Hanno demolito un pezzo di storia della boxe, la Kronk Gym non esiste più

La prossima settimana scomparirà definitivamente uno dei luoghi storici del pugilato mondiale. Sarà abbattuto quel che resta della Kronk Gym di Detroit, il luogo dove il fondatore Emanuel Steward aveva allenato quarantuno campioni del mondo.
L’edificio era nato alla fine degli anni Venti. Era stato chiuso alla boxe nel 2006, la palestra era stata ricollocata al 9520 Mettetal.
Il 7 ottobre 2007 un incendio aveva distrutto la vecchia sede.
La notizia mi aveva emozionato. Aveva scritto un breve articolo.

L’hanno distrutto, hanno tirato giù il tempio dove anche i diseredati avevano diritto di cittadinanza. Hanno incendiato la Kronk Gym a Detroit. Le hanno dato fuoco, la polizia sospetta fortemente che l’incendio sia doloso. Lentamente il palazzo è venuto giù, si è sgretolato portandosi dietro le mura che, anche se decrepite e sporche, rappresentavano ancora la testimonianza di un’epoca d’oro. I Vigili del Fuoco sono accorsi veloci, ma ormai era troppo tardi.

Quell’edificio tra McGraw e Junction adesso è quasi solo un cumulo di macerie.

Da tempo non ospitava ragazzi in cerca di riscatto, giovani pugili e grandi campioni se ne erano andati via, avevano traslocato al 9520 Mettetal. Da una decina di anni si allenano nel seminterrato di una chiesa. Nel 2012 se ne è andato via per sempre anche Emanuel Steward che della Kronk Gym è stato il papà, l’ideatore, il proprietario. Ora a gestire le storie di casa c’è Sylvie Steward-Williams, la figlia del grande maestro.

Nella prima Kronk Gym si sono preparati alla battaglia fuoriclasse del ring, compresi tre ori olimpici. Di lì sono passati il mitico Thomas Hearns, Steve McCrory, William Caveman Lee e tanti altri. L’edificio era stato tirato su negli anni Venti e lentamente era diventato il regno della boxe.

Me lo ricordo ancora in un freddo pomeriggio di febbraio dell’84. Detroit era una polveriera. Aveva primati che non potevano certo essere invidiati: 635 omicidi l’anno, 58 ogni 100.000 abitanti che significava moltiplicare per otto la media nazionale. Nel 50% dei casi vittima e assassino avevano meno di 16 anni. L’industria automobilistica era crollata. Le compagnie straniere avevano conquistato il 30% del mercato e il colosso General Motors era sceso sotto il 35% con una perdita di undici punti rispetto a sei anni prima.

Le fabbriche chiudevano una dopo l’altra. Operai e dirigenti erano sul lastrico. La criminalità stava prendendo il sopravvento. Da Motor Ciy, la città si era trasformata in Nightmare City. L’incubo aveva preso il posto dei motori.

La parte ovest di Detroit è lontana dal Paradiso.”

Così mi aveva detto un collega americano. Era un ottimista, aveva salvato l’altra metà.

Spacciatori, ladri e stupratori erano tra le professioni con il più alto tasso di crescita. La gente fuggiva in periferia, lasciando il centro in mano alla criminalità.

Ma lì, dentro quelle mura tra punching ball, ring e guantoni tutto sembrava stranamente tranquillo. Guardavo i pugili allenarsi, vedevo le ragazze in costume sfilare in passerella per la scelta delle ring girls, parlavo col grande Thomas Hearns. Avvolto in un cappotto di cammello, un abito elegante, una cravatta di classe. Sempre disponibile, un grande professionista. Gentile con il giornalista venuto da lontano. Ero lì per la sfida di Luigi Minchillo, il guerriero pugliese, al titolo mondiale. Un’avventura sfortunata contro un fenomeno del ring.

Adesso quel posto non esiste più. Gli hanno dato fuoco, l’hanno quasi totalmente distrutto. Ma non riusciranno mai a cancellarne i ricordi che chiunque l’abbia visto, anche solo per una volta, porterà per sempre in fondo al cuore.

“Era la nostra storia, era la nostra vita” ha detto Sylvie Steward-Williams “Il cuore di mio padre viveva ancora in quella palestra”.

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