Fognini, in fondo è la vittoria di chi diceva: facciamocelo piacere così com’è

Fabio Fognini ha vinto il Master 1000 di Montecarlo. In molti stanno correndo per saltare sul carro, dopo averlo frustato a sangue con le loro parole. Ripropongo (titolo compreso) un articolo che ho scritto nell’aprile del 2017 ed è stato pubblicato su Tennis Match. L’ho solo aggiornato nei tempi dei verbi e in qualche statistica.

Story Teller/ Fabio Fognini. Se non riusciamo a farcelo piacere per quello che è, per ciò che dimostra e sta facendo, la colpa è nostra… Lui è il miglior tennista italiano, per classifica e risultati dopo i miracolosi Anni Settanta. E gioca un tennis di una bellezza unica. Così noi di Tennis Match abbiamo deciso di dare un taglio alle troppe (e inutili) discussioni sul suo carattere.

E se imparassimo a farcelo piacere così come è?

Lui è un tipo un po’ così, come quelli che nascono lì, in Liguria.

Ha un sorriso contagioso quando è in buona, uno sguardo che ti tiene lontano quando le cose non vanno come vorrebbe.

Fabio Fognini è quello che in un video girato per l’Associazione Tennisti Professionisti, alla domanda: “Che consiglio daresti ai giovani che vogliono diventare una stella del tennis?” ha risposto molto seriamente: “Essere pazienti, è sicuramente la prima cosa”.

E se lo dice lui…

Premiata Ditta Fognini
distruggiamo racchette dal 1987

Purtroppo non è mia, ma di Gene Gnocchi che se l’è fatta scrivere su una maglietta.

Fabio è anche quello che sul suo profilo Atp ha messo come prima frase della sua biografia:

Nickname is “Fogna”

Il soprannome è Fogna.

Ne conoscete altri così?

È quello che, assieme a Flavia Pennetta, campionessa, consorte e mamma, per annunciare l’arrivo del primogenito aveva scritto sui social: “Baby Fognetta is coming”.

Lo so, a tutti voi interessa soprattutto il tennista.

E, anche qui, perché sperare sempre che sia diverso da quello che ha finora mostrato di essere? Non è che nella famiglia del tennis italiano ne abbiamo avuti molti più bravi di lui.

In fondo è sempre uno che si è arrampicato sino al numero 12 del mondo. E tutti noi lì a dire: forza, un altro piccolo sforzo e entri nella Top Ten. E se lui non ce la fa, giù con gli insulti. Perché, diciamocela tutta, non è solo Fabio a usare brutte parole in questa storia.

È stato l’unico italiano dopo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti a chiudere per due anni consecutivi tra i primi venti.

Ma questo non ci basta.

Ha sconfitto Andy Murray e per quattro volte Rafa Nadal, due consecutive sulla terra rossa, una nella memorabile sfida in rimonta dopo essere stato sotto di due set sul veloce degli US Open 2015, l’ultima l’altro giorno in semifinale a Montecarlo.

Ma questo non ci basta.

È arrivato in semifinale nel Masters 1000 di Miami, livello di torneo in cui non si ricordano vincitori italiani.

Ma questo non ci basta.

È stato il primo italiano a vincere un Master 1000.

Ma questo non ci basta.

Lui ama Valentino Rossi, è amico di Bobo Vieri e tifa Inter.

Dico, segnali di che tipo fosse ce ne ha mandati in quantità.

Ma questo non ci basta.

Lo raccontiamo come uno che non è riuscito a costruire niente. Ne parliamo come se venisse da una scuola italica che da sempre sforna campioni.

Il tennis di casa nostra, tra i maschietti, ha avuto nei tempi lontani Nicola Pietrangeli, in quelli più recenti Adriano Panatta. Poi, a livello di vincenti nei tornei del Grand Slam, ci fermiamo lì in tutta la storia di questo sport.

Fognini mette assieme nove tornei, disputa partite importanti, batte qualche Top Ten, porta punti preziosi in Coppa Davis.

Ma questo non ci basta.

