Madison Square Garden, 35 anni fa. Una tragedia americana…

Ogni dolore viene scritto su lastre
di una sostanza misteriosa al paragone
della quale il granito è burro.
E non basta un’eternità a cancellarlo.

(Dino Buzzati, scrittore)

Trentacinque anni fa, l’inizio di una tragedia.

Luis Resto è nato a Juncos, Portorico. A nove anni si è trasferito nel Bronx. A 14 deve scontare sei mesi in un centro di riabilitazione per persone con disturbi psichici. Ha preso a gomitate il professione di matematica.

Billy Collins jr viene da Antioch, un sobborgo di Nashville nel Tennessee. Ha origini irlandesi. Il papà negli anni Cinquanta si è battuto anche con Curtis Cokes e Duilio Loi.

Sono entrambi pesi welter e il 16 marzo del 1983 si affrontato sul ring del Madison Square Garden di New York. Il clou è il mondiale tra Davey Moore e Roberto Duran.

Collins jr è imbattuto, ha vinto 11 volte per ko e tre ai punti. Il record di Resto è meno appariscente: 20-8-1, è numero 10 delle classifiche anche se non ha mai sconfitto pugili di grande livello. Anthony Daniels è il nome più importante sul taccuino delle vittorie.

Il rosso di Nashville ha una faccia da bambino, ma picchia come un mulo. Non si tira mai indietro , anche se il suo allungo gli suggerirebbe di boxare a distanza. Irlandese, volto innocente, pugni pesanti, guerriero. Una combinazione esplosiva che potrebbe farlo salire fino al match per il titolo.

Il combattimento previsto sulle dieci riprese è vinto a sopresa da Resto. E’ una guerra senza interruzioni, trenta minuti di scambi feroci.

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Il volto di Collins è devastato dai colpi (in alto una vecchia foto scattata per The Ring la mattina dopo il match). Ha numerosi tagli, gli occhi gonfi e pesti sono ridotti a due fessure. Il papà sale sul ring, lo consola, poi va a complimentarsi con il portoricano.

Collins sr: “Hey, non c’è la dannata imbottitura, hanno tolto l’imbottitura dai guantoni!

Resto (guardando verso Panama Lewis): “Cosa?

Collins sr: “Commissario, commissario. Non c’è imbottitura, non cè la dannata imbottitura.

Il papà/allenatore urla, salta, impreca contro l’angolo di Resto (sopra, a destra, in una fase del match) dove il coach Panama Lewis si affretta a portare via il suo pugile. Collins sr va dal commissario di riunione che sequestra i guantoni. Il papà dell’irlandese-americano li ha sentiti stranamente sottili quando è andato a stringere la mano al vincitore.

L’ispezione e le successive indagini gli daranno ragione.

Resto lascia il Garden e punta dritto al Victor’s Cafe, un ritrovo cubano a Midtown Mamhattan. E lì che si ubriaca.

Birra, rum, vino, ogni cosa. Ero così felice. Ho bevuto troppo e ho dimenticato di mangiare. Non ricordo nulla.”

Nella testa del portoricano c’è il sogno di un mondiale contro Don Curry. La mattina dopo il suo unico pensiero sarà la paura del carcere. Un incubo.

La commissione scopre che all’interno dei guantoni di Resto c’è un buco profondo, è stata rimossa la metà dell’imbottitura di crine di cavallo (così si usa all’epoca). In aggiunta, fatto scoperto in seguito a una tardiva testimonianza del pugile, il bendaggio è stato bagnato con una polvere che serviva per indurirlo. Il risultato è stato agghiacciante. Sul ring colpiva come se avesse due mattoni al posto delle mani.

Billy viene portato in ospedale. Gli diagnosticano la lesione dell’iride dell’occhio destro e gravi danni a quello sinistro. Rischia la cecità.

Col tempo il danno si rivela grave, ma non catastrofico come le prime analisi lasciavano pensare. Ma di boxe non si può certo più parlare in casa Collins.

La Commissione di inchiesta porta il caso davanti alla Commissione Atletica dello Stato di New York.

