Mikaela sul ring di Las Vegas, vuole rivoluzionare la boxe femminile

Mikaela è pronta.
Vuole rivoluzionare il mondo della boxe femminile. Ci ha lavorato su e ha deciso che questo è il momento giusto per provarci.
C’è lo spazio e l’attenzione. L’ingresso alle Olimpiadi, a partire da Londra 2012, ha cambiato la percezione di questo sport tra gli appassionati.
Ora c’è una copertura mediatica importante, i grandi network danno i match in prima serata, Clarissa Shields e Katie Taylor tengono il clou dei programmi, le borse non sono più la miseria di un tempo per le protagoniste assolute.
E lei vuole una fetta dello spettacolo.

 

Stanotte salirà sul ring dell’MGM Grand di Las Vegas, nello show che avrà in Tyson Fury vs Tom Schwarz il suo clou. E cercherà di mettere il marchio sull’evento.
Dice che alla boxe femminile serve un personaggio che abbia capacità di comunicare e un forte carisma anche al di fuori del ring. E lei giura di sapere cosa significhino entrambe le cose.

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È stata una ragazza selvaggia e senza regole se non quella di divertirsi ad ogni costo. Diciamo una California Girl, tutta feste e balli con gli amici. È stata una che ha cambiato quattro scuole in tre anni. E non certo perché non le piacesse il programma di studi.
Ma è un ritratto d’epoca, vecchio di almeno undici anni. Ne aveva diciassette, era bella, abbronzata, con lunghi capelli biondi che scendevano a coprirle le spalle. La vita sembrava facile, voleva godersela sino in fondo.
Ha lavorato come modella. Aveva il fisico giusto e un volto d’angelo.
Poi un giorno, mentre passeggiava con papà Mark, genitore divorziato, ha incrociato sulla sua strada una palestra di Muay Thai e Kickboxing. È entrata, si è iscritta per una lezione e la sua vita è cambiata per sempre.

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Una bella ragazza fa sempre colpo, se poi al fascino personale aggiunge quello della boxe il cocktail diventa esplosivo.
Le riviste di moda le hanno dedicato ampi servizi. Ha anche girato una serie di spot pubblicitari per Dr Pepper.

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È alta 1.75. Tanto per una che deve restare nel limite dei 60 chili, quello dei pesi leggeri.
Bronzo ai Mondiali 2012 nella categoria superiore, qualificazione olimpica mancata per un pelo. Sconfitta nella finale dei Trial e addio ai Giochi di Londra.

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La boxe l’ha tirata via da una vita con tanti punti interrogativi e nessuna certezza. Una borsa di studio alla Northern Michigan University le ha permesso di allenarsi con un maestro che conosce alla perfezione il pugilato. Al Mitchell è stato per tre volte all’interno del team Usa, nel 1996 lo ha addirittura guidato. Non voleva sentire nominare boxe e donne nella stessa frase. Papà Mark Mayer lo ha convinto che sarebbe stato un errore non starlo ad ascoltare.


E adesso Mikaela dice di essere pronta per diventare anche lei una Million Dollar Baby.
Era nella nazionale USA all’Olimpiade di Rio 2016, traguardo conquistato con una chiara vittoria nella finale delle qualificazioni, a Buenos Aires, contro la messicana Victoria Torres.
In Brasile ha vinto il primo match contro Jennifer Chieng, ha perso il secondo contro Anastasia Belyakova. E ha detto addio alla medaglia che l’aspettava in caso di successo.


È passata professionista. Ha firmato per la Top Rank di Bob Arum, il manager è George Ruiz, il maestro è sempre lui: Al Mitchell.
Mikaela Mayer (10-0, 4 ko) stanotte salirà sul ring e affronterà Lizbeth Crespo (13-4-0, 3 ko) in dieci riprese al limite dei leggeri.
Il prossimo passo dovrebbe essere il mondiale.

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