E allora accade che alla fine anche lui cominci a pensarci su, a sognare che stravolgendo tutto potrebbe finalmente dare una risposta alla nostra e soprattutto alla sua voglia di capire dove possa arrivare.

Maggio 2017 doveva essere l’anno della svolta.

Era il mese in cui compiva trent’anni, in cui è nato il primogenito, l’ha chiamato Federico ed è venuto al mondo il 19: tre giorni dopo la sua vittoria agli Internazionali di Roma contro il numero 1 Andy Murray.

Appuntamenti importanti per cui si era messo il vestito della festa.

Aveva cambiato coach, ma siccome sapeva che a noi questo non sarebbe bastato, ha cambiato anche preparatore atletico. Ha preso Douglas Cordero, cubano residente a Miami. Si è allenato in Florida, ha perso qualche chilo, ha dato tonicità ai muscoli.

Poi maggio è scivolato via senza ricordi da incorniciare e il 2017 non gli ha regalato grandi acuti. Il circo ha continuato a lavorare. Lui a giocare, gli altri a riempirlo di: sta gettando a mare un talento unico, non si impegna, spreca cento occasioni. E via così…

Poi arriva una domenica di Pasqua nell’anno di grazia 2019 e accade qualcosa di magico.

A Montecarlo batte il numero 3 Alexander Zverev, nei quarti elimina Coric, sconfigge Rafa in semifinale e supera Lajovic nella partita per il titolo.

In un colpo solo riaccende i sogni.

Soprattutto i nostri.

Ma già so che non riusciremo a goderci il momento. Fantastichiamo sempre su come avrebbe potuto essere il passato, su quello che potrebbe essere il futuro.

La semifinale non ci bastava, la vittoria su Nadal era bella, ma non pienamente appagante. Il torneo Fogna doveva vincerlo. E quando è accaduto, finalmente abbiamo dimenticato in fretta tutto il cattivo che avevamo detto su di lui.

A dirla tutta, anche noi qualche giustificazione la abbiamo.

Fognini è uno che ha movenze fluide e rapide, che tira un rovescio come si deve fino a farlo diventare il suo colpo migliore, che serve meglio di quasi tutti gli italiani, che ha gambe veloci e reattive. Insomma è uno che le speranze te le strappa dal cuore.

Non ce la facciamo proprio a farcelo piacere così come è troppo spesso ne vediamo solo il lato buio, rimanendo ciechi davanti all’altra faccia della Luna.

Travolti dal borghese conformismo dello sport moderno, arriviamo a scambiare per mancata capacità di crescere anche il sano divertimento di uno che non può certo maledire la vita.

Così quando avanza a Miami e dopo una partita chiusa con un successo scrive sullo schermo della tv:

Niña, se vinco non torno più.

O a Montecarlo ricama sulla telecamera:

Fogna 2 ahahahah

diciamo con un pizzico di rimprovero: “Eccolo lì, l’eterno Peter Pan”.

Signori, ma datevi una calmata. La vita è così piena di brutture che un sorriso non può certo farvi male. E poi, letta la prima parte, andate a vedere sino in fondo alla frase: c’è un TA scritto dentro un cuore. Un Ti Amo lanciato via etere alla donna della sua vita. Prendetelo tutto insieme il pacchetto. Gioventù e sentimento non devono farvi paura.

Non so, due anni fa non credevo che Fabio Fognini potesse risalire sino a fare meglio di dove era stato. Tranquilli tutti, giocatore compreso. Era solo la mia opinione e non mi vergogno di ricordarla.
Ma ho anche detto che mi ha regalato e mi regalerà momenti di grande emozione su un campo da tennis.
A me questo basta, non gli chiedo altro. Non pretendo che cambi.

Perché sono sempre più sicuro che solo rimanendo se stesso riuscirà a offrirci altre vittorie. Sbagliano le donne quando sposano un uomo e pretendono di cambiarlo. Sbagliamo noi quando ci innamoriamo di un giocatore e vorremmo che in campo facesse esattemente quello che NOI pensiamo sia giusto fare. Anche se di tennis ne capiamo molto, infinitamente meno di lui…

Quindi, ve lo chiedo ancora.

E se imparassimo a farcelo piacere così come è?

 

 

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