Si ritira Robin “il sacco umano” Deakin: “Non ne posso più”

Robin Deakin ha finalmente detto basta. Era ora, sei anni fa la BBBC (British Boxing Board of Control) gli aveva tolto la licenza. Preoccupata per la sua salute, la Federazione aveva voluto evitare rischiosi prolungamenti di carriera. Ma Robin aveva staccato la licenza prima in Germania, poi a Malta, ed era andato avanti. Adesso anche lui ha capito che è arrivato il momento di smettere.

“Non ne posso più. Rischio di farmi veramente male. La boxe è uno sport sicuro, ma se la fai come l’ho fatta io, senza neppure allenarmi, diventa pericolosa. È ora di trovarmi un lavoro e mettere su famiglia” ha detto il pugile britannico.

A Robin Deakin avevo dedicato un articolo qualche tempo fa, quando avevo erroneamente pensato che avesse deciso di finirla lì. Invece ha messo assieme altri due match, entrambi ovviamente persi per knock out, e poi ha inseguito un’improbabile sfida contro l’imbattuto Conor Benn. Fortunatamente non ha raggiunto il suo scopo, non poteva essere altrimenti.

I tabloid britannici hanno salutato il ritiro di Deakin dedicando ampio spazio alla sua carriera di perdente fisso che ha chiuso con un record di 2-53-0, 14 sconfitte per ko.

Questo che segue è l’articolo che ho scritto su di lui qualche tempo fa. L’ultima riga l’ho aggiunta oggi.

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Robin Deakin (sopra, dal suo profilo Facebook)  ha esordito al professionismo con una vittoria ai punti in 4 riprese su Shaun Walton il 28 ottobre del 2006 alla York Hall, Bethnal Green, Londra.
Ha vinto anche l’ultimo match ai punti in 4 round, il 29 agosto 2015, sempre alla York Hall. Diverso solo l’avversario, stavolta era Deniss Kornilovs.
In mezzo ha messo assieme 51 (cinquantuno) sconfitte consecutive, di cui 12 per ko!

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Si fa chiamare Rockin Real Life Rocky.
Ma del personaggio di Sylvester Stallone lui riesce a interpretare solo le sconfitte.
Niente successi, niente titoli, niente mondiali.
Ne prende così tante che si è dato un soprannome significativo: il sacco da boxe umano…

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È nato il 19 aprile del 1986 con una malformazione congenita.
Robin aveva il piede torto, malformazione caratterizzata da atteggiamento errato e persistente che impedisce un normale appoggio a terra del piede. I medici avevano detto ai genitori che quel bambino non avrebbe mai potuto camminare bene.

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Dopo 60 operazioni, a sei anni Robin Deakin ha cominciato a camminare come tutti i suoi coetanei.
Più tardi è salito sul ring e ha chiuso con qualche soddisfazione la carriera dilettantistica: 40 vittorie su 75 match, semifinalista ai campionati giovanili britannici.
Decisamente meno generosa la strada da professionista.
Lo chiamano, parte, combatte e torna a casa.
È accaduto anche per diciannove volte in 24 settimane.
Una sconfitta dopo l’altra è arrivato al 2012 quando la BBBC, la federazione britannica, gli ha tolto la licenza.
Lo facciamo per il suo bene, combattere ancora sarebbe pericoloso“.
Lui non si è dato per vinto, ha preso la licenza in Germania e ha continuato a perdere.
Poi, un nuovo stop nel 2014. Diciassette mesi fermo.

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Anche perché all’inizio dell’estate del 2015 è stato coinvolto in una rissa all’interno di un bar a Crawley. L’hanno colpito con il collo di vetro di una bottiglia rotta. Ferite profonde, tanto sangue, corsa in ospedale, dodici punti di sutura.
Due mesi dopo, con la licenza di Malta, ha centrato la seconda vittoria (sopra il momento del verdetto, con lui evidentemente commosso) in una carriera che conta 53 match.
Si è allenato duramente, ha scelto l’ex campione inglese Michael Jeggings come coach, ha venduto 175 biglietti, ha chiamato a raccolta tutti gli amici, tra cui quelli del Grande Fratello.

Soprattutto Lisa Appleton (i due assieme nella foto sopra) che si è sempre schierata al suo fianco.
Quando è salito sul ring della York Hall è stato accolto da un boato. Tutto il tifo era per lui.
Ha vinto. Quello è stato il suo ultimo match.
Così almeno sembrava, pochi giorni di pausa poi ha minacciato di tornare a combattere.
Cosa che purtroppo ha fatto…

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