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Resto (foto sopra) e Panama Lewis sono riconosciuti colpevoli e squalificati a vita. Successivamente la famiglia Collins li denuncia all’autorità giudiziaria riuscendo a portarli in tribunale. La giuria li riconosce colpevoli di aggressione, possesso criminale di un’arma (le mani dei Resto) e cospirazione. Sono condannati da uno a tre anni di carcere, escono dopo averne scontati due e mezzo.

Nove mesi dopo l’incontro, il 6 marzo del 1984, Billy Collins muore in un incidente stradale. La sua ‘72 Oldmobile finisce dentro un fiume a due passi da casa. Morte istantanea. Scoprono che ha un alto tasso alcolico. L’ex moglie Andrea Collins Nile giura che dal giorno del combattimento non è stato più lo stesso. Beveva ed era depresso.
Aveva 22 anni.

Billy Collins senior si è sempre detto convinto che sia stato un suicidio confinante con l’omicidio.

Hanno ucciso mio figlio, l’hanno ucciso!”

I dubbi che accompagnano quella sfida sono numerosi.

Come mai nessuno della commissione di New York era presente al momento del bendaggio e neppure quando Resto infilava i guantoni? Perché l’arbitro Tony Perez non si era accorto di nulla, né prima, né durante né dopo? Perché Jack Graham, della NYSAC, a fine riunione aveva lasciato incustoditi nella macchina i guantoni incriminati? Come faceva il portoricano a picchiare per dieci riprese con guantoni senza imbottitura e non farsi male alle mani?

Molte anche le bugie. Luis Resto racconta di non sapere che i suoi guantoni fossero senza imbottitura. Giura di essere all’oscuro di tutto. Poi, in un’intervista rilasciata alla Hbo per il documentario “Assault in the ring”, dichiara di avere ascoltato nello spogliatoio gli uomini del suo clan parlare ripetutamente di scommesse fatte su di lui che partiva largamente sfavorito sulle lavagne dei bookmaker.

Sostiene che Panama Lewis gli abbia ripetuto tre, dieci, cento volte la stessa frase.

Basta che lo colpisci al volto e vincerai.”

Resto infine confessa dopo molto tempo il peccato più grave.

Dice che il maestro ha modificato il bendaggio spruzzandoci sopra qualcosa che lo ha reso duro come marmo, al punto che dopo pochi secondi lui non poteva più articolare i movimenti delle dita.

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Panama Lewis (foto sopra) ha sempre negato tutto.

“Chi ha truccato i guantoni?”

Solo Dio lo sa.

Luis Resto per quindici anni non ha avuto più niente a che fare con la boxe. Ha trascorso una vita da disperato. A sette ore di pullman dai due figli Luis jr e Brian, dalla moglie Maria e dai tre nipoti. Per dieci anni ha abitato in uno scantinato di sei metri quadrati sotto la palestra di un vecchio maestro. Niente bagno, usava quello comune. Alle pareti una bandiera portoricana, le foto dei figli e qualche ritaglio ingiallito di un giornale che parlava di lui. Dal 2009 si è trasferito dalla sorella in una casa con una sola camera da dividere con tre bambini. Diventato schiavo di alcool e droga è finito sull’orlo della depressione, ha ritrovato un po’ di speranza quando è tornato ad allenare dei ragazzi in una palestra del Bronx.

Oggi ha 59 anni e piange in continuazione. Ma ha anche mentito, in continuazione.

Panama Lewis ha subito ripreso a lavorare nel pugilato, allenando ragazzi di talento e campioni del mondo. L’unica cosa che non ha più potuto fare è stata quella di andare all’angolo dei suoi assistiti o entrare in uno spogliatoio. Glielo ha vietato la giustizia sportiva. Ha comunque continuato a guadagnare soldi con la boxe. Alloggia in alberghi a cinque stelle, chiede e riceve denaro per ogni intervista che concede, ha conservato la stima di gran parte dell’ambiente.

Una storia triste, una tragedia americana con una sola vittima innocente: Billy Collins jr, un ragazzo di 22 anni.

Qualcuno ha dimenticato in fretta, altri non sono mai risuciti a dimenticare.

Billy Collins sr ha subito emesso la sua sentenza e non l’ha mai cambiata.

Niente perdono. Mai.

L’hanno ucciso.

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