Il 2020 dei pesi massimi. Wilder, caratteristiche, confronto con i rivali…

Ero piuttosto egocentrico, egoista e pigro. Ma da Cus D’Amato
ho preso lo spirito del sacrificio, l’abbandonare le cose
che prima ritenevo importanti per una causa
che lo è ancora di più. Disciplina vuol dire fare cose
che odi, e farle facendo finta che ti piacciano.
(Mike Tyson)

I pesi massimi, categoria da sempre affascinante.
Tre uomini guidano la classifica, dietro di loro una new entry e un fighter passato in sei mesi da una delle più grandi sorprese della storia a una delle più cocenti delusioni.
Non farò paragoni con il passato, sarebbe ingeneroso e per molti lettori anche noioso. Ma un paio di precisazioni vorrei comunque farle. Ho letto in giro che Mike Tyson non avrebbe sconfitto alcun rivale importante in carriera. Pensate che oggi non avrebbero avuto possibilità di diventare campioni del mondo Frank Bruno, Donovan Razor Ruddock, Michael Spinks, Tony Tucker, Trevor Berbick e James Smith? Qualche altro competente è andato anche oltre, scrivendo a proposito di Muhammad Ali: chi ha battuto? Qualche nome: Frazier, Bugner, Lyle, Foreman, Norton, Patterson, Quarry, Ellis, Bonavena, Liston. Ma, come ho detto, non voglio parlare del passato. Oggi preferisco guardare avanti, il fatto è che a volte leggo cose che credo avrebbero la loro sede naturale in un libro di fantascienza, anzichè sui social.
Veniamo al presente/futuro.
Cinque articoli per raccontare i protagonisti sulla scena pugilistica dei pesi massimi: Deontay Wilder, Anthony Joshua, Tyson Fury, Oleksander Usyk ed Andy Ruiz jr.

Il 2020 dei pesi massimi 1) continua

Deontay Wilder è esattamente quello che l’immaginario collettivo pensa debba essere un peso massimo. Un Uomo Cattivo, The Bad Man, fuori e dentro il ring. Un pugile che riesce a fare dimenticare con la potenza dei colpi e la continuità dei risultati tutte le nefandezze che escono dalla sua bocca.
Recita, lo so. Non a caso se devo presentare un suo incontro scrivo dal palcoscenico al ring, si va in scena. È antipatico, anche questo è vero. Ma è quello che in giro possiede la maggiore carica di dinamite nei pugni. Il suo diretto destro è micidiale, dovrebbe presentare il porto d’armi prima di salire sul ring.
Peccato si senta in dovere di interpretare la parte del feroce distruttore. Inganna solo gli ingenui. Non è il pugile Wilder a non convincermi. È il maldestro attore, la farsesca interpretazione del Bad Man a darmi fastidio. Da sempre dico che la boxe non ha bisogno di queste sceneggiate di terza classe. Ma sembra che mi sbagli. Ho trovato molti sostenitori, oggi come in passato, dell’atteggiamento di Derek Chisora: interprete principe del “ti spacco la faccia, ti mando al cimitero”. Ognuno resti pure della sua idea, nei limiti della legalità. A me queste dichiarazioni non fanno sorridere. Mi intristiscono.

Sul piano tecnico il campione del WBC ha molte carenze, sia in fase offensiva che quando si difende. Non a caso la seconda volta che ha affrontato Luis Ortiz, fino al momento in cui è riuscito a piazzare il colpo del ko (nel settimo round) era chiaramente in svantaggio: 56-58, 55-59, 55-59. E la prima (kot 10) era avanti di un solo punto: un triplo 85-84.
Luis Ortiz è uno dei due pugili di livello che Wilder ha affrontato in carriera. Il cubano, all’epoca delle sfide, era un over 39.
L’altro rivale di categoria è stato Tyson Fury che Deontay ha incontrato dopo che l’inglese aveva attraversato un periodo estremamente difficile: fermo per due anni e rientrato con una doppia sfida contro Sefer Seferi e Francesco Planeta.
Wilder vs Fury è finito in parità, con kd subito dall’inglese nell’ultimo round.
Il 22 febbraio si replica.

Ma sarebbe scorretto impostare un discorso su questo pugile analizzando esclusivamente la sua caratura tecnica.
È nella potenza fisica che si trovano le armi migliori del campione.
Ha un jab sinistro pesante.
Il diretto destro è un’arma letale. Lo porta con perfetta coordinazione piedi, gambe, busto, braccia. Quando arriva è devastante, con quel colpo può mettere ko qualsiasi peso massimo in circolazione compresi Fury, Joshua, Usyk e Ruiz jr.
Sono con lui quando dice: “Gli altri per pensare di battermi devono essere perfetti per dodici riprese, a me bastano due secondi all’interno del match”.
È grazie a questa caratteristica, l’arma del destro è in grado di capovolgere in suo favore qualsiasi sfida andrà ad affrontare, che è meritatamente il re dei massimi per il WBC. Ha affrontato Fury, lo incontrerà a breve nella rivincita, entro l’anno dovrebbe battersi con Joshua.
Con Usyk e Ruiz jr a mio avviso partirebbe chiaramente favorito. Gli altri sono una spanna sotto questi cinque, in attesa che Adam Kownacki, Daniel Dubois e Filip Hrgovic facciano test più impegnativi per capire se possano aspirare a qualcosa di più di quanto hanno raggiunto finora.

DEONTAY WILDER

Età: 34 anni (Tuscaalosa, Alabama, 22 ottobre 1985)
Record: 42-0-1 (41 ko, 95,85%)
Debutto: 15 novembre 2008 (+ kot 2 Ethan Cox)
Ultimo match: 23 novembre 2019 (+ kot 7 Luis Ortiz)
Altezza: 2.01
Peso ultimo match: 99,400 kg
Titolo: campione mondiale WBC
Percentuali vittoria: vs Tyson Fury 45%; vs Anthony Joshua 49%; vs Oleksandr Usyk 60%; vs Andy Ruiz jr 70%:

 

 

 

 

 

 

 

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