fottuta città, amico!
Jules: Merda!

Al centro della scena, chi ha visto il film la ricorderà sicuramente, c’è violenza, sangue, crudeltà. Ma è tutto esagerato, i dialoghi sono surreali, tutto è troppo cattivo per mettere paura, creare tensione o generare disgusto. Sembra di leggere un fumetto, di guardare alla tv Willy il Coyote che insegue Beep Beep. Non lo prende mai, in compenso cade in un burrone, precipita per centinaia di metri, viene colpito da un’incudine. In altre parole è travolto da ogni sorta di disgrazia. Ma noi sorridiamo davanti a queste situazioni, non ci sentiamo certo al centro di un dramma. L’assurdità del racconto attenua la violenza di cui è pregna la narrrazione.
Mi accade così con Deontay Wilder vs Tyson Fury II, la replica del mondiale WBC dei pesi massimi.
Wilder dice che sabato ucciderà Fury, e non è certo all’esordio in questo genere di volgari minacce.
“La boxe è l’unico sport al mondo in cui puoi uccidere un uomo e allo stesso tempo essere pagato per questo. Allora, perché non dovrei sfruttare il mio diritto di farlo?”

Calma ragazzi, sta recitando un copione.
Sta cercando di avvalorare la sua figura di Bad Man, l’Uomo Cattivo.
Mike Tyson non aveva difficoltà a presentarsi come The baddest man in the Universe.
Diceva che era il più cattivo, e tutti ci credevano.
Wilder cerca un’identità pugilistica che fatica a trovare. Vuole legittimare la sua figura. È all’undicesima difesa del titolo e ancora non gli è stato riconosciuto in pieno lo status di campione.
Ha un destro di una potenza devastante, un pugno come se ne sono visti pochi nella storia dei pesi massimi. Un colpo che porta in modo fantastico. Perfetta coordinazione piedi, gambe, busto, braccia. Quando arriva, il buio scende sul suo rivale. Ha un jab sinistro pesante. E poi…
Poi, basta. Tecnicamente è assai lontano dalla decenza.

Se andate a curiosare nel suo record, troverete due soli rivali degni di un mondiale.
Doppia sfida contro Luis Ortiz.
Nella prima era leggermente avanti (triplo 85-84 dei giudici), poi è arrivato il destro e il match si è chiuso con un kot 10.
Nella seconda era largamente sotto in tutti e tre i cartellini (56-58, 55-59, 55-59) quando il destro ha posto la parola fine determinando il ko alla settima.
L’altro avversario degno di salire sul ring per un titolo prestigioso, è stato Tyson Fury. Uno che veniva da un periodo angosciante della sua vita, uno che lungo il cammino verso la sfida aveva dovuto perdere quarantacinque chili di peso.
Wilder gli ha inflitto due knock down, ma quello si è tirato su in entrambe le occasioni e ha chiuso il match in piedi. La giuria ha decretato il pari (115-111 per l’americano, 112-114 per lo sfidante, 113-113). Io avevo 114-112 per il britannico.
Mmmhh.
E allora?
Allora nelle tante corbellerie che Wilder ha detto quando si trova in pubblico, una ha un fondo di grande verità.
“Se vuoi battermi, devi essere perfetto per dodici round. A me bastano due secondi…”
Il destro del campione è la mina vagante di questo incontro. Basta una distrazione e BUM! Cala il sipario.

In quanto a parole in libertà, Tyson Fury il suo mondiale l’ha già vinto.
Ha costruito una capanna di oscenità, ha raccontato balle talmente grandi da far tremare i palazzi. E molti media (tabloid inglesi e siti web in prima linea) gli sono andati dietro.
Sette masturbazioni al giorno per aumentare il testosterone, sesso orali per fortificare la resistenza della mascella, una promessa di party a base di prostituite e cocaina per festeggiare.
Ma per favore…
Fury è fatto così. Esagera, poi esagera ancora, per finire facendo scoppiare il pallone.
Eppure, parlando di pugilato, non ne avrebbe bisogno. Il personaggio avrebbe potuto disegnarlo con il modo di stare sul ring.
Un omone di 2.06, attorno ai 120 chili, che balla sulle punte per dodici round. Un jab sinistro tosto, un destro potente, rapido di braccia, abile in difesa con millimetrici movimenti sul tronco, combattente che non si arrende mai.

Il secondo knock down subito contro Wilder è stato terrificante. Alzi la macchina chiunque di voi pensasse che Fury sarebbe riuscito a tirarsi su. Mettetele giù, bugiardi. Anche lì il faccione del campione mi ha ricordato un altro protagonista di un film. Mi è sembrato Apollo Creed quando vede per l’ennesima volta Rocky tirarsi su e riprendere a combattere.
E allora, direte a questo punto, Tyson Fury è il mio netto favorito?
Mai dare come sicuro perdente uno che ha il pugno di Wilder. Con quel destro può fare ciò che vuole. Con quel colpo terrà sotto minaccia lo sfidante per l’intero combattimento.
Due personaggi che si sforzano di essere tali, due ottimi pugili. Hanno rivitalizzato l’interesse della categoria, hanno creato frenesia attorno a questo secondo episodio. C’è grande attesa perché ci troviamo davanti a un match in cui, ad essere onesti, non c’è un chiaro favorito. E nella boxe, come in qualsiasi sport individuale, l’incertezza del pronostico scatena la voglia di vedere come andrà a finire.
Se dovessi puntare qualche euro lo farei su Tyson Fury (il mio leggero favorito al 55%), credo che Deontay Wilder possa batterlo solo per knock out.
La notte tra sabato e domenica sta per arrivare, restiamo in contatto.

DEONTAY WILDER
Età: 34 anni (Tuscaalosa, Alabama, 22 ottobre 1985)
Record: 42-0-1 (41 ko, 95,85%)
Debutto: 15 novembre 2008 (+ kot 2 Ethan Cox)
Ultimo match: 23 novembre 2019 (+ kot 7 Luis Ortiz)
Altezza: 2.01
Peso ultimo match: 99,400 kg
Titolo: campione mondiale WBC

TYSON FURY
Età: 31 anni (Manchester, Gran Bretagna, 12 agosto 1988)
Record: 29-0-1 (20 ko, 66,67%)
Debutto: 6 dicembre 2008 (+ kot 1 Bela Gyongyosi)
Ultimo match: 14 settembre 2019 (+ UD 12 Otto Wallin)
Altezza: 2.06
Peso ultimo match: 115,300 kg
Titolo: –

PROGRAMMA – Massimi (mondiale WBC, 12×3) Deontay Wilder vs Tyson Fury; (eliminatoria IBF, 12×3) Charles Martin vs Gerald Washington; supergallo (mondiale WBO, 12×3) Emanuel Navarrete vs Jeo Santisima; superwelter (10×3) Sebastian Fundora vs Daniel Lewis; superleggeri: Subriel Matias vs Petros Ananyan; Amir Imam vs Javier Molina; leggeri: Rolando Romero vs Arturs Ahmetovs; Gabriel Flores Jr vs Matt Conway; welter (4×3) Vito Mielnicki Jr vs Corey Champion; piuma: Isaac Lowe vs Alberto Guevara.

TELEVISIONE – Diretta da Las Vegas su DAZN a partire dalle ore 03:00 (fuso orario italiano) di domenica mattina, 23 febbraio. Il match principale avrà inizio attorno alle 05:00. Primo gong alle 02:30.